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La natural viticultura di Oreste Tombolini

Puglia, regione stupenda sotto qualsiasi luce la si mostri. Il punto di vista agricolo è però un concetto relativo, ancora non tracciato e tutto da percorrere.
 
Sebbene l'agricoltura si sia diffusa, compenetra qualsiasi realtà cittadina e il quotidiano della maggior parte della popolazione, essa ha sviluppato la greve consuetudine dell'abbondanza, dato l'immane spazio di cui il Tavoliere dispone.

Il metro quantitativo è si adoperato in campo vinicolo ma soprattutto olivicolo, in perenne competizione con Grecia e Spagna, una gara al ribasso di prezzi e qualità. Regione dai vasti spazi assolati, dagli scorci selvaggi dove il cuore libera l'anima e lo sguardo sui dorati campi, sugli argillosi rossi terreni arati. Regione delle partite da taglio per i vini da "rinforzare", regione vitivinicola degli imbottigliatori, che oggi accusano il colpo e cedono il passo.

Nell'ultimo decennio si è costruita una coscienza identitaria-comunitaria e si è perso il sonno sui disastri ambientali. La leva dell'orgoglio  e della ricostruzione ha creato coscienze ambientali sin dalla tenera età. Ad oggi un manipolo di aperti e sovversivi vignaioli, più o meno giovani, ha deciso sin dagli inizi del ventunesimo secolo che la Puglia deve essere una regione sana, pulita, ma soprattutto deputata alla viticoltura di alta qualità senza l'ipnotismo della smania latifondista. Un segnale chiaro e nitido che pone le fondamenta del domani.

Una scelta da sostenere e condividere senza ombra di dubbio, in cui credo follemente, a cui mi appassiono. Vedo mani esperte ed amiche aiutare taluni produttori pugliesi desiderosi di intraprendere la via del vino "naturale", un’Italia che fa squadra e a vicenda si sostiene. L'azienda a cui isso con foga il vessillo della qualità, della genuinità e dell'artigianalità è l'azienda dell'ammiraglio Oreste Tombolini.

L'azienda, sorta nel recente 2008 nei pressi di Carosino, mise il seme della fertilità in una terra disturbata dalla vicina Taranto e dalle sue vicissitudini. Infuse speranza attraverso il "nonostante tutto", ricostituì la vita ed il lustro di una vitivinicoltura intelligente laddove pochi intravedevano possibilità. Oreste Tombolini un vignaiolo solido di indefessa moralità, derivatagli anche da una vita trascorsa nella Marina Militare Italiana, ritorna alla terra e al suo appezzamento agricolo, il quale, forte della carica di ammiraglio,  gestisce oggi la vigna con singolare qualità e maggior responsabilità.

IL METODO: Una natural viticultura e un'etica vinificazione di bottega portano il logo dell'agricoltura etico-naturale che supera il biologico e che in parte si smarca dall'agricoltura biodinamica. Un protocollo che punta all'autosostentamento della stessa vigna. Lo sguardo d'insieme punta al rafforzamento delle difese immunitarie del ceppo attraverso l'incremento polifenolico del grappolo stesso tramite il ripristino e conseguente mantenimento dell'equilibrio bio-chimico del suolo.

L'obiettivo è perseguito con coerenza ed ecosostenibilità: è bandito qualsiasi trattamento chimico ma anche l'uso di qualsiasi tipo di concime, convergendo gli umani sforzi nella corta potatura e nello sfalcio meccanico dell'erba.

L'impatto ambientale è nullo e il cavallo fra le vigne dell'etichetta rimanda immediatamente a talune dinamiche mentali positive e rassicuranti. La qualità è l'ingrediente fondamentale per il primitivo Brandisio di Oreste Tombolini e di certo, l'alberello a quattro speroni con esigue gemme, è la strada giusta da perseguire. Inoltre la produzione ha rese davvero irrisorie tanto da produrre una bottiglia di vino per ceppo.

