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Vignaioli molisani: Claudio Cipressi

Il Molise che non esiste, pullula di seri e sinceri “vigneron”, per dirla alla francese, che sono innamorati del proprio territorio e del proprio lavoro.
Sono riusciti nell'intento di spezzare quell'immagine dimessa di piccola e sconosciuta regione, dove il vino veniva prodotto principalmente per il consumo locale, facendone una piccola, incontaminata, oasi capace di produrre vini in grado di competere con i nomi più blasonati. Saranno, così, proprio loro i protagonisti delle nostre storie che consegniamo a tutti gli eno appassionati.

 
Iniziamo da Claudio Cipressi, Vignaiolo per amore e passione come ama definirsi, sposato con Vera, due splendide figlie Nicole e Valeria, alle quali ha trasmesso l’amore per il vino. Non è un caso che, spesso, in azienda incontriamo la famiglia al completo, pronta a parlare della loro produzione.

L’ Azienda Cipressi ha sede a San Felice del Molise, un piccolo ma ridente borgo di origine croata a 546 m. slm., che si irradia verso la costa adriatica.  Qui, nel lontano 1400, una folta colonia di croati si rifugiò per sfuggire all’invasione turca, stabilendosi in questa piccola parte di Molise costruendo, per l'appunto San Felice del Molise ma anche  Acquaviva Collecroce e  Montemitro. In quest'area, il croato è ancora comunemente parlato e tante sono le feste popolari che si rifanno alle tradizioni di questo popolo.



Ma torniamo al Vino  o, per meglio dire,  a Claudio, classe 1966, commerciante per caso, viticultore per passione. Inizia a lavorare nell’azienda commerciale di famiglia, interessandosi ai seminativi  e macchine agricole ma, ben presto, i pur tanti metri quadrati del capannone commerciale iniziano a stargli stretti, si sente oppresso, soffocato dai sacchi di seminativi, concimi ed altro.

Così, risponde al richiamo  delle dolci colline molisane che guardano da un lato, al vicino Abruzzo e dall’altro le splendide Isole Tremiti e il mare Adriatico. Decide che la vita del commerciante non fa per lui, vuole vivere all’aperto, incuriosito dagli studi che in quel momento, parliamo degli anni ’90, si stanno facendo sulla Tintilia, l’autoctono regionale, e dalle possibilità di valorizzarne la produzione. Perchè non scommettere, puntare sulla Tintilia e trasformarsi in viticultore? Scommessa vinta.

Oggi la sua Azienda si estende su circa 15 ettari di cui 11 a Tintilia, sette le etichette o, per meglio dire, le Emozioni, come le ama definire: Macchiarossa Tintilia del Molise DOP, la primogenita,  affinata in acciaio per 24 mesi, 66 Tintilia del Molise DOP una riserva che fa 36 mesi di legno, Macchianera Molise rosso DOP blend di uve Montepulciano e Tintilia, Decimo Molise rosso DOP  da uve Montepulciano, Collequinto Tintilia del Molise DOP vinificato in rosè, Voira una Falanghina IGP, e Le Scoste Molise Trebbiano DOP.

Per conoscere meglio i vini della Cantina Cipressi un flashback  del vissuto del nostro Vignaiolo, dallo sguardo tenebroso, del quale del resto lui è molto compiaciuto.

Appurate le origini del mestiere di vignaiolo, cosa avresti voluto fare se non ti avesse rapito la passione per il vino?
Bella domanda...( un sospiro). In effetti le idee erano tante. Sono conosciuto tra i famigliari ed amici per pensare una cosa e metterne in cantiere cento…non ho idea, forse avrei continuato a fare il commerciante…forse no, anzi sicuramente no…sono un vignaiolo nel sangue.

Oggi il mondo del vino è sempre più discusso , cosa ti piace di più e cosa di meno di esso, di come è oggi?
Non amo del mondo vino tutta la speculazione, il "pour parler" che oggi lo caratterizza, non amo tutte quelle persone che lo popolano, e ne parlano senza amarlo, solo per business. Di esso amo, anzi,  sono follemente innamorato della vigna, del lavoro in cantina, della possibilità di incontrare tante persone che condividono questa passione.

Passioni nel privato?
I viaggi, sicuramente, fare tanti chilometri alla ricerca e scoperta di ciò che è al di là della mia azienda tutto ciò che mi permette di essere libero, di conoscere, sperimentare, da condividere con gli amici.

