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Josef: culla ed arca ampelografica

Sin dalle prime righe voglio eviscerar le natural ed attive pratiche aziendali che Luca Francesconi adopera in vigna e cantina, ovviando alle innatural polemiche che a volte posson inutilmente scaturire.
 
L'azienda vien battezzata con il sostantivo Josef, dunque la figura di San Giuseppe. Essa rispecchia le caratteristiche del santo, il qual possiede ,come padre putativo di Cristo, l'umiltà, la dedizione ed una grande forza di volontà. Dunque Luca, alla guida di questa realtà agricola , incarna le medesime qualità, generando la nascita d'una nuova azienda.

Una vicenda di rara beltà, un vero vignaiolo di prima generazione ! Alcun avo era agricoltore, egli non ebbe in dono od eredità alcuna vigna o terreno! Dalla sua, solo una bruciante passione unita a pazienza e forza di volontà.

Josef, l'inizio della rinascita "naturale" d'un territorio bistrattato ,con sufficienza trattato troppo a lungo mal chiacchierato. Luca innalza il suo vessillo carico di nobil virtù,  un solido baluardo rivolto al contrasto d'uno scempio dilagante : barbatelle di trebbiano e pinot grigio, oramai a bordo autostrada ! Una torre monumentale sorge a San Marino della Battaglia, eretta in onore a chi perse la vita per l'unità d'Italia.

Come corollario attorno ad essa, oggigiorno coesistono  diversi biotipi di Tokaj centenari , unicamente presenti in quel lembo di terra. Faccio menzione di questi particolar dettagli in quanto l'azienda Josef, con un parallelismo , ne incarna struttura e situazione : un solido monumental baluardo etico e naturale,  culla d'autoctone varietà centenarie di taluni  biotipi abbandonati, oggigiorno produttivi. La via di speranza da egli intrapresa, spero venga presto imboccata da altri attorno a lui. S'attua così l'identità d'una DOC discussa, difatto dimenticata, persino inesistente per molti.  Onore e meriti, poiché pochi anni fa , Luca ebbe ,per la prima volta, l'ardore d'un accostamento della logica di qualità nelle lande della quantità. Sosteniamo questa azienda poiché la battaglia non è persa, anzi è agli albori , s'è esacerbata ed è quindi ora in corso! Cambiano le battaglie ma sembra che questo territorio, da sempre, abbia lottato per i valori di tutti!

Sottolineo ,inoltre, una tematica a me molto cara : Luca utilizza per la chiusura definitiva delle sue bottiglie solo tappi di sughero monopezzo non trattati, non paraffinati, da foreste private a gestione famigliare, in Sardegna. La specifica delle sugherete private sarde è motivo d'ulteriore orgoglio in quanto le querce di questi boschi non vengono piantate da vivaisti ma crescono spontanee , in maniera del tutto casuale. Ciò preserva i  vari genotipi locali  senza l'uso ,quindi, di cloni selezionati. Il sughero sardo è uno dei migliori al mondo!

PRATICHE DI CAMPO: l’uso della chimica di sintesi genera stress devastanti alla vite, i prodotti sistemici  s’introducono direttamente nella linfa della pianta  alterando il ciclo naturale della stessa, rovinando irrimediabilmente la complessità gustativa del futuro vino. Dunque un sfregio a questa...liana! La soluzione è quindi l'utilizzo, esclusivo e mirato, di rame e zolfo ove l'aggrappante ,che a volte non è propriamente "salutare", in questo caso diviene semplice resina di pino. La pratica della confusione sessuale è si praticata assieme ai preparati biodinamici, come il corno letame, il corno silice e il preparato d'ortica che a secondo del periodo stesso di macerazione diviene un potente anticrittogamico. L'insetto vettore della flavescenza dorata è lo scafoideo titano, la regione Lombardia ,per ordinanza , obbliga la lotta di questo patogeno richiedendo due trattamenti antiparassitari. L'azienda effettua un monitoraggio con trappole ad ormoni ,potendo così ,per legge, programmare un solo trattamento. Come ovviare però al problema dell'utilizzo della chimica di sintesi se l'azienda è biologica o persino biodinamica (per legge  non ottemperata) ? Di solito vien utilizzato il piretro, un antiparassitario, classificato biologico, abbastanza potente.
Tale antiparassitario non è però selettivo, ovvero uccide indistintamente tutti gli insetti anche quelli utili alla vigna! La scelta di Luca ricade inevitabilmente sull'olio di Neem, anch'esso estratto da una pianta, quindi biologico, ma molto selettivo, infatti non uccide le coccinelle ( potenti alleati contro i parassiti ) e soprattuto non uccide le api! Un prodotto oneroso in confronto, sicuramente migliore per la natura e per i suoi vini di conseguenza!  Nessun diserbante è ammesso, lo sfalcio dell'erba sottofila è effettuato a mano ,meccanicamente, mentre l'erba nel centrofila rimane, per consentire alle coccinelle di completare la loro metamorfosi ed essere adulti attivi. Nessun uso di antibotritici di sintesi, solo somministrazione d'un fungo competitore "Bacyllus amyloliquefaciens", contro il marciume grigio. Infine alcune vigne sono in affitto e possiedono dei vetusti tubi in plastica che un tempo portavano l'irrigazione di soccorso. Oggi questi tubi sono decaduti in disuso, riarsi dal sole, probabilmente compromessi, in quanto le vigne non sono mai, in alcun modo, irrigate! Uno sguardo al terreno ne fuga ogni dubbio! La vigna non ha bisogno d'acqua , anzi, e Luca ne è profondamente conscio ma soprattutto convinto.



