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Tenuta Frassitelli: la viticoltura eroica di Casa D’Ambra

Un’isola nell’isola, suggestiva e affascinante, questa è la Tenuta Frassitelli, dall’alto dei suoi 600 metri. L’Ischia di “come eravamo”, dove il mare, le parracine e il vento sono i protagonisti di un territorio unico e prezioso. Dove l’uomo non ha creato danni, ma un vino che è simbolo di tradizione ed eleganza.

L’Isola d’Ischia, non solo mare e non solo terme ma storie di terre coltivate a pane e fatica, di uomini e di passioni. E soprattutto, storie di vini che hanno fatto la storia, quella dell’isola e di vigne strappate al mare e alla montagna. Quelle che ti fanno immaginare un progetto e che la passione ti costringerà poi a realizzare, di competizione con sé stessi e con la natura, per migliorarsi sempre. Nasce così, nel 1985, per mano di Andrea D’Ambra, la prima annata del Frassitelli, lassù, in alto, vicino al cielo. Vinificata di nascosto e presentata al padre Salvatore come una sorpresa, ben sapendo che le “piccole frasche” di famiglia e le brezze di mare sarebbero state complici della straordinaria qualità di un vino. Luigi Veronelli era rimasto folgorato anni prima da questa vigna magica, tanto da classificarla tra le più belle d’Italia: un giardino pensile sul mare in 4 ettari di viti, tra alte ginestre e origani selvatici, comprato nel tempo a piccole parcelle dai contadini dell’isola e lavorato da “angeli matti” che volano sull’altezza di queste vigne con le cassette d’uva sulle spalle: l’aiuto e il fascino delle monorotaie sarebbero arrivati molti anni dopo.
                                                                         


La storia della famiglia D’Ambra viene dal passato dell’Isola, attraversando la storia della sua  produzione vitivinicola e parte da lontano, da quando Francesco D’Ambra e i suoi “carrati” di vino arrivavano a Napoli, alla fine dell’Ottocento. Viino fatto da uve che quasi nessuno conosceva ma che Don Ciccio riuscì a far amare e apprezzare. Colori e profumi dell’Isola che non risparmiarono i suoi tre figli, Mario, Michele e Salvatore, i quali iniziarono una serie di trasformazioni che porteranno l’azienda a puntare sempre più in alto. Sono gli anni ’50, quelli dello sviluppo turistico dell’isola, e mentre tutt’intorno si costruisce e si espianta, i fratelli D’Ambra sfruttano il miracolo economico per assumere un'importanza culturale sempre più identitaria e fortemente legata al territorio. Salvatore è il primo ad imbottigliare il Biancolella, a darne pregio e importanza, vestendola dell’etichetta storica che tutti conosciamo. E lo fece insieme al grande amico Luchino Visconti che portò questi vini nel cuore per tutta la vita e che suggerì quel tocco di “tradizione” sullo sfondo, con la casa di famiglia e il mare di Ischia. Tradizione ed eleganza, così nasce un’icona, Casa D’Ambra, e insieme a lei la DOC Ischia, il 9 maggio del 1966, prima in Campania e tra le prime cinque in Italia.
                                                                   


Ma si sa, la storia è un susseguirsi di nuovi protagonisti ed è Andrea, enologo come il papà Salvatore, a raccogliere la sfida e difendere il patrimonio di terreni ricchi ma difficili. L’innovazione come ricerca nella tradizione. È la sua frase, il suo motto, la sua filosofia di vita. Seguendo personalmente le sue “creature”, dal vigneto all’imbottigliamento nei vigneti di proprietà, tra i quali i mitici quattro ettari in località Frassitelli. Terreni con una pendenza superiore al 60% poveri e tufacei, con il grande dono di drenare l'acqua in eccesso e restituirla gradatamente.

Qui la Biancolella, vinificata in purezza, dà rese basse e matura tardi, regalando risultati straordinari. In cantina, fermentazione per 10-15 giorni, sosta sui lieviti e batonnâge, tutto esclusivamente in acciaio. Un vino che delizia lo sguardo con il suo colore giallo paglierino e incanta il senso olfattivo, con un ventaglio di note agrumate eleganti e fresche, seguite dai delicati profumi tipici della macchia ischitana, origano e salvia, e da quelli fruttati di melone, pesca bianca e albicocca.

Stuzzicante ma non invadente una leggera vena minerale e iodata, un accenno che ritroveremo in bocca nel lungo finale, sapido e ben equilibrato. Un vino sontuoso, elegante, un bianco che “può invecchiare” come diceva Mario D’Ambra e come ha ben dimostrato l’Ischia Doc Frassitelli da vigne vecchie, al Vinitaly di quest’anno, in occasione delle celebrazioni della Doc Ischia. Sembrava di tuffare il naso in un calice di Riesling eppure era Biancolella, la principessa autoctona delle uve ischitane, figlia del cru dell’Isola.

E così Andrea D’Ambra ha mantenuto la promessa, quella fatta da zio Mario a Luigi Veronelli e come si legge ancora in quelle righe custodite nell’archivio dell’azienda, in una lettera del 1977. Mario D’Ambra e il mitico Gino, tra loro una lunga amicizia, la Tenuta Frassitelli e la promessa di produrre un Biancolella da un terroir unico ed espressivo, per restituire l’Isola d’Ischia alla sua verità di silenzio e natura.

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