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Paolo Laiolo Reginin: la terza generazione fidata dei Marchesi Scarampi

Piemonte, il vasto catino del Monferrato con la sua dinamica e multiforme espressione territoriale. Avvicinandosi all'obiettivo circoscriviamo l'azienda alla provincia d'Asti.  Percorriamo la vecchia statale che conduce alla nuova docg Nizza Monferrato, svoltando, qualche chilometro prima, per il comune di Vinchio. Abbandoniamo la provinciale vinchiese per dirigerci definitivamente nella frazione Noche, residenza esatta dell'azienda Reginin di Paolo Laiolo.

Quest'ultima frazione descrive una storia di contrapposizione e lotta al comune di Vinchio per l'orgoglio d'una distinzione campanilistica! Presso quest'ultimo, esisteva appunto, il castello dei Marchesi Scarampi del Carretto; oggi ne rimane quasi nulla a ricordo, in quanto i mattoni adoperati per erigerlo son stati "recuperati" dai vinchiesi per edificare le case di proprietà! L'azienda, la famiglia e gli avi di Paolo, vivono, da secoli, una realtà singolare. L'appellativo Reginin deriva da un suo avo, il quale ebbe l'onore di far parte del corpo di guardia del castello di Vinchio e di esser quindi nominato uomo fidato dei Marchesi Scarampi. Il paradosso d'un titolo così rinomato volto a nobilitare una delle famiglie situate nella frazione contrapposta! Ad oggi l'azienda rappresenta un baluardo di forza territoriale indiscutibile, un'azienda, l'unica che non fa parte della cantina sociale di Vinchio e che con una linea netta esalta con verità il gusto dei terreni circostanti!



L'azienda dei Laiolo vendette il proprio vino sfuso sino al 1943, epoca in cui si decise di imbottigliare il vino prodotto. Le viti messe a dimora nei primissimi anni del 900' da un suo famigliare, Giovanni Laiolo, son oggi ancor adoperate! L'azienda cambia completamente modo di interpretare, pensare e di produrre vino ben 17 anni fa. Paolo dopo svariate discussioni interne riesce a volger il suo sguardo verso una produzione "naturale" che abbia gran rispetto della vigna e dell'uva. Quest'ultima infatti è solamente accompagnata ed assecondata nella sua trasformazione. Paolo tiene a sottolinearmi che da ben 75 anni non v'è traccia d'enologo:<<... non può darmi alcun valore aggiunto, mi può solamente dare la sua visione di vino...e questo mi distrae perché non fa parte della mia coscienza...farei un vino che non sarebbe più il mio...>>.

Prender coscienza è un brutto vivere, conoscer, nell'accezione profonda del temine, cosa si sta ingerendo e la causa che si sta sostenendo acquistando, pone dei paletti etico-morali inoscurabili, soprattutto alla luce di talune dinamiche odierne. Solida è la coscienza dell'amor proprio, se ognuno ne tenesse conto vi sarà impossibile sottrarsi, pagare il giusto prezzo al vignaiolo, all'agricoltore in generale, meritevole del suo appellativo e della tua fiducia ad ampio spettro. Un fiducia ben riposta nell'azienda Laiolo Reginin, dal primo anno del nuovo millennio Paolo bandisce nella vigna fitofarmaci e diserbanti, nessun concime chimico ed una vendemmia manuale in piccole cassette. Le viti dell'azienda son anziane, alcune centenarie ma soprattutto ci si adopera per una selezion massale in modo da ricoprir le fallanze! Un uva sana, trattata sporadicamente con zolfo e rame, ne risulta un eccellente rispetto della fertilità del suolo posto in una condizione d'equilibrio ed autodifesa!

Il "protocollo" a mio parer ancor più entusiasmante si riscontra in cantina: fermentazioni spontanee condotte con la pruina dell'uva, quindi un pied de cuve in fermentazione da unire alla massa senza l'ausilio del controllo della temperatura, nessuna chiarifica se non il freddo clima nevoso, testimone del mio sopraluogo. Nei vini rossi la filtrazione rimane assente e la quota totale di solfiti aggiunti, solamente preimbottigliamento, è di 40 mg/l. Paolo mi trova perfettamente in sintonia con le sue idee ed ammetto che la visita non è stata casuale....ed insiste: <<...la lobby enologica è questa, tutto è buono, il vino deve esser buono perché deve esser venduto....vi sono delle vinificazioni che diverse persone intraprenderanno ma i confini entro cui rispettare le "leggi" enologiche son ben definite.... se si  lavora all'interno del cerchio tracciato il vino sarà sicuramente buono...dicono loro...>>. Il lavoro di Paolo è proprio quello di uscire dalla standardizzazione enologica e dalle sue sofisticazioni, di scardinare questo sistema perverso; il nostro è quello di riuscir a dar voce e credito a questa realtà! Paolo è anche un agricoltore fortunato perché oltre a produr vini sinceri dal gusto nudo, possiede terreni con delle caratteristiche minerali omogenee ben distinte.

