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Azienda Agricola Gradizzolo: l’emiliano che emoziona

Saggia è la virtù dell'uomo di magnanime accoglienza, commuove l'ospitale benevolenza donata al mio cuor desideroso di conoscenza. Lontano è il severo cipiglio, tentenna l'ardua salita al ripido bricco.
 
La mano tesa dell'affabile vignaiolo sopraggiunge rassicurante. Sorride di concitata passione, mostra il luogo di cotanta ispirazione. Mossi da reciproca curiosità afferriamo la rotonda tavola, ci sediamo, discutiamo ed insieme rimarchiamo il collimare dei nostri intenti, profondamente ricercati, concretamente sostenuti.

Con immensa gratitudine volgo stima e riconoscenza all'uomo che conduce la natural azienda di immemorabile presenza su un bricco a Monteveglio: Antonio Ognibene de “Agriturismo Gradizzolo”.  

Residenti stanziali da generazioni, sin dagli inizi dell'800, con un nucleo solido familiare in Valsamoggia nella zona collinare di Monteveglio. L'attività agricola di Antonio inizia sul finire degli anni ‘60 con la presenza del padre ancor per vigna e campi.

L'anno 1933 segna simbolicamente l'inizio dell'attività agricola, con l'impianto di una vigna molto grande che occupava due aziende, per un totale di 15 ettari portati avanti dal nonno di Antonio. Ad oggi l'azienda occupa 7 ettari. In passato le famiglie erano reciproche, numerose e giovani, tant'è che Antonio per un periodo lavorò al fianco del padre e del nonno.

Il 1933 è l'anno simbolo di inizio dell'attività agricola del Gradizzolo, ma colture e vigne preesistenti abbondavano di vita da epoche passate. Tal mirabile e vetusto vigneto fu ereditato dal padre e di conseguenza poi da Antonio che, trascinato dagli eventi nell'era dell'epoca industriale, ne tolse una parte consistente salvaguardandone fortunosamente l'altra. Tempi di innovazione ed ammodernamento coinvolgevano il quotidiano del normal "cittadino" che cercava l'oblio , la svolta da una vita misera e faticosa per il "nuovo".

Pensiamo alla visione perversa che ha coinvolto chiunque in quegli anni di sviluppo tramite un calzante esempio: "la pasta comperata" dall'alimentari del paese era considerata un bene pregiato, un piatto ricercato, migliore della pasta artigianale prodotta tra le mura di casa, tutta uguale dello stesso spessore e lunghezza con una forma regolare ed identica".

Quella mentalità ci ha sconvolto e condizionato fino a metà degli anni ‘90 cercando da li in poi di risalire la china per ritornare alle origini. Antonio uomo saggio e di grande spirito critico è riuscito in parte ad opporsi alla corrente ed iniziò, tempo addietro, il suo personale percorso di ricostruzione cognitiva. Oggi ci regala antiche emozioni, odori e sapori decisi, caldi e rassicuranti di mirabolante beltà.

Un’azienda che utilizza preparati biodinamici come il corno letame e il corno silice, utilizza la pratica del sovescio ove tra i filari l'erba medica cresce spontanea, così come il mio entusiasmo!
I vitigni utilizzati da Antonio sui colli bolognesi? Alionza, pignoletto e negrettino i custodi dell'antico sapere, capolavori biodiversi, radicati con margotta, salvati dall'oblio dal lungimirante Antonio.  

La particolare struttura geomorfologica del territorio di Monteveglio e gli estesi affioramenti, sono geologicamente esemplari ma oggettivamente esaustivi della varianza collinare bolognese. Nel raggio di poche centinaia di metri suoli completamente alternativi ed eterogenei tra loro. Nella sua zona  i terreni sono piuttosto argillosi e vi si scorgono alcuni calanchi, ove saltuariamente si notano vene di strati marno-gessosi infiltrati.



Nota di merito, che deve esser assolutamente appuntata come medaglia al valore ma soprattutto come promemoria, è il suo caldo ed ammaliante agriturismo dai sapori genuini, casalinghi e tradizionali!

Personale: gentile, educato e preparato ma sopratutto giovane, si districa tra gli allegri tavoli ricchi di bontà.

