Log in

Il Ciliegiolo di Narni

Il rischio che il Ciliegiolo di Narni sparisse o che fosse considerato utile solo per tagliare altri vini è venuto meno quando alcuni produttori, andando contro l’abitudine comune, hanno deciso di vinificarlo in purezza, cercando di restituirgli il giusto spazio all’interno dell’enologia umbra.


Tale vitigno, a grappolo scuro e serrato, cresce nella parte sud della regione, nella zona di Narni e dei colli Amerini, e deve il suo nome al caratteristico aroma di ciliegia che sprigiona una volta nel calice.
Il primo produttore a credere in questo vitigno è stato Leonardo Bussoletti, appassionato di vino che, con l’aiuto dell’enologo Federico Curtaz e dell’università di Milano piantò degli antichi cloni di Ciliegiolo nella zona di Narni, con l’intento di mostrare al mondo che questa bacca rossa non fosse seconda a nessuno.

Il successo probabilmente è ancora ristretto all’Italia centrale, ma l’attenzione per questa tipologia di rosso aumenta ogni giorno, grazie anche alla manifestazione Ciliegiolo d’Italia organizzata dallo stesso Bussoletti. Sono solamente undici i produttori che operano nell’intento per un totale di cinquanta ettari di superficie; si sono riuniti nell’associazione Produttori di Ciliegiolo col fine di pubblicizzare il loro lavoro ben oltre i confini regionali.

Il Brecciaro 2013 prende nome dal terreno su cui crescono le piante, ricco di sassi. Le uve una volta vinificate fanno sei mesi di legno e sei in vetro. Il naso è notevolmente orientato su sentori selvatici che sovrastano, nell’immediato, i sentori di ciliegia. La bocca è scorrevole, buona la freschezza, mentre il finale è leggermente amaricante.

Completamente diverso è il Vignavecchia 2012; il naso mantiene toni più delicati di humus e sottobosco per lasciare posto a spezie e al tipico odore di ciliegia. Le note fruttate e speziate ritornano in bocca, allungando la durata del vino, che mostra una buona eleganza.

Per chi ama degustare l’autoctono il Ciliegiolo è un vitigno ideale. Documentazioni storiche dimostrano che tale vitigno sia presente in Umbria dal 1200, credo dunque che non vi possa essere rappresentazione più chiara del concetto di tipico.

Lascia un commento

Assicurati di inserire (*) le informazioni necessarie ove indicato.
Codice HTML non è permesso.