La Barbera da viti centenarie poggia su terreni marnosi e calcarei, il grignolino su terreni sabbiosi, d'amaranto striati, ricchi perciò di ferro, il cortese trova sedimenti marini ad un metro e mezzo... insomma una suddivisione di componenti minerali nette che trovano riscontro poi all'assaggio! Ancora un messaggio da Paolo su cui adoro riflettere, su cui lui stesso mi ha messo al punto:<<...una delle qualità del rame è quella di "ustionare" la vite, ad ogni passaggio la buccia dell'uva e l'apparato fogliare, sanificandosi ispessiscono l'epidermide come se dovessero riparar ad una cauterizzazione avvenuta....ne comporta una perfetta sanità del grappolo stesso. I trattamenti a base di rame e zolfo son efficaci ed utili...a patto di rimaner entro un certo numero di trattamenti oltre il quale si esagera....una volta ad agosto le piante erano blu, i contadini ci tenevano che fossero tali, perché si dava il famoso verderame ,ovvero rame sporcato nella calce, quindi trattamenti calendarizzati e non mirati...stavano combattendo delle malattie presunte, banali e blande con un bazooka!...Io compro solamente il principio attivo, i sali di rame, non il colorante o altri additivi aggiunti...>>.

Mi spiega quindi una conseguenza a cui non avevo pensato:<<...la maturazione delle uve, l'alcolicità con le sue sensazioni caloriche, i polifenoli addomesticati ...oggi se ne hanno le conoscenze, chi usa rame e zolfo, come io faccio, lo usa con coscienza solamente al bisogno e nei tempi giusti oltre che nei modi...tutto quel rame un volta portava ad arresti di maturazione fenolica, stress e problemi in fermentazione, oggi la vite è libera di maturare,  d'esprimersi in amicizia con il rame, e dunque il clima sta cambiando ma il corpo del vino o la sua gradazione alcolica non è da attribuire unicamente a questa tematica...>>.

Nel frattempo Paolo incomincia a pormi campioni di rarità, in programmata successione con il sorriso nel cuore. La bellezza della bontà sincera negli occhi impressa. Vorrei che ciascun lettore, nel legger le seguenti sensazioni tenesse a mente un passaggio ,tratto da un libro, su cui rifletter durante, intitolato Dioniso Crocifisso di Michel Le Gris.
<<...Rispetto a chi ha spesso inteso la funzione della natura in relazione al gusto dei vini come la semplice accettazione di ciò che accade, nell'indifferenza ai risultati gustativi del processo e trascurando che i prodotti della vite hanno anche il dovere di procurare una soddisfazione, la pratica dell'enoscientismo, facendosi carico del principio di piacere nelle sue espressioni più immediate, si è imposta come la figura che nega la cosa per meglio porla come unico oggetto del desiderio : l'appetito si è riservata la pura negazione dell'oggetto, e quindi l'intatto sentimento di se stesso. Ma tale appagamento è esso stesso soltanto un dileguare, perché gli manca il lato oggettivo o il sussistere. ( Hegel )...>>

CORTESE "LA QUOTIDIANA" VINO BIANCO VDT 2015 - SENZA SOLFITI AGGIUNTI
Fermentazione spontanea, nessuna chiarifica, una leggera filtrazione sgrossante ed un'anima libera nella sua espressione sincera. Notar bene che non si tratta di marketing, non è denominato desolfitazione il processo! Talune cantine avendo un substrato economico importante riescon a trarre in inganno il "basic consumer" eco-chic...in milanese: Bucalùn! L'unica solforosa presente è quella naturale, sviluppata dalla fermentazione! In aggiunta il liquido dorato si presenta nei primi minuti pétillant, un'ulteriore protezione che Paolo mantiene naturalmente. Nessuna macerazione, l'aura è cortese, appunto. Tremendamente piacevole il substrato marino filtrato dalle micorrize...prendete un grappolo di cortese al sole maturato, dorato, d'ambra ustionato, prendetelo a morsi fra le mani...lasciate che il suo succo zuccherino scorra sulle vostre mani di terra impolverate e vi saturi lo spirito...sa di uva, sa di cortese e basta. Ps: la quotidiana ha preso vita per volontà d'un importatore giapponese che gode dell'intera produzione !



