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Amaluna: spumante di Puglia

In tanti ci si trova. Qualcuno sorride, qualcuno storce il naso, qualcuno ironizza. È il destino del nuovo. Non traggano in inganno frasi circostanza, sbatter di ciglia e abuso di superlativi.

Noi proviamo a far la nostra parte, chiamati a render conto a chi non c'era di eventi vissuti da vicino. Vicinissimo. Scevri da affettività, simpatie e campanilismi.
Ventitre di marzo del duemilasedici, Cantina Due Palme, grande spolvero e pubblico speciale. È nato Amaluna, blanc de noir in metodo Charmat dicono i coltissimi. Spumante bianco da uve di negroamaro traduciamo, per noi e per chi, come noi, è solo un consumatore consapevole.

Operazione di Marketing (con la lettera maiuscola) di grande respiro, di bell'impatto e di schiatta locale. È molto bello seguire una linea intera: uve autoctone, tecnici locali, produzione interna, shot, packaging e comunicazione tuttoPuglia. Stile ed eleganza. Ed una chicca: Gianni De Benedictis disegna due bracciali M/F per raccontare etichetta e luce dell'Amaluna.

Il complex di Due Palme (brand che, abbandonato il termine cantina, veleggerà verso nuovi lidi, credo) al patròn Angelo Maci. AMA si legga A.Ma. Indiscutibile motore primigenio, spesso vulcanico, talvolta temerario, della Cantina Due Palme fin dalle sue origini.



Gli va ascritto il merito, con radi analoghi, di aver dato una sponda alla frammentaria produzione raccogliendo in unico corpo quasi millecinquecento produttori, alcuni davvero minuscoli. Senza di lui avrebbero abbandonato in molti e la vigna sarebbe ormai solo un ricordo.

Amaluna non è il primo spumante di Puglia e nemmeno del Salento, nemmeno il primo di negroamaro o di Due Palme. Ma è il primo che, per scelta specifica, prova a inserirsi in quel mercato ipertrofico che i bravi chiamano Horeca e SuperHoreca. Noi lo denominiamo il mondo del “prosecchino”. Spesso fatto da discutibili e anonime imitazioni del DOCG a cui si ispirano, e nel mondo nebbioso del “fresco è bello!”, Easy e Trivial diventano sinonimi, frizzar di papille e gare di rutto libero.

Amaluna non è tradizione e nemmeno innovazione, Amaluna è intenzione e, credo, suggestione. Undici gradi e mezzo per un vino che fa il botto ma continua ad esser vino, dal colore brillante, extra dry ma con un residuo zuccherino tanto minuscolo quanto efficace. Buona carbonazione ma nulla di eccessivo, armonia anche al naso, ampio spettro senza esondare nell'invasivo e in bocca la grande bevibilità, un buon corpo e una media lunghezza. Gradevolissima la nota erbacea nel finale, pulita, di delicato amaro di cicoria che fa tanto territorio e bocca pulita.

Non pretende grandi piatti e nemmeno preziosità, ma sa comportarsi con garbo. Né per contrasto né per coniugio, Amaluna è piacevole compagnia; amico, per parte mia, di una buona pizza, di verdure grigliate e di lupini. Anche di parole fra amici e basta.

A far presto in un aperitivo gustoso e a far tardi con chi si sta bene, per questa ragione, mi perdoneranno gli esperti del marketing, la mia declinazione preferita è “Ama l'una”, sia essa diurna o notturna.

Benvenuto Amaluna. E chi dice che da noi non vi sia tradizione di spumanti ha perfettamente ragione. Ma una tradizione deve avere un principio … o no?

Bentornata Assunta. Chissà se non vi sia un qualche legame tra nascita e ritorno.
Sarà da investigare, per ora godiamoci la concretezza della folle intenzione e la proiezione della piacevole suggestione.

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