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Monteverro: la luxury winery di Capalbio

Dici Capalbio e subito vengono in mente i luoghi di villeggiatura per i vip, i paesaggi indomiti e la cucina genuina.  La cartolina di una Maremma incontaminata e patinata, in cui il vino passa in secondo piano. Addirittura, qualche “intenditore“ sostiene che non sia possibile  fare del buon vino a Capalbio.

“Intenditori” che tali non possono essere definiti  se nella loro agenda di visite alle cantine manca la voce: Monteverro. È una luxury winery a tutti gli effetti, dov’è tangibile la cura maniacale dei dettagli, dalla gestione della vigna alla vinificazione, con un occhio molto attento all’accoglienza dei visitatori. Una volta varcato l’austero cancello di ingresso, si ha la netta sensazione di essere in una dimensione diversa.



“Il nostro obiettivo è creare un vino di altissimo pregio, un Premier Grand Cru di Toscana”, si legge nella scheda che riassume la filosofia produttiva di questa bella tenuta – di circa 60 ettari (di cui 35 vitati) – creata da Julia e Georg Weber.



Una coppia di Monaco, giovane e lungimirante, con Bordeaux nel cuore e il naso fine per gli affari, oltre che per i grandi vini. Non è un caso che abbiano scelto Capalbio e che gli enologi e consulenti siano Matthieu Taunay, Michel Rolland e Jean Hoefliger; affiancati da una squadra coesa di risorse umane del posto. Persone tutte molto competenti, come il giovane agronomo Simone Salamone e l’addetta al marketing Cristina Moretti, capaci di fare innamorare di Monteverro chiunque metta piede nella tenuta.



Compito in realtà non difficile, soprattutto se la visita inizia salendo a bordo di un van che, costeggiando i filari, vi porta fino alla sommità della tenuta, dove lo sguardo abbraccia gli ordinati impianti (in prevalenza a Guyot) di Sangiovese, Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Merlot, Petit Verdot, Syrah, Grenache e Chardonnay. In quella privilegiata posizione l’aperitivo al tramonto è la ciliegina sulla torta. Bello  sorseggiare il Vermentino IGT Toscana 2016, dal profumo agrumato e floreale, sapido e con retrogusto di mandorla. Immediato e fresco grazie alla vinificazione in acciaio.

Monteverro, che trae il nome dalla presenza dei cinghiali in zona,  è sinonimo di eccellenza derivante dal rigore con cui si svolge tutto il processo produttivo, dalla vigna,  dove in vendemmia si entra più volte nello stesso filare per raccogliere i grappoli solo quando la maturazione è ottimale, fino  alla moderna e innovativa cantina, quasi asettica. Elegante e lineare la barricaia. L’azienda è in fase di conversione al regime d’agricoltura biologica.



Nel 2008 è avvenuta la prima raccolta, oggi le bottiglie vengono esportate per la maggior parte in Europa e Nord America, senza trascurare il crescente mercato asiatico. Il filo conduttore di tutti i vini, bianchi o rossi che siano, è la finezza olfattiva e l’equilibrio gustativo, anche da giovani.

Il Tinata Igt Toscana 2013 è la quintessenza dell’equilibrio. Ottenuto da uve Syrah 70% e Grenache 30% provenienti da un cru ricco di biodiversità. È un vino ammaliante e complesso. Note nitide di marasca, lavanda, macchia mediterranea ed elegante speziatura. In bocca è fruttato di mirtillo e ciliegia, terso, potente, ma vellutato.  Tecnicamente la fermentazione avviene sia in inox che in barrique; follatura manuale. L’affinamento prevede che il 70% della massa sosti per 16 mesi in barrique di rovere francese  (40 % di legno nuovo), il restante 30% riposa in  vasca di cemento ovoidale. Per l’annata 2011 questo vino ha conseguito punteggi tra i 91 punti per Wine Spectator  ed i 95 punti assegnati da James Suckling.



Da uve Cabernet Sauvignon e Franc, Merlot e Petit Verdot, assemblate in diverse percentuali, si ottengono le etichette Monteverro e Terra di Monteverro, che non fanno rimpiangere Bordeaux.

È una chicca lo Chardonnay Igt 2014. Decisamente complesso e strutturato. Proviene da un terreno argilloso e calcareo. Colore giallo vivido, al naso bouquet di frutti tropicali, con un leggero accenno di salvia e miele. Sapido, morbido e fruttato all’assaggio. Affinamento 14 mesi in barrique di rovere francese per il 50 % della massa con 40 % di legno nuovo. Il restante 50 % passa in vasca di cemento ovoidale.  È un bianco da meditazione.

Foto: Leif Carlsson

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