PRATICHE DI CANTINA: uso esclusivo di lieviti selvaggi presenti sulla buccia dell'uva. Nessun intervento estraneo, soprattutto in fermentazione, si effettua quindi un pied de cuve per la fermentazione, appunto, spontanea. Un vino quindi scaturito dal rapporto dell'uva con la terra, figlio del terroir e dell'andamento climatico. Inoltre tutte le fermentazioni alcoliche avvengono a temperatura non controllata. Un frase semplice per un concetto complesso che richiede i giusti locali di vinificazione!

IL TERRITORIO: L'azienda si colloca nel comune di Ponti sul Mincio in Lombardia, tracciando un asse perpendicolare in direzione Nord ,lungo quattro chilometri all'incirca, si giunge all'abitato di Peschiera del Garda.  Basso Garda o Colli Mantovani? Alto Mincio in provincia di Mantova, quindi Alto Mantovano. Qualsiasi cittadino di Ponti sul Mincio o dei comuni circondari come Monzambano, Cavriana, Castellaro Lagusello e Pozzolengo qual ora dovesse recarsi in città sottintenderebbe Il centro abitato di Verona . Nel comune ove è situata l'azienda si nota una locale cadenza  bresciana, mentre il vignaiolo, Luca Francesconi, ha un'intonazione emiliana. Lungo i ciottolati corsi dello Scaligero abitato di Castellaro Lagusello udii distintamente alcuni residenti sottolinear  l'importanza della ricaduta del medesimo comune sotto l'amministrazione della provincia mantovana, facendo quindi capo alla regione Lombarda. Di contro vi sono ragguardevoli somiglianze stilistiche frai i borghi dell'alto mantovano e i famosi abitati veneti lacustri di Bardolino ,Sirmione et similia! Un territorio da sempre di confine, spartito e conteso sin dai tempi remoti, ove una sanguinosa battaglia s'esacerbò : Solferino e San Martino della Battaglia, appunto. Una guerra d'indipendenza che vide protagonisti gli imperi di Francia, Piemonte (Regno di Sardegna) e l'impero Asburgico! Milioni di morti come le bottiglie che questo territorio sforna senza batter ciglio. Produzioni qualitativamente scarse, con lo sfogo massimo nella vendita diretta delle uve. Probabilmente qualche carico d'uva potrebbe rimpinguar la vicina Valpolicella per motivi che noi tutti possiamo intendere. Il vicino lago Benaco ( Garda ) milioni d'anni fa era un enorme ghiacciaio formatosi dal complesso dell'Adamello . In milioni d'anni una lenta fusione decretò la nascita del lago. L'inesorabile continua spinta dei ghiacci verso valle ha permesso al profondo canalone centrale d'espandersi circolarmente verso la pianura con acque chete e poco profonde. L'inesorabile ascesa ghiacciata contribuì altresì a formar l'anfiteatro delle colline moreniche che circonda il lago nella zona Sud. L'attuale conformazione orografica non è altro che il risultato del famoso fenomeno della spinta geologica dei ghiacci. E' come se la terra sottostante ,pressata dall'immensa massa glaciale ,in lento scorrimento, si arricciasse  sotto questa immane pressione cinetica. In seguito i ghiacci ritirandosi fecero affiorare le prime creste sino a lasciar il posto alla conformazione orografica che oggigiorno apprezziamo. Possiamo quindi dedurre ,oltre che apprendere dagli studi geologici, che il suolo di codeste dolci colline viene classificato come morenico! Tali terreni ,su cui le anziane viti dell'azienda JOSEF prosperano , son davvero esemplari, un campione perfetto per  chiunque volesse comprendere cosa sia il terreno morenico! Una terra compatta ,dura, difficile da scavare o rivoltare, un suolo asfittico, quindi difficilmente permeabile dall'aria. Esso conserva altresì per periodi prolungati l'umidità nelle fasce basali e suoli facilmente disidratati sui bricchi collinari, anche dopo un'intensa pioggia. Inoltre il suolo morenico concentra una ragguardevole quantità di calcare e gesso compatto, impastati l'un l'altro con una miriade di ciottoli sciolti ,di diversa dimensione, per lo più di forma ovoidale. Quindi ghiaie talvolta ferrose a sfondo di grosse pietre erranti. Quest'ultima caratteristica è tipica dei detriti glaciali e/o lacustri-fluviali, i qual sospinti verso valle, portan al conseguente ritrovamento in vigna di rocce dolomitiche come la micca, contestuali quarzi e qualsiasi pietra detritica comune si possa pensare, perlopiù di sostanza tufacea. Il risultato : un terreno impastato come fosse calce, molto duro, disidratato dal sole!


