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Vanni Nizzoli e il suo Le Marcone 2007

La realtà contadina si misura in damigiane, proprio quelle damigiane che venivano vendute in paese o nel circondario a chiunque ne facesse richiesta. L'argilla, la sabbia e il limo costituiscono e modellano l'essenza del vignaiolo reggiano, piena di calorosi sorrisi, goliardiche esclamazioni e generose dosi di buonumore che tutt'oggi persistono.

Una sorta di vicinanza conviviale all'azienda, la quale ha saputo stimolare l'intrinseca caratteristica della comunità: la reciprocità. Siamo a Puianello sulle prime alture di Reggio-Emilia, ove la conduzione familiare persiste e perdura da innumerevoli generazioni...

La produzione monocolturale su cui assicurare la sopravvivenza personale e dei dipendenti impiegati è sicuramente un'azienda agroindustriale. Essa pone l'obbiettivo della sicurezza salariale dagli "standardizzati" guadagni, ponendo un'attenzione particolare sul marketing di vendita. La maggior parte delle aziende vinicole italiane produce vino da agricoltura "convenzionale" mentre la superficie nazionale di aziende biologiche certificate risulta il 7,76% . Da quest'ultima percentuale solo l'1,64% sono le aziende “naturali” non certificate biologiche.

L'azienda in oggetto è una realtà artigianale, non certificata biologica fino al 2009 circa. Vanni dopo l'università di enologia, nel 2003 incomincia a imbottigliare il vino, prima prodotto e venduto sfuso, attuando in quell'anno la famigerata "conversione" biologica (un'operazione meramente burocratica ma necessaria).



Una realtà formatasi dalla produzione per autoconsumo interno ove la convivenza con seminativi ( foraggio e cereali ) e colture da frutta, ha da sempre caratterizzato "l'azienda", radicata e in simbiosi con il territorio abitato.

Oggi in un'ottica di autosussistenza, di consumi controllati e di virtuosi cicli ecosostenibili vi è un ritorno alla coltura diversificata. L'azienda Cinque Campi di Vanni Nizzoli ha da sempre sostenuto tal pratico concetto e aggiunge: “Ogni singolo essere vivente presente sulle foglie, sui tralci, nella terra fa parte dell’equilibrio naturale del territorio, equilibrio e originalità che si ritrova nei prodotti finali. Siamo convinti che questo sia l’unico modo possibile per produrre vino”.



CINQUE CAMPI : LE MARCONE V.D.T. 2007



I vitigni che vanno a comporre il rosso vino da tavola sono tre, ove il 90% è costituito da malbo gentile, mentre il restante 10% viene spartito dal marzemino e dal cabernet sauvignon. Le bottiglie totali prodotte sono mille e questa è la numero 302. Il malbo gentile non è un vitigno ermafrodita quindi non è in grado di autoimpollinarsi. Sostanzialmente subisce bassi livelli di allegagione, ma ha grossi grappoli alati da acini spargoli e molto pruinosi. Un vitigno autoctono affinato in botti di rovere usate di 225 litri per un anno, successivamente riposerà prima del commercio sei mesi nel vetro della bottiglia. Contiene: uva fermentata e 12 mg/l di solforosa. Un sano ed etico elogio naturale a questo meraviglioso vino.

Sensazioni, situazioni ritrovate, pensate e rivissute nel tempo portano a riviver talune esperienze non ascoltate abbastanza profondamente. Un nettare dionisiaco pregno d'energie raccolte dentro un sottil cristallo. Esso vibrando risuona ed amplifica l'animo dell'ascoltatore che tende il cuore e la mano a colui che ha profuso la sua essenza in quel liquido odoroso...

L'argilloso scirocco spira teso e satura d'ocra l'aria e il cielo . Radioso, terso ed umido l'aere circostante. Un immobil silenzio tiene ad esaltar le caduci foglie terrose, cadute su sparuti ciuffi d'erba fangosa. Scivolano e lentamente si uniscono le gocce d'acqua , rendendo sfocata e slavata la reale immagine ai nostri occhi. Sotto un cielo plumbeo scorgo lontano "mari" agitati , muri crepati e scrostati, corrosi dalla salsedine ai lati. Un vicolo di sconnessi gradoni in pietra lastricata, incanala la sottile e costante pioggia. Un'ombra dai contorni sfocati ,con passo indeciso, procede malinconica gravata dagli elementi.

In vigna l'aere mattutino è pungente e penetrante, come se la terra espirando esalasse la sua essenza di humus, muschio e radici. La terra ti ricorda che è viva e che spontaneamente dona rizomi di rabarbaro e solitari fusti di asparagi selvatici. Fatica e franchezza contadina odorano di cuoio e tabacco tostato. A ricordar e sottolinear le notti insonni, dense di preoccupazioni, ci pensa il caffè e l'orzo tostato.

Il frutto è bandito, il sorso è terroso ed introverso, molto piacevole e ragionato di cacao e china calissaia. Una ruvida fotografia in bianco e nero mi rimanda alle nostalgiche dolcezze del nero sambuco contornato da dolci caramelle inglesi alla violetta.  Un sorso differente, puro e tradizionale…
Ultima modifica ilVenerdì, 21 Ottobre 2016 13:15

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