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Nero di Troia di Michele Biancardi: il segreto di un'agricoltura che custodisce le tradizioni

Da millenni il Mediterraneo accoglie la scena dello scambio tra popoli, del viaggio multiforme tra civiltà, in cui la preziosa contaminazione culturale, ha gettato le basi del dialogo tra le popolazioni indigene e i saperi della Magna Grecia.
 
I resti di antichi naufragi hanno permesso di scoprire ed esplorare quello che era il traffico commerciale in epoca greca e romana, quando il trasporto dei prodotti avveniva in materiale ceramico, capace di resistere per migliaia di anni agli effetti distruttivi della natura, cosi come ci dimostrano i reperti.

Gli antichi Greci avevano portato attraverso le rotte dell' Adriatico l'idea delle anfore  come imballaggio primario per il trasporto di vino, olio e molti altri prodotti. In seguto, in epoca romana, con un commercio marittimo sempre piu' organizzato, in tutto il Mediterraneo viene registrato il loro utilizzo in modo decisamente massivo.

Le anfore, contenenti la salsa di pesce o il vino, erano rivestite internamente di sostanze resinose, allo scopo non solo di impermeabilizzare  in modo almeno parziale le pareti del contenitore, ma anche per conferire al prodotto un gusto particolare.

Per quanto riguarda l'olio invece, le anfore venivano incerate con resina di albero da frutta oppure lasciate prive di trattamento,  col risultato che non potevano piu essere riutilizzate facilmente.

I reperti piu antichi rinvenuti nel Mediterraneo Occidentale, risalgono al VI sec. A.C., quando i vini prodotti nel Mediterraneo Orientale raggiungevano porti lontani, partendo da  Samo, Rodi, Chio, Corinto ed  altre località meno note. Erano perlopiù vini rossi, con un gusto diverso da quello che conosciamo noi, con una gradazione alcolica intorno ai 18 gradi, e che spesso venivano aggiunti di acqua di mare per evitare la fermentazione in aceto durante i lunghi percorsi.

Il contenitore di Terracotta, in ogni caso, è il piu antico che si conosca per la conservazione del vino, infatti  nel 1996, in Iran ne è  stato rinvenuto uno databile addirittura al 5100 A.C. Mentre l' uso del legno per la costruzione delle botti, poiché prevede una maggiore abilita' nella forgiatura, è certamente successivo e si sviluppò soprattutto nei paesi del Nord Europa dove c'era  una maggiore disponibilità di legname.

Ma da una decina d'anni, nel mondo enologico, si sta assistendo ad una nuova tendenza, molti produttori hanno deciso di tornare alla produzione del vino in anfora, che pare sia una buona alternativa alla barrique.

Alle anfore viene attribuita la caratteristica di mantenere i vini piu giovani nel colore e nei tratti gustativi. Al posto dei sentori di legno, tipici dell' affinamento in barrique, trovano esaltazione i sentori minerali, comunque complessi e uniti ad una spiccata sapidità, una morbidezza vellutata, dovuta all' ossigenazione e forse ad una lieve cessione di potassio della terracotta.

Con il ritorno all'anfora, arte e cultura enoica si fondono per dare vita ad un prodotto di grande fascino e storia. È quanto accade nell' azienda di Michele  Biancardi,  a Cerignola (FG), dove le anfore rappresentano non solo un modo diverso di affinamento , ma sono anche uno sguardo rivolto al passato e alla tradizione.

L' Azienda ha sede in un'antica masseria con vecchi portoni e antichi chiavistelli, a poca distanza dal mare, circondata da muretti a secco,  di un bianco quasi accecante, che si staglia nel verde della campagna circostante. L' ingresso è segnato da archi in pietra, e poco distante si scorge un agrumeto che fa quasi da cornice prima di incontrare le vigne.

Il territorio è tra i piu vasti e fertili della Puglia, lì dove l'Ofanto e il Carapelle segnano quasi un corridoio d' ingresso ai venti di maestrale e a quelli  sciroroccali. Siamo nel cuore del Tavoliere, quel territorio che , proprio per la sua produttività agricola, i romani avevano organizzato in "tabulae censuarie"  e che Federico II di Svevia aveva individuato come luogo di tale bellezza e opulenza che soleva sottolineare che, se Dio avesse saputo dell' esistenza di quella  pianura, si sarebbe fermato a vivere proprio li.

