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Castello del Terriccio: 1700 ettari di bellezza

Dizionario alla mano dicesi “tenuta”: una proprietà terriera di dimensioni notevoli. Varcando il cancello del Castello del Terriccio si capisce il vero senso di questa parola, usata altrove a sproposito.
 
Dall’ingresso fino al fabbricato dove ha sede la cantina si percorre una distanza che sembra infinita. Il tragitto sterrato è contornato da macchia mediterranea, uliveti, boschi e allevamenti equino (di razza Sella Italiana) e bovino (di vacche Limousine).

Per un attimo si ha la sensazione di essersi persi finché, finalmente, fanno capolino la cantina e una chiesetta (di proprietà, ma aperta al pubblico per la messa domenicale). Questa è la succinta descrizione del Castello del Terriccio, una delle maggiori proprietà agricole della Toscana, con ben circa 1700 ettari lungo il limite settentrionale della Maremma Pisana. Nei giorni limpidi si scorgono le isole dell’arcipelago toscano.
 
La storia di questa tenuta è millenaria e di alto rango. Papi, conti, re e principi sono i predecessori dell’odierno proprietario, Gian Annibale Rossi di Medelana. Si deve a lui l’attuale assetto aziendale, in cui la rivalutazione di antichi cloni e l’impianto oculato di nuove barbatelle consentono una produzione vinicola di qualità. Inoltre, a Rossi di Medelena va riconosciuta la capacità di aver trasformato una disabilità fisica in un motore propulsivo che ha portato alla crescita dell’azienda in termini qualitativi. Gian Annibale da campione equestre leso irrimediabilmente dopo una caduta da cavallo, non si perse d’animo e decise di mutare lo sconforto in grinta per occuparsi a tempo pieno dei suoi appezzamenti.



Le vigne al Castello del Terriccio crescono su suoli ricchi di minerali, tra cui ferro e rame, mescolati alla tessitura di medio impasto, con una equilibrata interazione di sabbie, limo e argilla. La vasta estensione della proprietà ha consentito l’impianto di vigneti esposti in modo che il mare faccia da specchio;  quindi, l’irraggiamento di riflesso si protrae a lungo.
Il patrimonio viticolo della tenuta annovera una variegata selezione di ceppi internazionali, per questo l’azienda ha abbandonato le due D.O.C. locali, Montescudaio e Terratico di Bibbona. Dopo Chardonnay e Sauvignon Blanc, introdotti nel 1988 e 1989 rispettivamente,  sono state impiantati Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon e Merlot. Il percorso di ricerca è proseguito nei primi anni Novanta con l’introduzione di Syrah e  Petit Verdot, utilizzati in micro-vinificazioni  per testare la capacità di adattamento e la performance organolettica. I vigneti sono allevati a cordone speronato per le uve a bacca rossa e a guyot per le uve a bacca bianca. Per tutelare le risorse idriche e per contrastare l’erosione viene mantenuto l’inerbimento a filari intercalari, con semine autunnali sovesciate. Sotto il profilo enologico la consulenza è affidata a Carlo Ferrini.

Si potrebbe andare avanti ancora con altri dettagli descrittivi dell’azienda, raccontati puntualmente durante la nostra visita dalla competente e raffinata addetta commerciale Bettina Bertheau, ma è ora di passare alle note sui “vini del sole etrusco” (riferito al logo raffigurato su tutte le etichette). Li abbiamo degustati sotto il portico della splendida villa aziendale di rappresentanza, ubicata in uno dei luoghi più suggestivi della tenuta.



