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Un haiku per la bellezza e l'eleganza della cantina La Sibilla

Questa è una storia semplice, eppure non è facile raccontarla con l'intento di trasferire sensazioni e sentimenti. Ci proverò, e mi scuso con i lettori già da adesso se il limite umano della parola, non mi consentirà una illustrazione veramente rappresentativa.
 
In Giappone c'è l' haiku, una breve composizione poetica che racconta solo parzialmente quello che si vuole esprimere. Il resto è lasciato all'interpretazione del lettore. La mia descrizione sarà come un haiku per fissare un attimo di bellezza, raccontando della Cantina La Sibilla, di Bacoli, nei Campi Flegrei.

Una storia - quella della Cantine La Sibilla - di cinque generazioni, iniziata più di cento anni fa, tra vigne piantate su rovine romane, a ridosso dell' antica Villa di Cesare Augusto. Con le autorizzazioni e la supervisione della Sovrintendenza ai Beni Culturali, i Di Meo - proprietari dell'azienda -  tutelano e salvaguardano il patrimonio storico e i 9 ettari di vigneto, dislocati in piccoli appezzamenti, che dalla cantina salgono nell' Oasi naturalistica del WWF.

Nell'esistenza bisogna essere fortunati. Anche se si nasce uva. Quella coltivata a La Sibilla cresce tra le acque azzurre di due mari e un lago: il golfo di Pozzuoli e quello di Napoli. In mezzo il lago di Fusaro. Passeggiando tra i vigneti si scorgono il parco archeologico sommerso di Baia e, non lontano, l'area archeologica di Cuma con l'Antro della Sibilla, luogo sacro all'interno del quale la sacerdotessa di Apollo pronunciava i suoi oracoli. Uno spettacolo ovunque ci si giri.



C'è una corrente magica in questa area, nella quale si contano anche 24 crateri e pozze termali. Qui la vite cresce su lapilli, cenere, sabbia e rocce effusive che riportano alla recente attività vulcanica. I vini che si ottengono sono dotati di sapidità accentuata, hanno il profumo di brezza marina e di macchia mediterranea.

Il vigneto vecchio, di circa due ettari, piantato dal bisnonno di Vincenzo Di Meo - attuale enologo -, ha viti centenarie e tra i filari si coltivano varietá di legumi e verdure esclusivamente locali.



Oltre alle uva falanghina e piedirosso, nei restanti ettari si allevano a piede franco i biotipi di marsigliese, olivella, pisciarella, annarella e suricella, varietá facenti parte del patrimonio enoico che la famiglia Di Meo custodisce. Poche bottiglie in totale - circa 90.000 - rispetto al potenziale effettivo, da uve allevate con guyot semplice impalcato e con rese che si aggirano sul 55 / 60 %, la cui vendemmia è effettuata a mano. La conduzione dei vigneti prevede lotta integrata, senza uso di concimi chimici, ma di letame e sovesci.

Pochi vini, dunque. Piccoli capolavori che cercherò di descrivere.

Il vino Vigna Madre, piedirosso in purezza, è ottenuto da una vigna di 85 anni. Esprime nei profumi la natura vulcanica dell'area. Le note predominanti sono l'eleganza e la freschezza. Un vino che non stanca mai.



Il Marsiliano invece, racconta nel bicchiere la storia del passato. È un vino di ricerca, che ha segnato l'ingresso di Vincenzo in azienda (circa 7 anni fa), prodotto con le uve di varietà antiche autoctone, coltivate con il sistema di cordone speronato. Piccole micro vinificazioni e affinamento sur lies per 12 mesi con successivo riposo in bottiglia per 24 mesi. Si ottiene così, un vino con una forte impronta territoriale, dove fa da padrona la macchia mediterranea, insieme con il pepe, l'eucalipto e l'acidità.  

Dalla falanghina biotipo mascolina dei campi flegrei, si realizza un vino complesso, il Domus Giulii. Attualmente si degusta l'annata 2009 della quale sono state prodotte 976 bottiglie. Frutto di fermentazione con le bucce e con i vinaccioli, con relativa sosta per 4 mesi sulle bucce. Segue l'affinamento sur lies in barrique ( l'unico vino che fa passaggio in legno) di terzo passaggio. All'assaggio mostra gioventù, ha all'olfatto note fresche vegetali che ricordano la foglia di pomodoro, la salvia e il peperone verde. È salato ed ha freschezza da vendere.

L'altro vino, fuoriclasse assoluto, è il Cruna del lago. È ottenuto da una attenta selezione dei grappoli di falanghina esposti a sud - ovest, ad una altitudine cha varia dai 50 a 150 metri sul livello del mare, a picco sul lago di Fusaro. Fermenta ed affina in acciaio. È l'espressione del bello e del buono di un territorio altamente vocato, dove la mano dell'uomo interviene il minimo necessario, giusto per evidenziarne la straordinarietà. È un vino emozionante nel quale si riscontra eleganza, potenza e complessità. Dai tipici profumi agrumati e dalla sfumatura di idrocarburo, ha sapidità decisa, dovuta al riverbero del suolo vulcanico, e tanta freschezza. Dai due ettari si ricavano circa tremila bottiglie. Attualmente è in vendita la 2014.



E per finire gli ultimi due vini: la falanghina e il piedirosso dei Campi Flegrei d'annata. Vini precisi e autentici, che rappresentano l'animus di coloro che quotidianamente, attraverso il lavoro, testimoniano con passione il forte legame con il territorio.

I vini de La Sibilla con semplicità, senza sforzo, sfidano il tempo e sono protagonisti di un territorio fantastico, ricco di tradizioni e di storia.  

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