Paste all'uovo fatte a mano o meglio con la "marisa" (mattarello), stracotti, cosce di prosciutto stufate, galletti ruspanti ed altre prelibatezze vengono tutte accompagnate dal succulento, sempre caldo, "gnocco ingrassato"! Una sorta di gnocco fritto ma con strutto e pancetta all'interno! Vini dell'azienda o del territorio circostante, a nastro, e state sicuri che da tavola vi alzerete verso le quattro/cinque del pomeriggio (sempre che non ceniate lì)!

Ad Antonio ed al Gradizzolo in generale va' la mia totale gratitudine per la bontà dei segreti assaporati e la mia dedizione al continuo sviluppo dell'autoctono naturale.

VINO FRIZZANTE ALIONZA "GARGIOLO" EMILIA IGT S.A.



Vitigno raro e in via di estinzione con appena 40 ettari in tutta Italia, per lo più radicato nelle province di Modena e Bologna. Negli ultimi anni vi è stata una progressiva riscoperta con conseguente nuova messa a dimora di viti. È un vitigno a bacca bianca coltivato tempo addietro nella forma d'allevamento "alberata". La sua incerta origine probabilmente è riconducibile ai paesi slavi, infatti nella provincia di Bologna gli viene attribuito il sinonimo di uva Schiava. La vigna preesistente risale agli anni ‘60 e poi espiantata nel 2006 in quanto morente. Cloni da viti oramai depauperati, impoveriti e stremati con una vita limitata dall'inquinamento che il mondo circonda. La selezione massale è stata conseguita, ma, come dice Antonio :"è un prenderci, guardare a grosse spanne le parvenze più robuste e manifeste nella speranza d'aver selezionato viti sane". Dal 2006 sono state reimpiantate nuove viti nella speranza d'arrivare ad aver cloni perfettamente sani e ripuliti. Un sorso solare e polputo, reso fresco ed irresistibile da una bollicina fine, per nulla invadente. Sorsi ammandorlati dai profumi sagaci, frutta a polpa bianca matura con qualcosa di confetto alla mandorla. Fai fatica a darti un tono, è un vino godereccio, dall'affetto immediato che mostra il fascino del brio bolognese. Si odono voci allegre ed agitate nell'aere, una mattina fresca, di domenica, piena di sole nel centro di Bologna!

NEGRETTINO "NAIGARTÈN" ROSSO EMILIA IGT



Le prime testimonianze storiche risalgono alla prima metà del 1400, da sempre coltivato nell'areale dei colli Bolognesi. Nel podere questo vitigno è sempre stato punto fermo nel susseguirsi del tempo, considerato tradizionale, identitario e nobile a tal punto da essere tra "i pochi dei pochi" a vinificarlo in purezza. Neanche per idea, non pensate ad un liquido dall'approccio immediato, meditate, riflettete, respirate ed avvicinatevi con cautela altrimenti l'impetuosa e travolgente estasi vi sorprenderà, segnerà il vostro punto di non ritorno, un oblio verso quel denso, impenetrabile, scuro liquido odoroso dal quale non vi è scampo se non perdersi in esso. Un atto agricolo consapevole il negrettino di Antonio Ognibene, bevetelo e non ve ne pentirete.

2007: ti abbandoni alla potenza cristallina della natura, rievochi e ritorni con la mente al microclima serrato dal caldo inframmezzato. Riscontri una perfetta aderenza territoriale, ritrovi un concentrato annuale prestante e voluttuoso. Nove vendemmie or sono e il sottovalutato negrettino sfoggia il suo più pregiato vellutato manto. Psichedelico e multistrato impatta con irruenza l'intera superficie olfatto recettiva. Schizofrenico e vorticoso è l'ingordo sorso. Stordito di beltà si palesan ricordi di intere giornate a raccogliere nere more di gelso. A fine corsa ricordo avambracci resinosi e mani violacee dall'appiccicosa consistenza, bocca viola e un gusto oramai penetrato nell'animo inconscio. Composta di neri fichi surmaturi, rossi e pastosi di fruttosio polposi, arde il cuore caldo di incenso e chiodi di garofano, a bruciar lentamente, avvolgono i sensi. Un'epifania di carbone e cioccolato accolgono il tannino si addomesticato.