Lupicaia 2011 Toscana Igt
È il pluripremiato top di gamma. Il nome trae origine da  un luogo dove tradizionalmente si avvistavano i lupi. Lupicaia è composto prevalentemente da uve Cabernet Sauvignon, insieme a Merlot e Petit Verdot. L’affinamento delle masse avviene separatamente in barrique e tonneaux d’Allier per 20-22 mesi, segue l’assemblaggio e un ulteriore periodo di affinamento in bottiglia prima della commercializzazione. Bouquet potente di prugna secca, arancia sanguinello, note balsamiche e graffio fumé. Affiorano anche sentori di tabacco e cacao. In bocca è piacevolmente impetuoso, minerale e tannico al punto giusto. Non è un vino che lascia indifferenti.

Castello del Terriccio 2010 Toscana Igt
L’annata 2006 ha vinto la medaglia d’oro al Decanter World Wine Awards nel 2013.  Siamo in presenza di un uvaggio dove prevale lo Syrah, in proporzioni inferiori ci sono Petit Verdot e altre uve a bacca rossa. Questo vino ha una vinificazione analoga a quella del “fratello” Lupicaia, ma ovviamente si esprime su altre corde. È vibrante con le sue note di frutti di bosco, viola, liquirizia e cioccolato.  Molto elegante in bocca, grazie ai tannini docili e al soffio di menta in chiusura.

Con Vento 2015 Toscana Igt
Vino creato nel 1985, la produzione annuale oscilla tra 4.000/6.000 bottiglie. È ottenuto da uve Sauvignon Blanc e Viognier. Quest’ultimo vitigno, coltivato in origine nella Valle del Rodano, ha conosciuto in Italia una significativa  espansione nelle regioni Toscana, Emilia Romagna, Umbria e Lazio.
Il nome Con Vento deriva da un podere dove anticamente i proprietari ospitavano anziani preti dismessi dalle loro parrocchie. Successivamente il nome ha assimilato il significato di “collina del vento”. Il vino regala una limpidissima nuance giallo verdolino che preannuncia una allegra freschezza gustativa. Benché la persistenza non sia la sua caratteristica principale, sa conquistare, oltre che con il palato, con un naso  nitido di albicocca, ginestra, salvia e una bella impronta iodata. Grazie alla vinificazione in acciaio ci arrivano integri i sentori varietali.



Tassinaia 2012 Toscana Igt
Ogni nome ha una storia. Il cru Tassinaia  rimanda alla conformazione del sottosuolo ricco di sassi e alla presenza di una collina popolata da tane tassi. Il vino è ottenuto da un uvaggio equo di Cabernet Sauvignon e Merlot. Dopo 14-16 mesi di affinamento in barrique e tonneaux di rovere francese il Tassinaia viene assemblato e fatto affinare in bottiglia per almeno 12 mesi prima di essere commercializzato. Frutti di bosco in evidenza all’olfazione, erbe mediterranee, soffio marino e tocco speziato. Sorso impetuoso, sapido e tannico.

Il congedo dalla tenuta riserva una sorpresa. Avviandosi verso l’uscita c’è il bivio per Le Tassinaie, piccola azienda biologica e biodinamica dedita alla trasformazione artigianale di frutta e verdura di stagione, all’insegna dello  slogan: “Dal seme al piatto”.  

La proprietaria è la vulcanica  e sorridente contessa Cristina Di Carpegna. Una sociologa innamorata della natura che ha avviato l’attività agricola insieme alla figlia biologa.  Nel 2010, su 3 ettari, diede vita all’orto biodinamico (dove ci sono anche le arnie) e nel 2013 iniziò l’attività di trasformazione. Marmellate, paté, salse, sott’olii e passate sono il frutto dell’artigianalità e di una conduzione agricola che esclude i prodotti chimici di sintesi. “ È bello constatare come anche in assenza di pesticidi i parassiti scompaiono. Giusto per fare qualche esempio; l’ortica e l’equiseto sconfiggono gli afidi, il caolino è efficace contro la mosca dell’ulivo”, sottolinea la contessa.



Le Tassinaie è l’ambiente ideale per entrare in sintonia con la natura e con se stessi. Infatti, l’azienda offre ricettività e organizza sessioni di meditazione.

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