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Cantine Tinazzi: dal Veneto alla Puglia, storie di un’Italia che merita

Dal Lago di Garda alla provincia di Taranto, l’amore per la Puglia e il successo del proprio Primitivo nel mondo. È il racconto delle Cantine Tinazzi, la storia moderna del vino italiano fatta di lavoro, passione e grandi idee.

Scommettere sul proprio futuro lì dove altri preferirono andare via, investire le proprie competenze e restituirle ad un territorio splendido, quello delle campagne in provincia di Taranto. Come un treno carico di entusiasmo e di voglia di fare, che viaggia dal nord al sud, questa è la famiglia Tinazzi, radicata nella tradizione ma fortemente proiettata nel futuro. Una storia che parte negli anni ’60 con la piccola cantina di famiglia sulle rive del Lago di Garda, arriva in Valpolicella e quindi in Puglia. Il vino e la terra, l’idea dell’enoturismo e dell’accoglienza in cantina. Progetti che portano al successo in oltre 45 paesi, i riconoscimenti importanti di Wine Spectator e Decanter: numeri e premi che spingono Gian Andrea Tinazzi e i figli Giorgio e Francesca a fare di più, a fare meglio. Era il 2001 quando Gian Andrea decise di acquisire la tenuta di Feudo Croce, in agro di Carosino, dal nome evocativo del monumento megalitico rinvenuto in zona e che indicava un importante crocevia di comunicazione di strade greco-romane, il Menhir della Croce. Una splendida masseria attentamente e rispettosamente ristrutturata, circondata da oltre 12 ettari di vigneti, immersi nella quiete delle campagne salentine e abbracciati dall’argento delle fronde di ulivi secolari. Un’importanza storica e culturale che fa di Feudo Croce una cantina di vini richiestissimi all’estero ma anche un superbo esempio di enoturismo pugliese dove la cultura del vino si fonde con la bellezza del territorio circostante. Il rispetto della terra è nelle tradizionali forme di allevamento di Primitivo e Negroamaro, trasmesso in un emozionante percorso tra degustazioni e pregevoli ceramiche di Grottaglie, passeggiate tra i filari e in bottaia, il museo didattico che mostra tutte le fasi di produzione del vino, dalla vigna all’imbottigliamento. “Feudo Croce è la parte emozionale delle Cantine Tinazzi in Puglia” spiega Serena Di Matteo, responsabile del comparto enoturistico della Tenuta “è qui che cerchiamo di coinvolgere le persone nel contatto con la terra e con la natura, nel silenzio delle vigne, cercando di far parlare il luogo e la sua memoria storica”.

                                                                                         
L’ultimo passo compiuto dalla famiglia Tinazzi, l’acquisto della Cantine San Giorgio, a due passi da Carosino. Anche qui è la storia che parla, quella di una cooperativa di viticoltori nata negli anni ’60 e con più di una crisi. Nel 2011, l’arrivo di Gian Andrea Tinazzi a ridare slancio a quello che era stato un importante punto di riferimento commerciale del prodotto più tipico dell’ultimo comune ricadente nella DOC omonima, il Primitivo di Manduria. Allora come oggi. Il recupero quasi completo di tutti i vecchi conferitori, accogliendo l’uva dalle campagne di San Giorgio, Faggiano e Carosino e soprattutto un’attenta riqualificazione della struttura ha reso oggi le Cantine San Giorgio un gioiello di tecnologia, l’innovazione che si unisce alla tradizione. La bianca Torre Vinaria, progettata negli anni ’50 dalla passione di Emilio Sernagiotto, il padre della termovinificazione, è divenuta il simbolo dell’azienda con i suoi 21 metri di altezza e i 6 piani di vasche in cemento vetrificato: un’idea innovativa per l’epoca, qui in parte ancora utilizzata, un faro moderno che guarda dall’alto un mare immobile di vigneti, da quest’anno in conversione biologica. Tutto in un’ottica precisa, quella di testimoniare il radicamento dell’azienda nel territorio. Una visione di ampio respiro, un nuovo corso della Cantina, fatto di ristrutturazione e riposizionamento dell’azienda ma anche di marketing, nuova immagine e comunicazione: qualità, prima di tutto. Anche nella vendemmia faticosa di quest’anno: “Una stagione anomala dal punto di vista climatico” racconta Claudio Sembenini, responsabile delle Cantine San Giorgio “iniziata ad aprile con il gelo, seguita da un lungo periodo di siccità e culminata con il caldo straordinario di luglio e agosto. Come in tutte le regioni, anche la Puglia ha evidenziato un decremento produttivo anche se, per quanto ci riguarda, il fatto di poter contare su un nutrito gruppo di conferitori storici e l’oculata e scientifica gestione del vigneto, ci ha permesso di raggiungere gli obiettivi prefissati, sia in termini quantitativi che in termini qualitativi”.


                                                                                        
Vigneti che profumano di storia, terre che parlano di forza e di passione, vitigni che comunicano la fedeltà alla tradizione, l’amore per la terra, i colori della Puglia. Etichette che hanno ricevuto importanti riconoscimenti, come il blasonato Imperio LXXIV, inserito nella Top 100 di Wine Spectator per ben due anni di seguito. Un Primitivo di Manduria in purezza dal carattere morbido e sontuoso, che nasce sui terreni argillosi di Feudo Croce. Quasi un richiamo allo spirito dei padri fondatori, a partire dal numero romano in etichetta, a ricordo del 1974, l’anno in cui fu istituita la DOC Primitivo di Manduria: un piccolo capolavoro di frutta rossa matura, prugna e fragola soprattutto, ad accompagnare delicate note balsamiche di menta e rosmarino, ginepro, tabacco e cedro. Una concentrazione incredibile di antociani nel colore e di tannini avvolgenti al gusto, vellutati; e poi una ricca freschezza, un lungo finale di cacao e spezie dolci. La riprova che la consapevolezza della grande importanza di queste terre, il forte legame tra la tradizione e la qualità si perdono nei secoli. Un altro esempio è la forza e l’eleganza unite nella scommessa firmata Cantine San Giorgio, il Tiranno, splendida Malvasia Nera in purezza. La lieve aromaticità lascia spazio ad un grande carattere maturato in barrique dagli 8 ai 12 mesi. Una continua ricerca di fattori che determinano la qualità in un vino carico di profumi intensi, colorato dalle note importanti di piccoli frutti rossi: ciliegie e melograno, frutti di bosco e lamponi che sfumano in accenni di erbe aromatiche e di spezie dolci, ma anche pepe e caffè. Un rosso vivo e importante anche al sorso, con tannini asciutti e morbidi, freschezza e sapidità che promettono finezza e longevità, con continui ritorni fruttati. Scommessa vinta per la Puglia di Gian Andrea Tinazzi. Profumi e visioni di una terra senza tempo che non ha eguali nel mondo. Un richiamo che unisce il sud al nord e il nord al sud con un fil rouge d’eccezione: la passione e il lavoro.
Ultima modifica ilLunedì, 18 Settembre 2017 10:29

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