Un metodo di straordinaria potenza che non smette di stupire e rafforzar l'idea che il vino sia vivo e che sia vita da plasmare affinchè la sua energia positiva possa splendere di primitiva essenza. A rinforzo di tal concetto, in cantina, il mosto fermenta nelle barriques di rovere francese dove, parallelamente, la musicoterapia si spande e diffonde in modo uniforme ed omogeneo all'interno delle mura della cantina stessa.



Selezionati canti gregoriani e determinate classiche melodie, le quali, vibrando, si ripercuotono sul medesimo mosto in fermentazione e affinamento, con l'obiettivo ultimo di incrementare e rafforzare la struttura polifenolica dello stesso.

In aggiunta la cantina è colonizzata da Microrganismi Efficaci di Teruo Higa, immensa scuola di pensiero che sposa e supporta l'idea del prevenire, rafforzare, incrementare e consolidare, la struttura antocianica quindi polifenolica del vino stesso prevenendo malattie ed evitando interventi umani. Elemento costituente del vino stesso è l'acqua, dato il provato principio scientifico della memoria dell'acqua, possiamo ben capire l'esperienza di sinestesia che può instaurarsi degustando ed ascoltando la musica che il vino già conosce.

L'UVA E LA VIGNA: circa una quindicina di ettari tutti di proprietà dove i giovani quarantenni alberelli sembrano dialogare unanimente ed apparentemente disposti secondo il caso. Essi sono disposti sull'unica lieve e digradante  collina a 130 metri s.l.m.

Il primitivo è un'uva assai antica, tutto, o apparentemente, sembra iniziare in terra Dalmata dall'antico popolo degli Illiri per poi sbarcare definitivamente sul tacco del nostro stivale. Probabilmente una barbatella assieme ai migranti italiani, desiderosi di partire per l'America per cercar agio e fortuna, approdò negli States, il quale, mirabilmente, fece fortuna col "nickname" Zinfandel.



Primitivo uva dalla maturazione precoce, uno dei vitigni, assieme al Montepulciano, dal valore più alto del rapporto tra antociani ,tanninini delle buccie e polifenoli dei vinaccioli. Tal uva è caratterizzata da un’intensa colorazione rossa in quanto vi è una massiccia presenza delle cianidine, superiori di quantità ma non di qualità alle malvidine.

Infatti quest'ultime costituiscono la carica di antociani stabili mentre le prime sono dette instabili, appunto. La bassa carica di tannini (protoantocianidine), estratti sia dalle bucce che dai vinaccioli, crea un vino poco astringente, con l'esigua possibilità di polimerizzazione dei pigmenti antocianici. Un’uva forte, territoriale, dall'impronta perfettamente riconoscibile che ne titola la regione.

VIGNAIOLO ORESTE TOMBOLINI: PRIMITIVO "BRANDISIO" SALENTO IGP 2009



Prima annata di produzione in soli 1.311 esemplari di cui goderne fino all'ultima goccia! Si danza in bilico sul ciglio della leggiadra freschezza con il croccante frutto e la nera passione di cremosa tessitura.

Onirico e suadente rimembra multiformi dolcezze di balsamiche virtù! Nebulizzate o direttamente sublimate le miracolose composte di neri gelsi e lamponi impattano con fragore i primitivi ricordi sinceri, che di nobile fattura lasciano speculare sui dettagli reali e sulle sfumature celebrali. Lucida è la glassa alle amarene, la quale, mistica ed eterea, sottolinea il librasi di possibili refoli di naftalina e mazzi di garofani.  

Rimesta nel torbido il circolar movimento che di gomito spinge, con indomito coraggio ossigeno il massiccio corpo centrale che di prepotenza, pone la sua presenza, con Boeri e Mon Chéri, sino a scemare attraverso una carruba vegetale e un ricordo floreale di lilium e sale. Agile si muove nei meandri del piacere sino a conquistare il cuore viscerale dell'impotente avventore che, obiettivo, tenta di rimanere.

Rivolgo quindi il mio affetto ad Oreste Tombolini memore del recente incontro di degustazione nel capoluogo lombardo. Ti verrò a trovare in Puglia...

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