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Tenuta Viglione: azienda immersa nella Murgia barese

L'immenso "parco rurale" dell'altopiano delle Murge raccoglie i segni stratificati della civiltà dell'uomo e della  natura con la sua fitta trama di muri a secco, masserie, jazzi di immenso valore storico e culturale, tratturi per la transumanza e diffusi borghi con preziosi centri storici.
 
Boschi di querce e lunghi percorsi di pseudosteppa mediterranea, in cui affiorano basamenti calcarei, caratterizzano questa larga fascia di terra che parte dalla depressione Bradanica e si estende sino all'Adriatico.



Un altopiano che va dai 300 metri sul livello del mare sino ad arrivare ad un'altitudine  massima di circa 600 metri nel punto  più alto, e che gode di un clima sub - mediterraneo in  cui gli inverni sono segnati da temperature  intorno ai 7 gradi, ma con punte minime anche al di sotto  dello zero, estati mai troppo calde, ventilate, ma soleggiate. Tutto volge a creare un'immagine del territorio  mai definita, ma che attraversa un effetto  di  dissolvenza, passando dai boschi di conifere ai mandorleti,  dai vigneti alle zone di pascolo.

Attraversando questo paesaggio e volgendo verso la terra di confine, a pochi passi dalla Basilicata, a 9,5 Km da Santeramo in Colle (BA), nei pressi di un crocevia che segna il limite di provincia tra Bari, Taranto e Matera si erge una antica ed elegante dimora signorile che risale alla fine del '600, Masseria Viglione, da cui prende il nome la contrada. Storicamente appartenuta alla nobile famiglia  Caracciolo, è  posta in modo strategico sulla Appia Antica, così da dominare le strade che conducono a Matera, Altamura, Santeramo e Laterza.



Poco oltre, i locali che un tempo erano adibiti allo stoccaggio dei raccolti, ad ospitare gli animali da allevamento  e gli stessi contadini del luogo, accolgono ora l'elegante struttura di Tenuta Viglione di proprietà di Giovanni Zullo. Realizzata in conci di tufo, dall'ingresso principale si accede ad un cortile interno di forma quadrata. Intorno a questo  modulo si sviluppano i locali a piano terra e attraverso un  sistema di scalinate si accede a piani e soppalchi frutto di un restauro conservativo, ma allo stesso tempo molto funzionale.

L'antica masseria si predispone secondo lo stile degli agriturismi di Puglia, con stanze per l'ospitalità e luoghi deputati alla ristorazione, con arredi dai toni sobri e ben sposati con l'architettura  della  struttura. Nelle immediate  adiacenze sorge la cantina con i suoi modernissimi impianti per la vinificazione, la barricaia e le accoglienti sale d'assaggio racchiuse in grandi vetrate panoramiche.

Tutto intorno il profilo delle colline abbraccia  la distesa di vigneti della tenuta, circa 50 ettari. Siamo nel punto più  alto della DOP Gioia del Colle, 450 mt. sul livello del mare. Una terra rossa ricca di minerali  si mescola e si alterna a rocce calcaree e silicee insieme a imponenti  banchi monolitici ricchi di fossili marini. Un terroir così ricco, un microclima caratterizzato da forti escursioni  termiche ed una costante ventilazione, conferiscono a queste uve una grande carica polifenolica capace di dare ai vini  notevole finezza gusto - olfattiva.



Il proprietario,  Giovanni  Zullo,  accoglie me e Davide Gangi e conduce la visita attraverso l'azienda raccontando  la storia  del suo percorso come viticultore ed imprenditore, la passione  per la terra e per la vite, e l'idea di produrre vino partita dai suoi nonni, sviluppata dal padre, ma secondo modalità  legate alla cultura contadina del luogo, con vendita di vino in dame da 5 lt.  Ma una volta alla guida dell'azienda,  intuisce che, nonostante il suo vino sia molto  apprezzato  sul territorio, è necessario  effettuare  un salto  di qualità e passare  all'imbottigliamento.

Così da quel momento in poi,  un cambiamento di stile e la possibilità di far conoscere il proprio prodotto  anche  all'estero,  decretano il successo di Tenuta Viglione.

