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VALLE REALE: LE VIGNE NEI PARCHI D'ABRUZZO

Vini a fermentazione spontanea senza controllo termico con lieviti indigeni. L’approccio produttivo di Leonardo Pizzolo. Sfide e progetti di valorizzazione territoriale dell’azienda Valle Reale.

Siamo a Popoli (Pe), in una cantina “gioiello” ubicata in uno dei posti paesaggisticamente più sbalorditivi dell’Abruzzo. Non a caso è stato scelto come titolo di quest’articolo il claim aziendale.

Valle Reale sorge  in un punto che denota il confine tra il Parco Nazionale del Gran Sasso, quello della Majella ed il Sirente Velino. A circa 300 m.s.l.m e alle porte della Valle Peligna, il luogo di origine del Montepulciano d’Abruzzo.
I vigneti, più o meno 60 ettari tra Trebbiano e Montepulciano d’Abruzzo, sono ubicati  a Capestrano (Aq) e Popoli (Pe). A custodire questo tesoro  c’è Leonardo Pizzolo. Nato nel Veronese, imprenditore risoluto che cela dietro una personalità apparentemente austera un’incredibile sensibilità per il lavoro che ha scelto e un amore sconfinato  per il luogo in cui lo svolge.

Un luogo, vale la pena ricordare, nel cui sottosuolo sgorga la sorgente dell’ acqua che viene imbottigliata da un famoso stabilimento prossimo all’azienda. Il sito produttivo in questione esegue test e campionature dell’acqua più volte al giorno, quindi: vietato inquinare! Ma a Leonardo non verrebbe mai in mente di farlo, perché vuole che i suoi vini sappiano di montagna incontaminata. Ed inoltre, in questo ambiente salubre vuole  fare un orto biodinamico recuperando antiche varietà, come la cipolla di Popoli.

Le condizioni pedoclimatiche della zona impongono vendemmie tardive.  Temperature medie molto più basse rispetto alle zone collinari e alla costa, ed escursioni termiche fra notte e giorno accentuate originano vini dalla grande complessità olfattiva, eleganti, caratterizzati da una forte acidità e freschezza, idonei all’invecchiamento. Ottenuti da fermentazione spontanea con lieviti indigeni, dal 2007 in poi.

“Abbiamo intrapreso un percorso di caratterizzazione della nostra produzione, il contributo  di Francesco Paolo Valentini è stato prezioso. I nostri vini sono sinonimo di terroir, quindi è impensabile in questo posto ottenere vini “potenti” e dalla gradazione alcolica  importante. Non ci interessa e sarebbe un controsenso”.  E questa frase imporrebbe una riflessione su certi Disciplinari di produzione, ma andiamo ai  vini.

Il vini di Valle Reale sono destinati alla ristorazione ed enoteche. Il 70% della produzione va all’estero e il numero di bottiglie annualmente prodotte oscilla in maniera significativa tra 300.000 e 100.000 bottiglie. Descriviamo di seguito 3 etichette rappresentative.

San Calisto è il Montepulciano d’Abruzzo Doc in purezza proveniente da un cru dove si trovano gli antichi depositi fluviali del fiume San Calisto; vigne vecchie dalla resa bassissima. 18 mesi di élevage in barrique.

Si presenta con note predominanti di frutti di bosco, spezie, caffè, tabacco e cioccolato. È marcatamente minerale, sapido e con sentori balsamici. Netto al palato e persistente. Doverosa una nota sull’uso dei legni. Precisa Leonardo (per nulla interessato alle note  boisé): “Adopero i legni fino al loro sfruttamento naturale. Non mi interessa “caricare” il profilo sensoriale del vino”.

Se gli chiedete se non teme che “sfinendo” le barrique possano insorgere problemi legati al brettanomyces la risposta sarà: “La corretta manutenzione e pulizia delle barrique mette al riparo da molte problematiche. Tuttavia, se insorge un problema di questo tipo non c’è spazio per correzioni. Per quanto mi riguarda, bisogna buttar via l’intera partita”.

Passiamo ad un’etichetta davvero interessante: Vigneto Sant'Eusanio Cerasuolo Doc, da considerare una chicca. Proprio mentre scriviamo fervono i preparativi per la presentazione dell’annata 2012 all’Hotel Principe di Savoia di Milano, insieme al San Calisto 2011.

Il Sant’Eusanio è figlio di un cru ubicato nell'appezzamento più freddo e più in alto della proprietà, circoscritto da un bosco a 497 m.s.l.m.

Due vendemmie diverse nell'arco della giornata  per ottenere un profilo sensoriale differenziato e 1.200 bottiglie per tipologia.  

Vendemmia ore 4.00 (etichetta nera). Chicchi "gelati" che racchiudono in sé il terroir. Cerasuolo dal colore rosa antico. Al naso muschio, pompelmo rosa e frutti di bosco  minuti;  linfa e corteccia. In bocca ingresso esile che si fa largo avvolgendo tutto il palato con un timbro balsamico e minerale.

Vendemmia diurna (etichetta bianca).  Note più calde. Salvia, menta, ciliegia e tocco agrumato. Fresco in bocca, sapido e persistente. Comun denominatore i profumi netti, eleganti e persistenti.

Chiudiamo con Vigne di Capestrano Trebbiano d’Abruzzo Doc. Nasce in una piccola parcella in corrispondenza di uno specchio d’acqua ricco di vegetazione, confinante con l'antica proprietà del convento dei frati francescani.

Nel 1400 furono proprio questi monaci ad iniziare la vinificazione del trebbiano a fermentazione spontanea. Nel 2007 Valle Reale con le uve di questo appezzamento portò  a termine la prima fermentazione spontanea senza controllo termico.

All’interno dell’elegante confezione in cui riposa la bottiglia di Vigne di Capestrano c’è una lettera –  firmata da Leonardo Pizzolo – in cui si legge: “Questo vino è ottenuto con un processo di fermentazione spontanea naturale senza controllo termico ed è rimasto molti mesi a contatto con il proprio lievito originale. Lo abbiamo volutamente imbottigliato senza filtrarlo, proprio perché vogliamo che anche l'affinamento in bottiglia sia una naturale continuazione di ciò che è avvenuto nella nostra cantina. Per questa ragione il vino può apparire, o apparirà nel corso della sua evoluzione in bottiglia, leggermente velato. È questo un segno della vita del vino che prosegue nella bottiglia.

Con il passare del tempo, i lieviti depositano sul fondo ed il prodotto, con la propria puntualità, diventerà limpido per effetto della decantazione”. È semplicemente il vino dell’attesa, da cercare e da degustare, nella consapevolezza che mentre lo si beve si  è  partecipi di un progetto unico che parla di un Abruzzo autentico.

Ultima modifica ilLunedì, 26 Gennaio 2015 08:46

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