VITICOLTURA :  Luca possiede vigne nei comuni di Ponti sul Mincio e Cavriana, quest'ultimo comune , ove le vigne rientrano , ne stabilisce la residenza, sottolineando però un fitto dialogo con l'abitato di Monzambano in quanto ,a ridosso di esso , le vigne prosperano. Percorrendo infatti la strada Cavallara , piccolo ma utile spartiacque, se ne può apprezzare uno spaccato dei terreni collinari di Cavriana e notare a distanza di pochi metri il repentino cambiamento di essi in quel di Monzambano. La distanza dei vari appezzamenti di Ponti sul Mincio e Cavriana è irrisoria ,una decina di chilometri circa, ragionando però concretamente sulla meticolosa gestione agricola ,intrapresa da Luca, possiamo intuire che l'onerose lavorazioni manuali della vigna nella giusta tempistica si complicano notevolmente.  Senza tralasciare la specifica che i vari appezzamenti nei due comuni sono numerosi, frazionati nell'ordine di 0,1 ettari o 0,5 ettari oppure tre-quattro filari solamente! Nel comune di Cavriana vi sono due appezzamenti  dirimpettai esposti a pieno Sud ove la terra è soggetta forti sbalzi termici e sicuri stress idrici! Un appezzamento in particolare è di rara bellezza, custodisce come una culla la biodiversità del basso Garda , un'arca in cui custodire e preservare la vita delle più rare e disparate varietà autoctone di queste zone, alcuni biotipi ad oggi quasi scomparsi ed alcune viti spontaneamente incrociate! Portainnesti selvatici spontanei, Vitis Labrusche rampicanti ai lati del boschetto circondante. Ciò che più emoziona il cuore è la vista di vecchi ceppi centenari , nodosi ed attorcigliati,  maritati , intrecciati a vetusti e neri frassini o gelsi ,per ricavarne poi, le fascine in aiuto alle fronde della vite. L'anima si sofferma su taluni ceppi... essi a suo tempo furono moltiplicati sotterrando le liane della vite stessa ( margotta )  le quali permisero la vita di nuovi ceppi dal piede franco! Un'altra considerazione d'uno sguardo informato è l'enorme distanza tra i singoli filari e i ceppi stessi; quest'ultima è una disposizione assolutamente voluta e ricercata! Nelle epoche passate non si poteva e non si doveva sprecare neanche un millimetro di terra , interfila venivano coltivate semenze di grano od erba medica. Oggi vengono oramai indisturbate ed inselvatichite talune colture molto utili alla vite come ad esempio la malva ( in piena fioritura ) , eterogenei assembramenti di spighe di grano, ortiche, fior di tarassaco, rucola selvatica con alcune colture stagionali come la senape ed il favino appositamente coltivate. In passato le colture complementari come gli alberi di pesco e ciliegio erano fondamentali cosi come gli ortaggi , essi convivevano in simbiosi con la vigna , senza che il viticoltore capisse però l'apporto benefico e biodiverso derivante. Oggigiorno abbiamo le conoscenze, Luca appositamente si impegna con diverse colture e nel frattempo rari alberi di bianco pesco selvatico trovano condizioni favorevoli ed altamente indicate ,nel suolo in questione, per crescere spontanei! In tutti i vigneti dell'azienda Joseph vi si ritrovano vecchi ceppi di Merlot e Cabernet sauvignon di almeno 30 anni circa con alcuni ceppi sicuramente più anziani! Le "vigne museo" rinate e custodite per mano di Luca Francesconi oggi contengono al suo interno una decina di varietà ,  tra cui possiamo trovare la Negrara Trentina, la Rossanella ( Molinara ), la Schiava, il Marzemino, Marzemino Padovano, Rossetta, Rondinella, Tokai, Trebbiano e Bianca Fernanda ( cortese )! Un sapere ed una logica quindi che il giovane vignaiolo ha saputo cogliere per poterle dare continuità : una cultura plurale ed una coltura non monovarietale o monospecie. Il vigneto è quindi un organismo vivente, bisognoso di competizione e fatica per donare il meglio dei suoi frutti, il risultato d'una lotta prona alla ricerca delle sostanze nutritive nelle profondità del sottosuolo.