L'azienda si predispone, oltre che verso un continuo ampliamento grazie all'acquisto di nuovi terreni, a raggiungere  traguardi di grande ambizione attraverso  una stretta collaborazione con l'Istituto  di Viticoltura della Facoltà di Agraria dell'Università di Bari con la produzione  di un vigneto sperimentale.

Uno staff di fidati consulenti si occupa delle singole fasi della lavorazione partendo dal ceppo fino alla bottiglia, seguendo  tuttavia il percorso tracciato dall'imprenditore, che ama impegnarsi nel controllo diretto di ogni singolo dettaglio, ponendosi con spirito innovativo per cogliere gli stimoli provenienti dal mercato enologico internazionale.
 
Una tenuta nella quale trovano spazio vitigni come Malvasia Bianca, Falanghina, Trebbiano, Aleatico, Merlot e Negroamaro, accanto a quello che rappresenta  il vitigno principe di questo territorio, il Primitivo di Gioia del Colle.

Questo infatti, è il suo habitat naturale, tra le colline murgiane, nelle quali le terre rosse ricche di sesquiossido idrato di ferro insieme alle rocce calcare e silicee, conferiscono a questo vitigno a bacca rossa intensi profumi e note gustative di grande intensità che possono  anche variare nei differenti comuni della zona di produzione.

L'introduzione di questo vitigno avvenne in Puglia probabilmente  nel XII secolo ad opera dei Benedettini, che trovarono a Gioia del Colle il suo habitat naturale. Il  nome,  legato  alla sua maturazione precoce, gli fu attribuito verso la fine del settecento da un sacerdote Don Filippo Francesco Indellicati.

Giovanni Zullo conserva ancora nella sua azienda un antico vigneto composto da vecchi alberelli di Primitivo risalente al 1948,  da cui l'enologo Tommaso Pinto, ha prodotto il Marpione Primitivo DOP Gioia del Colle Riserva 2010 che  si è  aggiudicato i Tre Bicchieri  nella guida Vini D'Italia 2015 di Gambero Rosso.

Il Marpione Primitivo Riserva è un vino che deve il suo fascino e l'autorevolezza alle uve biologiche dell'antico vigneto a resa bassissima, ai 24 mesi in botte  grande cui seguono 4 mesi in barrique e ad una grande cura di tutte le fasi di lavorazione. La trama del colore è densa, ma luminosa, il rubino vibra e si fonde a  lievi accenni granati senza mai cedere il passo. Aspettarlo nel bicchiere lo fa esprimere nella sua avvolgenza  di sentori in cui il frutto maturo, ma ancora integro, va verso la marasca, la mora selvatica, il ribes nero e il mirtillo, arrivano poi spunti di speziatura,  frutta secca e tabacco accompagnati da liquirizia e cioccolato. Il palato conferma la tessitura elegante ma corposa e rivela il grande equilibrio che persiste attraverso  i suoi 14,5% gradi. Lunga la chiusura che lascia rivoli freschi  e balsamici. Un vino quasi da meditazione, ma che sposa consapevolmente tutta la cucina del luogo.



Una sorpresa  legata ai sentori che il territorio può conferire, sino a dare una caratterizzazione assolutamente originale al vitigno, è il Negroamaro Igp Puglia 13% Vol. Un Negroamaro che contiene tutti i profumi e i toni della  Murgia, tanto da essere persino poco riconoscibile col suo nome. Intensissimo  il colore, fitta la trama, un rubino con intense sfumature violacee. Ha fascino da vendere, grande pulizia al naso, frutti rossi e prugna, confettura di mele cotogne e fini sentori di erbe mediterranee e sottobosco. La bocca esprime potenza, autorevolezza, ma tutto molto in equilibrio così da dare al sorso una dimensione netta e pulita con un finale di lunga persistenza.

I piatti della Murgia ricchi di sapore, sia che si tratti di carni arrosto oppure di formaggi stagionati, trovano un elegante connubio con questi vini, ad una temperatura ottimale tra 18 e 20 gradi, così da permettere a tutte le sfumature  gusto-olfattive di armonizzarsi ed esprimersi.

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