I vigneti sorgono dove durante il Pliocene c'era il mare, cosi i terreni hanno un profilo di tipo argilloso limoso, poveri di scheletro in superficie , ma dotati di mineralità, poco inclini ai ristagni idrici, di medio impasto e buona struttura. Qui il Nero di Troia, il Fiano e il Primitivo si arricchiscono di mineralità e di una importante vena sapida, che rende il profilo di questi vini unico e lungamente persistente.

La tecnologia è  ridotta al minimo e parte delle bottiglie si fregia di un cartellino che comunica una nota caratterizzante, quella dei vini non filtrati. Il corpo ed il carattere delle uve viene conservato attraverso un uso minimo della barrique a favore delle anfore. Il terroir trova espressione di sè e si fa sentire in tutte le produzioni, e maggiormente proprio nel  Nero di Troia, con le sue coltivazioni   a spalliera, negli impianti con  nuovi cloni meticolosamente selezionati.
 
Da questi grappoli dalla colorazione intensa nasce il MILLECEPPI,  100% Nero Di Troia I.G.T. PUGLIA,  un vino che percorre la strada che riconduce  alle metodiche usate per secoli dagli antenati. Ogni dettaglio della lavorazione fa pensare al valore attribuito alla natura e ai suoi ritmi. I grappoli, raccolti tra fine settembre  e prima decade di  ottobre, sono soltanto quelli selezionati tra i ceppi migliori del vigneto.



Così,  dopo un'attenta cernita, l'uva viene sottoposta a pigiatura soffice e vinificata. Il tutto  avviene ad una temperatura costante di 22°.  A termine della malolattica, il vino viene travasato in grosse anfore di Terracotta dove sosta per otto mesi. Non viene chiarificato, ma imbottigliato così come si è affinato in anfora .

Il vino mantiene le sue note giovani, il colore si presenta nella sua vivacità più brillante. Il rosso si dispone su tonalità  tra il porpora e il rubino. Sprigiona profumi intensi, che dalla viola virano delicatamente verso il gelso nero e la mora selvatica, la ciliegia con la sua idea di freschezza.  Un'intrigante sentore minerale si insinua tra la radice di liquirizia e le erbe mediterranee. Il sorso è ricco, intenso e avvolgente nella struttura. La trama tannica risulta fitta ed equilibrata e lascia spazio ad una lunga e persistente sapidità che si bilancia con alcool ed acidità.Un percorso che lascia la sua traccia nella memoria gusto - olfattiva per personalità ed originalità.

Un vino che ha  preso parte al  TAKITALY dei Vini Rossi  tenuto da Vinoway presso  Castello Monaci  a San Pancrazio  Salentino  (LE) e che nella RED WINE SELECTION appare  tra i più  votati.

Ma il Nero di Troia di questa azienda si esprime nelle sue note  piu vere anche nella versione in rosato. L' azienda lo produce con  un nome assolutamente  femminile ROSALIA  e l'etichetta porta lo stelo traverso di una rosa che suggerisce  colore e  sentori del vino. 100% Nero Di Troia Rosato IGT Puglia, 13% vol. proviene da agricoltura a regime biologico e risente fortemente della  vicinanza al mare.



Le uve  raccolte a mano vengono subito sottoposte a pressatura soffice ed il filtrato immediatamente messo a fermentare. Tutti i passaggi,  fino alla bottiglia seguono  il percorso della tradizione ed il risultato è un vino biologico dal colore  rosa cerasuolo,  avvolgente allo sguardo e ricco di tutti i profumi della sua terra. I frutti rossi si sprigionano nella loro freschezza, cedendo il passo al floreale in cui la rosa predomina sugli altri. La croccantezza riempie la bocca e belle note note fruttate di ciliegia, lampone e arancia rossa tornano al gusto. Il sorso si riempie di aromaticità e volge verso una mineralità  sorprendente con importanti note sapide, lunghe,  che ci raccontano  la vicinanza al mare e lasciano il posto ad un elegante  finale balsamico.

Il ricordo gustativo persiste,  non si conclude e si abbina  alla cucina di terra e di mare della Daunia, fatta  di pesce e crostacei, frutti di mare, e non solo, ma anche piatti a base di verdure ed ortaggi  accompagnati da carni locali. Un tripudio di gusto e sapori dal finale lungo.

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