LUCA FRANCESCONI - AZIENDA AGRICOLA JOSEF: "JOSEF" GARGANEGA FRIZZANTE ALTO MINCIO IGP 2016
Vino frizzante, non filtrato. Permanenza dei lieviti in bottiglia ed una rifermetazione attuata dal mosto, ricco di zuccheri, e dalle vinacce sue dell'anno precedente! Successivamente imbottigliato ove la carbonica della seconda fermentazione rimarrà intrappolata. Vigne vecchie del 1922 con una piccola percentuale di Tokai , Cortese e Moscato Giallo. Fermo restando che l'85% di esso è costituito da Garganega! Bolla di sostanza, di saziante virtù allo stesso tempo appagante per l'evanescenza sua. D'antica stirpe di nobile razza, pressoché affilata e scontrosa s'allunga con grande sapidità e nerbo! Banalità bandita, spiazzante per la fine eleganza ritrovata in un territorio dalle grasse e solari peculiarità! La verde bottiglia, anch'essa elegantissima, rimane presto vuota sul banco... rilascia toni agrumati, di sale e bergamotto con un gusto al cedro. L'innalzarsi della temperatura del liquido nel calice al trascorrer delle ore addomestica la bolla ed esalta toni ammandorlati ricordando a tratti l'interna amara ed aromatica pellicina d'una nespola matura unita ad un tipico frutto spontaneo...la giuggiola!

LUCA FRANCESCONI - AZIENDA AGRICOLA JOSEF: "JOSEF" RUBINO GARDA COLLI MANTOVANI DOC 2015
Un "Rosso" tradizionale, d'impostazione culturale in quanto la tradizione non è monovarietale nemmeno intraspecie : 45% Merlot, 30% Rondinella, 20% Cabernet Sauvignon, 5% Rossanella del Garda. I cosiddetti vitigni internazionali sono , a ragion veduta, insigniti della qualifica di vitigni autoctoni, in quanto sentinelle da oltre cinquant'anni, portatori sani di biodiversità! Menziono una scrematura delle uve, altamente qualitativa ,che si attesta attorno ai 50 q/h , per il particolare scalpore che può suscitare in queste terre nel veder circa il 50% dei grappoli gettati a terra. La fermentazione a temperatura non controllata eseguita da Luca Francesconi è una pratica concettuale altamente biodinamica, di complessa attuazione. Egli ne ha facoltà e capacità adottando gli adeguati locali di vinificazione. I" vitigni internazionali" son stati vendemmiati a settembre e vinificati con una macerazione delle bucce di giorni 21 in un contenitore di vetroresina. Rondinella e Rossanella sono state vendemmiate nella seconda metà di Ottobre ,con una macerazione medesima, dopo aver effettuato un appassimento sulla pianta ove la Rondinella in quel periodo fu attaccata dalla Botrite Nobile. Tutti i vitigni son vinificati con lieviti indigeni in soluzione separata, per poi essere assemblati successivamente. Una volta ricreata la massa con le dovute proporzioni, essa affina, mesi 6, per il 15% in tonneau. La maggiorparte del volume rimanente vien affinano con vetroresina e acciaio. Selvatico matura spontaneamente il genuino Corniolo, il compatto fusto, denso e lucido rimembra l'irriducibil resistenza, fresca ed impenetrabil come il cuor del liquido versato. Scottata dal vento, la bacca sua, diviene d'una tonalità accesa contrastante come il delicato frutto d'una matura amarena. Dolce come il nero gelso a cui la vitis vinifera s'aggrappa leggera analogamente precoce come il verde seme che la mora ingloba....  Boschi di latifoglie e terre inerbite propagan nell'aere afror di viola e frutti di sambuco! La perfetta accezione della definizione di "vino del territorio"! Ne bevo e non posso fermar il divagar ,della mente mia, fra boschi e vigne delle terre sue! Chapeau!