2011: festoso ed irrequieto avrà ancor molta strada avanti a se’, di nobile stirpe ed alto ceto quest'annata di razza. Equilibrata ma non calibrata, sospesa tra il suadente e il vellutato ricorda la primavera con le sue essenze volatili, ove di gioia e stupore l'aere si riempie. Il profumo di una donna, di un giardino rigoglioso di "rosa" carnoso. Bulbi di giacinto e steli di gladioli a formar la curata aiuola, mazzi di iris e lavanda a punger etereo l'etere circostante. Un sorso che graffia e scalpita di gioviale gioventù che bene sa accompagnar la tavola in questione.

PIGNOLETTO "BERSOT 1933" EMILIA IGT 2014



E' una vecchia vigna del 1933 di solamente 12 filari da cui si stillano preziosi tesori, gli unici filari esistenti al mondo di pignoletto di 83 anni! Una rarità ed un'emozione "storica", simbolo della caparbia tenacia e del massiccio spirito critico che Antonio ha saputo sfruttare. Il classico ed ottimale areale del pignoletto è sui colli Bolognesi , in passato in zona veniva confuso come pinot bianco o riesling italico, mentre a Cesena come Uva dall’Occhio, e Ribolla a Rimini. Il cuor mio si rivolge a questo vitigno, a questa vigna in particolare, colei che più di tutte ha saputo far vibrare le mie corde sensoriali. Un istante, ed è un turbinio di sensazioni: susine gialle mature, pronte da cogliere nei frutteti, ginestre e mimose in fiore, petali di tarassaco, origano e fior di camomilla a comporre il vivace prato. Sferza i narcisi il vento salato, piega le odorose e carnose camelie che presto si sfalderanno. Un liquido odoroso singolare, ammaliante, soleggiato e prezioso così come il calicanto che sboccia giallo, vivo e pregno d'aroma in pieno inverno.

PIGNOLETTO "LE ANFORE" EMILIA IGT 2014: nelle notti più profonde sulle tavole rotonde dei nobili di cuore il nettare è servito, dall'otre di una corte signorile è scaturito, in una villa romana si è custodito il segreto del pignoletto recentemente concepito. Antonio non avrebbe mai pensato di vinificare il suo pignoletto in un’anfora di terracotta, internamente rivestita. A pochi chilometri di distanza, nel 2008, nel comune di Castello di Serravalle, si fecero degli scavi per produrre delle villette a schiera. Alla profondità di quattro o cinque metri si riscoprì una villa romana del primo secolo dopo cristo, rimase attiva per circa tre secoli, dopodiché subì incendi e devastazioni con conseguente sepoltura. Riportata alla luce negli ultimi anni ha conservato e custodito antichi dolium romani (sferiche e tozze anfore in terracotta), ove all'interno son stati ritrovati i vinaccioli e le bucce di un'uva antichissima. Vigne con un’età media di venticinque anni. Come agli albori negli antichi splendori, l'arte storicamente perseguita della buccia macerata, nell'otre sigillata, ritrova il suo miglior spazio esistenziale. Una motivazione forte, un richiamo ancestrale che Gradizzolo ha saputo ascoltare. Un magnetismo vivo e puro ha riportato in auge un'anima millenaria di cui Antonio ne è testimone e accompagnatore. Ho avuto il piacer di degustar molti vini in affinati in anfora, anche di pignoletto, e vi ho ritrovato una nota singolare, non comune, di straordinaria fattura. L'anfora, dall'affinamento, non rilascia nel mosto "sostanze aromatiche" come il legno, ma dovrebbe esser neutra. Chiunque sia avvezzo a degustar vini in anfora (sopratutto se rivestita all'interno) ne scorgerà dei sentori, in mezzo alla miriade varietale del vitigno, più o meno grevi, più o meno fini, pur sempre piacevoli.

Ebbene il pignoletto di Antonio, gran vitigno, supporta benissimo l'anfora, ne soverchia i sentori con la sua eleganza mentre di struttura e portanza si arricchisce. Capite bene la singolarità, un vino che in anfora ha ritrovato struttura e una ricchezza salina da far paura al mar morto!

Questi sono i vini che emozionano l'anima  e che vorrei ritrovare in ogni dove. Se saprete custodire e conservare la bellezza insita nei vostri occhi sarà il cuor a dirigervi verso queste storie. Antonio vi aspetta e vi accoglierà sempre a braccia aperte! Auf Wiedersehen!

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