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Ottimi abbinamenti con i vini D'Attimis e Angoris

Non è insolito gustarsi un ottimo pranzo-degustazione accompagnato da ottimi vini, ma farlo con i loro creatori non capita spesso, purtroppo... Cotanta fortuna stavolta è toccata a me!
 
Tre piccioni con una fava: un grande chef e 2 (discretamente) giovani enologi. Matteo Berengo, creativo chef dell'Enoteca di Buttrio, Alessandro Dal Zovo della Tenuta di Angoris e Francesco Spitaleri, dell'azienda Conte d'Attimis – Maniago, tecnici preparatissimi che parlano con entusiasmo del loro lavoro.

Con il primo piatto, un crudo di gamberi rossi con gelatina di clementine, salsa al mascarpone e cialda al sesamo nero, ci viene servita una Ribolla Gialla 2015 della Tenuta di Angoris, proveniente dai loro vigneti di Rocca Bernarda, una zona più vocata per i vitigni che hanno bisogno di calore, come la ribolla e lo chardonnay.



Piacevole, con una grande bevibilità, delicatamente floreale e fruttato. Come dice Spitaleri, “la ribolla è un vino che paga poco al calice, ma appena ci metti un piatto vicino... esplode!” E difatti è un'esplosione di profumi e sensazioni quest'abbinamento, che mette in risalto soprattutto la nota agrumata del vino.

E si continua con lo Spìule di Angoris, uno chardonnay in purezza di 14,4 %. Anche queste uve provengono da un vigneto del 2001 di Rocca Bernarda e la gran parte di esse viene vinificata e affinata solo in acciaio, mentre una piccola percentuale rimane a surmaturare sulla pianta, poi il vino è maturato in tonneau e fa la malolattica.



Dopo l'assemblaggio rimane ancora un anno in bottiglia. E' un riserva con profumi esotici fruttati che si accordano perfettamente con la tartare di melone invernale e mazzancolle, con cetriolo, frutto della passione e rucola. L'insieme fa pensare all'estate, come una gran macedonia esaltata splendidamente dallo chardonnay.

La palla passa ora a Spitaleri col suo Friulano 2015 di un caldo giallo oro, con profumi intensi di camomilla e tamarindo (ma qualcuno si ricorda del tamarindo?) e un piacevole accenno di tannini. E' così ricco di sensazioni anche grazie agli 11 giorni di macerazione sulle bucce.



“Tutto sta nella buccia -dice Spitaleri- ma le lunghe macerazioni danno risultati positivi solo quando si raggiunge la perfetta maturazione dell'uva, perché se così non è si estrae il meglio ma anche il peggio: l'amaro, le note verdi e acerbe”.  Quest'uva viene da un terreno argilloso ed è vinificato in acciaio; dopo un anno di affinamento in bottiglia comincia ad esprimersi in modo particolarmente interessante.

Lo chef ha pensato di abbinarlo ad una caprese di mare, con involtino di pasta di ceci, “canoce” e pomodorini confit, gelatina di aceto balsamico e spuma di latte di mozzarella di bufala. Lungo da raccontare ma si divora in un lampo, tant'è buono... Un altro abbinamento azzeccatissimo.



Siamo alla Malvasia 2013 del Conte d'Attimis, con intensi sentori caldi, di erbe aromatiche e una grande mineralità data dalla ponca (=flysch, terreno marnoso arenario); lascia la bocca vellutata. Peccato ne producano solo 6mila bottiglie, senza macerazione e senza passaggi in legno.



Perfetta con la purea di zucca con riso Venere in brodo di crostacei, calamaretti e buccia di limone leggermente candita: la freschezza del vino bilancia armoniosamente la dolcezza del piatto e si esaltano reciprocamente gli aromi.

Arriva un rosso, lo Schioppettino 2005 di Angoris: l'obiettivo -del tutto centrato- era di creare un vino fresco e piacevole, con una grande bevibilità; deliziosi profumi di frutti rossi e pepe stimolano  l'olfatto. L'uva non fa appassimento e proviene anch'essa da Rocca Bernarda.



"Lo Schioppettino dimostra ancora una volta la sua grande versatilità e la sua longevità e non deve essere una sorpresa stappare una bottiglia di più di dieci anni e trovarla ancora in perfetta forma" sottolinea Dal Zovo.

Chi crede ancora che un rosso non vada bene col pesce? Assieme a queste linguine in brodo affumicato di aringa, con tartare di branzino e polvere di nero di seppia, si creano sensazioni di morbidezza e cremosità, e la nota affumicata si lega molto bene allo Schioppettino, si completano addirittura.

A conclusione di questo appassionante percorso gastronomico, ci viene servito il Ronco Broilo 2011 di Spitaleri, un uvaggio di friulano con una quota di pinot bianco. Anche questa è una produzione limitata di sole 5mila bottiglie, da uve appassite e con una permanenza di 30 mesi in barrique. Un vino avvolgente, con ricordi di distillato, vaniglia e frutta candita, note burrose e di pasticceria.



Lo chef ha saputo creare anche qui una piccola magia, proponendo una polentina bianca con rombo caramellato e purea di cipolla, uvetta cilena, cialda d'aglio fermentato e gocce di liquirizia.

Un gran connubio con l'uvaggio: dall'insieme emergono i sentori liquorosi e vanigliati del vino, ben accompagnati dalla grande aromaticità del piatto, ma senza stancare le papille.

In definitiva, la bravura di questi 3 validi professionisti è riuscita a creare armonie indimenticabili, vini speciali con piatti speciali.
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