GRIGNOLINO "L'INTRUSO" ASTI DOC 2006
Come accennato la fermentazione è spontanea senza alcun controllo della temperatura, le chiarifiche una chimera così come le filtrazioni. Una macerazione prolungata nel tempo, circa 15 giorni, fornisce una definitiva protezione di cui si è nutrito  per 11 anni ! Avrà molto tempo da dedicarci ancora! <<...Per produrre un grignolino da invecchiamento, ed in assoluto un vino longevo, dobbiamo avere i vinaccioli secchi , perciò maturi! Per avere queste caratteristiche dobbiamo avere il tipo di terreno adatto ad ogni singolo vitigno, dobbiamo avere una resa di 40 quintali all'ettaro ma soprattutto una perfetta esposizione pedoclimatica...>>. Il grignolino ha una miriade di vinaccioli, è facile scader nel vegetal tannino verde-raspante. La sabbia, di ferro irrorata, ne esalta freschezza e doma i tannini , elimina il ristagno d'acqua d'un terreno argilloso. Un terreno sabbioso possiede, appunto, un'elevata intrinseca qualità traspirante. Il grignolino teme umidità e la conseguente muffa come nessun altro vitigno, bisogna esser davvero bravi per interpretarlo al meglio. Paolo ne è capace! Mi ha davvero stupito, un grignolino invecchiato, prodotto secondo natura, senza aver fiacchi strascichi pesanti, con una quota di 40 mg/l di solfiti totali!  Risona argentino l'adamantino liquido beato, amaranto come il duttil ferro forgiato od il cereal tostato, zampilla sanguingno il vaso irrorato...lo definirei salado nel Trentin mineralizzato. Cesellato in un complesso schema armonizzato mostra le grinze d'un sol determinato a lavorar l'epidermide del vignaiuol innamorato. Cruschi e secchi i gusti determinati fondon gli afror dei baccelli disidrati. Carrubo e tamarindo, incenso e terra, cuore e mente. Sogno e son desto.



BARBERA "DA SUL" ASTI DOC 2005
Vigne centenarie, un monumento alla caparbietà della vita preservata, un effige alla resistenza dell'effimero odierno. Testimonia oggi l'eleganza solitaria, in combutta con l'acciaio che tien a bada coiccolatai e confetturifici di sorta. Un'imponete anima variegata, minimalista e dirompente , essenziale, pregna d'essenze senza alcuna traccia d'una frutta....secondaria. Liquerizia, radice radicale ed eterea....menta piperita, mirra, lavanda e pelli conciate in un turbine di cui oramai ti senti parte fluttuante, di cui oramai ne intravedi l'origine. Nessun orpello solo ciò che la calcarea costa bianca marnosa può donare sui bricchi del circondario vinchiese! La mia personal riflessione ne deduce il seguente argomento:<<La bontà d'un vino prodotto, secondo natura, non deve esser scudo d'errori omologanti, nemmeno il frutto del caso la conclusione della vinificazione, e neppure un mero sfogo concettuale che poco s'accosta alla piacevolezza sensoriale. Dev'esser bensì un liquido cangiante, mutevole, eseguito dalla piacevolezza in persona, la quale senza scuse ridondanti non lascia spazio ai trucchi e agli artifizi dell'enologia tout court. Nessuna polvere di tannino enologico replicherà mai il tannino d'una botte in legno, niente potrà la gomma arabica contro la matura polpa incandescente al calar del sole! Ed è perciò che il desiderio di quel liquido odoroso deve rimaner ancorato all'origine di provenienza, deve provenir dall'uva e rimaner nel cuor del degustatore come un pezzo di terra saggiato. Berne l'anima, l'essenza e non la brama dell'etichetta o del gusto aromatizzato, ogni anno appositamente ricreato. Pena, il venir meno del "sussistere" ed il suo conseguente "dileguare". Godere di qualcosa che è finto è come godere di qualcosa che non esiste. Un'arma a doppio taglio che priva dell'anima il liquido adorato e, successivamente, la vostra, che l'avete desiderato>>.



Al prossimo racconto, ed al prossimo artigiano meritevol della nostra più pura gratitudine. Oggi rivolgiamola a Paolo Laiolo Reginin, con un invito pressante, godete dei suoi vini ed ascoltate di persona ciò che avrà da dirvi. A presto!
Ultima modifica ilGiovedì, 28 Dicembre 2017 11:54

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