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Tenuta Scuotto: un indimenticabile viaggio sensoriale

Lapio Wine Festival, l’occasione giusta per visitare l’Irpinia, terra sempre generosa nei confronti di un’enologia ricca di territorialità.
 
E’ stato con immenso piacere che ho accettato l’invito del mio editore, Davide Gangi, ad accompagnarlo in questa 2 giorni dove si è parlato di territorio, discusso di priorità, disquisito di vini e visitato cantine.

Il paesaggio irpino è di una bellezza cruda: selvaggio aspro e splendido.

Taurasi e Lapio, alter ego di Aglianico e Fiano; vitigni che in queste terre hanno trovato casa e con grande personalità hanno dato risultati a tratti inarrivabili. Come dice il giovane, ma già esperto Adolfo Scuotto: “non devi fare niente, devi solo fare il vino, ci pensa il territorio a farlo venire così”.

Bene, il così in casa Scuotto contempla solo ottimi prodotti. Lasciamo Lapio in direzione Taurasi, attraversiamo un paesaggio bucolico nel quale gli alberelli di Fiano ed Aglianico sembrano danzare dolcemente davanti ai nostri occhi come dei contorsionisti, trasformando il paesaggio in un immenso palcoscenico.

Io ed il mio caro amico, nonché noto attore teatrale Giorgio Adamo, accompagnamo il mio editore Davide Gangi. Arriviamo in quello che Adolfo Scuotto definisce il suo regno.



Un caloroso benvenuto familiare ci è stato riservato dalla famiglia Scuotto, che orgogliosa ci mostra la tenuta scortati da Vanto, un pastore tedesco di rara bellezza.

Niente è lasciato al caso: la terrazza con vista sui vigneti, la sala degustazioni vetrata con esposizione a Sud, la cantina con botti alsaziane dove nasce Oinì, il bimbo della Tenuta, un esperimento più che riuscito destinato a tracciare una nuova concezione di Fiano irpino.

Ci accomodiamo in sala, al nostro tavolo si aggiunge Antonella Amodio, nota giornalista campana che oggi vantiamo di avere nella famiglia di Vinoway. Ha inizio la degustazione, guidata con passione da Adolfo, seguito dall’amorevole sguardo materno ed interrotto dai tanto brevi quanto preziosi interventi di papà Eduardo.

L’atmosfera è rilassata e piacevole; degustiamo il Fiano di Avellino Docg 2013, seguito dall’annata 2012, un Taurasi Docg 2012, e la chicca Oi nì a base Fiano.

Osservo le espressioni di tutti, soprattutto quelle di Davide Gangi mentre degusta e racconta il Fiano 2013 facendone ammirare il colore giallo paglierino intenso e di buona consistenza, suggerendo che le percezioni olfattive  sono coinvolgenti e intriganti, al gusto è una piena conferma,  persistente e dotato di una spalla acido-sapida che garantisce un futuro radioso.



Tra sorrisi ed aneddoti, giunge il momento di Oi nì. In un primo momento Davide ha la sensazione di trovarsi davanti al frutto di una vendemmia un po’ tardiva, ma Adolfo spiega che c’è stato un lieve passaggio in legno ed il mio editore si complimenta perché trova che non sia stato affatto invasivo e continua a decantarne il colore giallo dorato, la vellutata consistenza, gli odori  speziati, ricordi fruttati ed accenni floreali, un’evoluzione gestita con maestria da un sapiente utilizzo di legni di ottima fattura in stile alsaziano, perfettamente equilibrato, suadente, cavallo di razza fuori dagli schemi.



Davide si assenta, chiude gli occhi abbandonandosi alla piacevolezza delle sensazioni trasmesse da questo calice. Giorgio invece è un fiume in piena e, come un bimbo a cui hanno regalato un giocattolo nuovo, chiede, vuole capire ed allieta la nostra presenza con la sua simpatia e la sua personalità unica.

All’improvviso i calici si tingono di un rosso rubino vivo con accenni al granata; vivace ed accattivante il Taurasi sprigiona nell’aria un profumo di spezie dal corredo ricchissimo: dal pepe nero alla carruba, dalla liquirizia alla noce moscata, sentori di piccoli frutti rossi in confettura e fiori lievemente appassiti lanciano la nostra immaginazione in un giardino tardo autunnale con un’antica casa di campagna, una di quelle, dove si preparavano solo prelibatezze.



Apriamo gli occhi e ci svegliamo a Tenuta Scuotto, un indimenticabile viaggio sensoriale da ripetere al più presto sempre alla scoperta di queste realtà che, come mi confida il mio editore, riescono ad unire l’innovazione alla tradizione e che per questo meritano di essere seguite e valorizzate, la mission di Vinoway…

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