Tra le tue sette emozioni, come definisci i tuoi vini, quale ti rappresenta di più?
Dici bene, Emozioni. Sì, i miei vini sono delle vere e proprie e vere emozioni. Chi mi rappresenta di più? Senza dubbio il Macchiarossa, perché la mia cantina, il progetto di fare vino nasce con la Tintilia, espressione del nostro territorio e conseguentemente espressione del mio modo di essere, di vivere in questa mia terra.



Cosa pensi dell’aumento di domanda dei vini molisani di questi ultimi anni, pensi che sia una reale esplosione o solo un boom virtuale?
Finalmente cominciamo a vedere un incremento di richiesta dei vini molisani e ciò è dovuto, innanzitutto, alla qualità complessiva della produzione che è di buon livello. Siamo pochi produttori ma tutti di gran livello, a differenza di ciò che accade nelle altre regioni, dove troviamo produzioni eccellenti al fianco di aziende mediocri.  Abbiamo, però, bisogno del supporto delle istituzioni, per poter emergere meglio e di più. Noi produttori ce la stiamo mettendo tutta, abbiamo bisogno però di essere supportati.

Cosa intendi per vicinanza delle Istituzioni?
Mi riferisco ad una presenza maggiore nel momento comunicativo, che significa comunicazione del territorio nel senso stretto, lo slogan dei social #IlMolisechenonesiste, è un dato di fatto, molti non ci sanno collocare neanche geograficamente e, per colmare questo gap, c’è bisogno di un supporto istituzionale. Noi abbiamo una ricchezza paesaggistica, di tradizioni, di stile di vita che vanno preservate e comunicate.

Dunque ritieni che la nostra regione debba far leva sul suo essere un'oasi di pace e tradizioni, piccolo ma bello, in poche parole, per portare da noi quel turismo di elite che è alla ricerca di un luogo a dimensione d’uomo?
Sì, precisamente.



Vini Bio e Biodinamici sei un’Azienda convertita in bio dal 2014, quali sono le tue idee in proposito?
Chiaramente credo fortemente nella valenza delle produzioni Bio, ma a certe condizioni. Per fare biologico bisogna essere situati in territori con certe caratteristiche, come ad esempio, territori di collina,ventilati, lontani dalle grandi vie di comunicazione, composizioni particolari di terreno, io sono certificato Bio, ma a San Felice molte aziende posso vantarsi di produrre prodotti biologici, è il terroir che lo permette. Al contrario spingere, forzare la conduzione biologica delle coltivazioni, nelle vallate, lo vedo come una esasperazione di questa pratica. In questo caso, penso sia meglio produrre in convenzionale. Per quel che attiene al Biodinamico, credo sia più una filosofia, che una vera e propria pratica colturale, dobbiamo rispettare la natura e i suoi cicli di vita, ma senza estremizzare e astrarci dalla realtà.

Pensi che le nuove regole del codice della strada abbiano influito sul calo di consumi di vino, e se si quali correzioni apportare?
La materia andava normata, ma credo che si siano messi dei limiti troppo rigidi. Chi beve uno o due bicchieri di vino, non perde lucidità. Vanno a mio avviso rivalutati i limiti e, soprattutto, non è possibile assimilare il consumo di vino a quello dei superalcolici.

Cosa pensi della zonazione, credi che sia adattabile al Molise, che possa essere un valore aggiunto per questa regione?
Sono favorevole alla zonazione, ogni porzione di territorio ha delle caratteristiche ben precise, e la vigna si esprime in modo differente da zona a zona, ogni zona è vocata maggiormente per un vitigno piuttosto che per un altro, dunque sì alla zonazione, ma che sia razionale e effettivamente individui i territori maggiormente vocati per ciascun vitigno.

Per concludere questa nostra chiacchierata, Claudio Cipressi quali progetti ha per il futuro e al contempo un augurio a tutti i vignaioli molisani.
La costruzione della nuova cantina, nei vigneti, una cantina che sia in sintonia con essi, che permetta al visitatore di condividere con me la passione per il territorio, per la vigna, far fare al mio ospite l’esperienza della vita da vignaiolo. A tutti noi molisani l’augurio di continuare a produrre con serietà e dedizione per comunicare tutti insieme, e centrare un obiettivo: far conoscere i nostri vini dentro e al di fuori dei confini nazionali.

Ultima modifica ilMercoledì, 09 Novembre 2016 09:45

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