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Tilquin: assemblatore di lambic

Le curve ormai si sono incrociate, il mondo brassicolo ed il mondo enologico evolvono per la medesima via e questo mi provoca una doppia reazione: da una parte mi fa piacere perché è giusto che chi intraprende una attività ne abbia il giusto compenso, dall'altra ho il timore che anche la birra si "venda" l'anima.

Il timore che diventi sempre più elaborata e complessa e dunque si allontani dalla sua vocazione storica di bevanda popolare e interclassista aumenta sempre di più.

D'altra parte fa piacere sapere che la birra italiana, quella non filtrata e non pastorizzata, varchi sempre di più la frontiera nazionale e trovi mercato anche i paesi come Gran Bretagna, Germania e persino il Belgio.

Già. Il Belgio, la patria dell'anello mancante, delle birre a fermentazione spontanea, il, così detto, Lambic.
Barriera particolare, nella sua forma pura e non rielaborata con varie forme di frutta, che costituisce la versione "champagne" della birra.

Il lambic, si sa, o si ama follemente o si odia. E molti propendono per la seconda.

Noi scrivemmo per tempo che una Gueuze Cantillon Bio con un plateau di ostriche è ciò di cui si nutre il padreterno quando ha bisogno di deliziarsi.

E, conseguenza di una serata in una pizzeria, oggi ragioniamo di una gueuze.

Una gueuze sui generis poiché è prodotta non da un birrificio ma da una specie di Chef de Cave in versione Brassicola.

Tutto strano in quella sera. Una visita alla presentazione di un libro ed una festa collettiva in una bellissima location privata, la necessità di mangiar qualcosa e chiacchierare con degli amici, un ristorante (vino divino) nel quale abbiamo mangiato un'ottima pizza e che aveva una ottima carta delle birre.

Fra di esse la Gueuze di Pierre Tilquin.

Pierre è un bioingegnere con specializzazioni in statistica e genetica, e una passione sfrenata per il lambic.

Ha lavorato presso le migliori brasserie a fermentazione spontanea (qualcuno dice che cantillon e tre fontainen lo hanno cacciato perché imparava tutti i segreti in un lampo) ha messo su un luogo in Vallonia nel quale sceglie i lambic e ne fa un assemblaggio per poi mettere tutto in botte di rovere.

Boon, Cantillon, Girardin e Lindemans sono i fornitori di Pierre e lui si comporta da perfetto Chef de Cave, ovvero taglia le produzioni secondo il suo gusto e arbitrio, producendo tre birre da quel blending:

1. Gueuze Tilquin versione fusto. Si tratta di una birra dal gusto asprigno, secco e rinfrescante. Al naso è agrumata e fresca. Ideale come bevanda estiva e per iniziare a frequentare le birre a fermentazione spontanea.
2. Quetsche Tilquin à l’ancienne è un lambic alle prugne.
3. Quella che ci siamo goduti è la Gueuze Tilquin à l’ancienne. Il gusto è quello tipico dei lambic (in questo caso un blending di birre di 1, 2 e 3 anni, che non tutte le birre scadono), aspro, secco ma non estremo. Una certa rotondità (il passaggio in botti di rovere conta) rende questa gueuze accessibile anche ai non conoscitori. La complessità fra la dolcezza e l'amaro dei tannini liberati dal legno è momento di piacere anche per i palati esigenti. Il naso è sempre fresco e con note citrine.

La consigliamo come birra di fine pasto, so bene di essere bizzarro ma un blending di lambic non è una bizzarrìa? una straordinaria bizzarrìa ...
Ultima modifica ilGiovedì, 24 Settembre 2015 11:49

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