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Cataldi Madonna: assaggio dei vini umanistici

Luigi Cataldi Madonna, il professore, definisce i suoi vini umanistici, perché sono il frutto del lavoro dell’uomo e hanno un’identità ben precisa.

Sono distanti dal concetto di vini naturali e sono paradigmatici del legame vino-terroir. L’azienda di Ofena (Aq) si trova nel Forno d’Abruzzo, un altopiano che giace sotto l’unico ghiacciaio degli Appennini e il più a sud del nostro emisfero, il Calderone, con caratteristiche climatiche ben note. Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga regno incontaminato delle drastiche escursioni termiche. Ciò si traduce in complessità olfattiva dei vini, tessitura organolettica ricca e timbro identitario. Ne abbiamo ancora una prova con l’assaggio di 6 vini, tra novità assolute, conferme e lusinghieri esperimenti. (Per altri dettagli sull’approccio produttivo e la storia aziendale si legga l’articolo di Jolanda Ferrara).

“Frontone” Pecorino Doc 2013

L’introvabile. Prende il nome da un cru di pochi ettari. Un vecchio impianto con viti dal portamento  poco elegante. Ceppi rustici, come il vino che ne deriva. Il Frontone ancora esce sul mercato (presentazione ufficiale al prossimo Vinitaly) e già sono state prenotate le 3mila bottiglie prodotte. La gente si fida, perché in Abruzzo Cataldi Madonna è il pioniere del Pecorino. Il Frontone  non deluderà le aspettative, dopo 1 anno di vinificazione in acciaio e 2 di affinamento in bottiglia ci sono tutti i presupposti per un assaggio indimenticabile. Bouquet complesso, agrumato e di erbe mediterranee. In bocca minerale, fresco, terso, esuberante e dalla persistenza infinita.

“Giulia” Pecorino Doc 2015

Il paradigmatico. Decisamente fresco, con un’acidità spiccata e senza compromessi. Alcuni ritengo che l’acidità sia troppo elevata,  ma per Cataldi Madonna il Pecorino deve essere tagliente e citrino. Prendere o lasciare! Dalla vigna alla bottiglia criomacerazione e lunga sosta in acciaio a contatto con le fecce fini. Naso ampio contraddistinto dall’impronta floreale e di pompelmo rosa. Sorso strutturato, dalla scia salina e persistente.

Trebbiano Doc 2015

Il rassicurante. Un vino “accogliente”, che  conforta su tutti i fronti: vista, olfatto e gusto. È l’autoctono con invitanti sentori floreali e fruttati di pesca croccante, gradevolmente erbaceo. Beva piacevole e per nulla banale grazie alla percettibile impronta acida, un marchio di fabbrica dei vini Cataldi Madonna.

“Pie delle Vigne” Cerasuolo Doc

La conferma. Mai deludente e sempre espressivo sotto tanti profili. Sia per il colore cerasa fitto ed enigmatico; sia per l’integrità dei profumi di more, melograno e marasca; sia per il sorso opulento e duraturo, con una chiusura gentilmente amarognola. Si conferma un vero Cerasuolo di montagna ottenuto seguendo un’antica tecnica di vinificazione chiamata svacata. Si macera per 4-5 giorni una parte dell’uva e poi si aggiunge il mosto così prodotto al macerato in fermentazione. Segue una sosta per alcuni mesi sulle fecce fini con periodici bâtonnage.

“Cataldino” Rosato 2015

Il vinello. “Non tutti i vini devono essere importanti”, sottolinea spesso il professore, “altrimenti perdiamo il concetto di bevibilità”. Per questo nasce il Cataldino, un rosato dalla matrice  provenzale. Colore rosa impalpabile con riflessi ramati o, per dirla alla francese, buccia di cipolla. Da uve Montepulciano vinificate interamente in bianco con fermentazione spontanea a 18°-20°C. È un vino concepito per i giovani. Fruttato al naso, con lievi e piacevoli accenni di erbe mediterranee. Beva spregiudicata.

“Mio malgrado” Metodo classico pas dosè

L’esperimento riuscito. Il nome non è ufficiale, così come non è ufficiale l’uscita sul mercato di questo spumante metodo classico da uve Pecorino in purezza, 36 mesi sui lieviti. Suo malgrado, il professore si cimenta nella spumantizzazione, ecco spiegato il nome del vino. È un genere a lui non congeniale, ma avendo una materia prima eccezionale si è cimentato in una prova superata a pieni voti. Profumi varietali intatti, beva impetuosa e nel contempo carezzevole, perlage da manuale, fresco e salino. L’ideale per un brindisi autoctono e di carattere.

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