LUCA FRANCESCONI - AZIENDA AGRICOLA JOSEF: "ISIDRO AGRICOLA" RUBINO GARDA - COLLI MANTOVANI  DOC 2016
Il vigneto , posizionato nella località di Madonna della Selce nel comune di Cavriana ,da cui proviene l’uva per il Rubino Isidro Agricola, son ceppi del 1922, molti a piede franco! Isidro Agricola è un Rubino derivato sempre dalla vinificazione separata delle cultivar e successivo assemblaggio della couvée con 27 giorni di macerazione sulle bucce. Un vino arcaico prodotto da antichi vitigni recuperati. Riporto ora l'origine del nome del vino direttamente dalle parole del vignaiolo : <<...Isidoro era un contadino illetterato vissuto attorno al 1100, divenuto patrono di tutti gli agricoltori e, soprattutto, degli affittuari agricoli. Nel 1662 Papa Gregorio XV decise di santificarlo congiuntamente a grandi santi intellettuali, filosofi, e dottori della Chiesa, mettendo l’umiltà come valore principale di Isidoro. Josef tributa a questo grande Santo un Rubino antico, fatto solo con vigne di almeno 60 anni, in cui vi sono molte varietà che stanno scomparendo come la Negrara...>>. 21mg/l di solfiti aggiunti, un succo...d'uva! Un vino che rispetta l'espressione del Rubino così come si volle concepire ed affermare per disciplinare nel 1976. L'uvaggio volontariamente imparziale rimane quindi senza nessuna dominaza varietale. La Negrara, la qual compone tal liquido odoroso, vien vinificata integralmente senza esser diraspata!  Vi si ritrova del Merlot selezionato acino per acino, per via della peronospora, molti acini erano attaccati da muffa nobile . La rondinella è stata lasciata maturar su pianta più a lungo possibile ( metà ottobre ). Infine una sparuta percentuale di Marzemino Padovano sottolinea ancor più lo scaturir del vino dalla vigna, ricalcando l'eterogenea biodiversità che l'appezzamento presenta! L'arcaico liquido arcano mostrasi scontroso superficialmente riottoso . Il rispetto del silenzio è considerato, la pazienza una virtù sottovalutata. Giunge , a mo' di premio, la soddisfazione d'un balsamo speziato leggermente fruttato dalle volatil essenze. Quest'ultime giocan con i sensi spaesati per il sorso materico, sfuma all'insegna d'uno scenario indefinito. Difficilmente accomodante , sicuramente intrigante, affascina il perseguir di dolci note d'aneto e liquerizia. Mazzi di lilium ed orchidee mescolasi armonicamente con le pungenti sensazioni di polvere da sparo e pepe verde ! Un frutto maturo dalla buccia carnosa, scura e lucida, rassicura  il sorso allungandone il mistero! Sicure evoluzioni decennali entusiasmanti! Un acculturato gusto profondo!

Un'ultima indiscrezione riporta l'esistenza d'una rara prelibatezza, in corso d'affinamento, che stimolò notevolmente la mia salivazione : Incrocio Manzoni con un tocco di tokai lungamente passito e botritizzato, con contestuale selezione dei singoli acini migliori. La fermentazione avviene con i raspi ,maturi e secchi , per non cedere tannini verdi sgraziati . La fermentazione sarà lunghissima come la macerazione che ne subirà . Declassato a vino da tavola se ne potrà godere fra qualche anno... un liquido secco, a dir si voglia abboccato ma non dolce! Stay Tuned!

Concludo, riportando una gratitudine immensa per la reciprocità instauratasi. Un bisogno curioso indissolubilmente legato da una profonda ricerca culturale del territorio circostante. La fiduciosa concessione di credito ha saputo mostrarsi tramite una concreta visita approfondita ad ogni singolo vigneto ,durante l'intero arco della giornata. Quest'ultima intervallata da brevi visite a borghi incantati! Incominciai a gustar il frutto dei vini suoi solamente ai primi flebili  respiri che la terra esala dopo la canicola della giornata. Attendevo da tempo la gioia d'una simil intesa, ciò che da sempre vorrei coltivar in una "visita in cantina". Luca è vignaiolo gentile ed aperto, disposto a donar il suo sapere a chi si mostri volenteroso nell'apprendere. Ricevetti questo dono, e forse ancor più se possibile... un libro, riguardante il territorio morenico del basso Garda. Uno scritto dal lavoro inestimabile , una fonte di sapere riassunta ed ordinata, che lui stesso utilizzò per ricavar il giusto approccio verso i vigneti suoi ! Grazie Luca, difficilmente dimenticherò le ore trascorse in questo magnifico, pressoché tuo, territorio collinare!

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