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OTTOMANI PER IL GARGANO, CHI BEN COMINCIA...

Foto di Gianni Fieramosca Foto di Gianni Fieramosca
Da Roma verso Vieste. Per Pescara. E poi giù verso il lago di Lesina e la discesa che porta a Rodi, a San Menaio, verso Ischitella. Una strada da far rimpiangere le più fantasiose montagne russe.
Per fortuna il primo pezzo di strada lo ha guidato mia moglie, quindi si può andare sereni e riposati per queste vie contorte tra panorami mozzafiato. Peccato che non ci sia una piazzola dove fermarsi e scattare una foto. Ricordi di giovine età, di quando si veniva in campeggio. Emozione.

Vieste finalmente, un Hotel dal nome importante e stellato come il firmamento. In pieno centro. Ci attendono, abbiamo prenotato per tempo. Possiamo anche lasciare l’automobile vicino.
Un adeguato riposino e poi, a piedi, al Capriccio. Di fronte al porto. Una distesa di cemento a segnar la terra e una di scafi densi come api in alveare sul pelo di un’acqua immobile.

La serata è fresca ma non fredda.

Ingresso, volti noti e di grandi affetti, e volti ignoti. Un evento. “Gargano. Punto e basta”. Quattro Chef della “testa di Puglia” cucinano a otto mani per una piccola platea di giornalisti e una più ampia di avventori. I vini sono di Polvanera e l’esperienza si prospetta interessante.

Tutte le volte che quattro generali provano a comandare un piccolo esercito contemporaneamente l’esperienza è interessante. Si sa che nelle operazioni concrete un sergente vale cento colonnelli ma è raro che gli alti gradi si facciano condurre dagli esperti operativi.
E dunque l’errore è in agguato, la mancanza ti attende, la trappola è sempre pronta a scattare.
Ho voluto vivere l’esperienza da “cliente” invece che da giornalista. Ho pagato il mio conto in anticipo e ho assunto la postura del goloso.

Non racconterò quindi il succedersi delle portate né mi farò trascinare dalla critica sui piatti. A questo son bravi tutti ormai, certo più bravi di me. Ma la vedo da cliente, capitato per caso.

Intanto l’accoglienza e il clima. Assai più “caldi” i generali dei soldati. Nazario Biscotti, Domenico Cilenti, Gegè Mangano, Leonardo Vescera gasatissimi ed anche un po’ tesi riuscivano a dispensar sorrisi ed anche pacche sulle spalle. Contriti i giovani a servizio. L’architettura del locale, la scelta (errata) di far servizio a libera entrata non rendevano certo agevole il lavoro. Anche il numero di portate, tra amusebouche, antipasti, primi, secondi e dolci, abbastanza eccessivo non deponeva all’allegria del personale di sala. Epperò quando si decide di ballare si balla, il tango, la zumba o la bomba poco importa. Si balla e basta.
Si distanziano le portate sempre di più, testimone la quantità di pane (tra l’altro ottimo con punte di eccellenza nei panini) che viene consumato e il vino che giunge quasi sempre asincrono all’esigenza.

Ottima la scelta di mettere dell’ottimo olio di peranzana a tavola, ma se fosse stato olio nuovo sarebbe stato certamente meglio.
Gli esercizi degli chef si alternano con alterni e discussi pareri. Patata con le ostriche, baccalà e calamari sono ottime promesse ma forse andavano serviti un po’ meglio, i ravioli double faces un po’ eccessivi e il resto molto ardito o molto semplice. Lo spiedino con il tonno e il caciocavallo, ad esempio peccava in freschezza o la barchetta in freschezza eccedeva …
Di grandissimo interesse l’accoppiata rosato con l’anguilla e il primitivo con lo stracotto di podolica. Aggiungendo la polpetta di foglie di papavero e il gelato all’olio di peranzana valevano il ticket tutto intero.
So bene che il mio parere vale quanto il due di coppe quando la briscola è a denari ma non è mia intenzione dare voti alla cucina di nessuno, solo il parere di un cliente pagante che fa una semplice constatazione sul rapporto prezzo/prestazione.

Sulla iniziativa invece il voto è massimo e son sicuro che se verrà ripetuta avrà molte meno sbavature e alcune portate saranno portate con maggior convinzione e risultanza. Complimenti dunque, per l’idea e per il vino. Valido il bianco (minutolo) ottimo il primitivo (già noto a molti), impressionante il rosato per frutto, freschezza e bevibilità. Complimenti anche a Polvanera.

È notte fonda quando si torna in hotel, si dorme alla grossa ma la sveglia biologica è sempre la medesima. Ci si fa forza per arrivare alle sette e mezza. Si è notato subito che l’albergo non è gran che attrezzato in termini di colazione. Si riesce ad avere una tazza di buon caffè e una risposta balbettata alla domanda “dove viene servita la colazione”. Si va a fare una passeggiata per qualche foto e si paga il conto, maggiorato con una buona scusa rispetto a quanto concordato. Per una ventina di euro non si discute, ma pagare a Vieste, sotto Natale, più che a Roma per un servizio che nemmeno si somiglia fa riflettere. Fa riflettere su quanta strada deve fare la cultura del turismo in Puglia, anche sul Gargano che il padreterno ha dotato di bellezze incommensurabili.

Che dire? Esperienza bellissima, protagonisti da applauso, compagnia inimitabile. Da giornalista dico che il primo passo lo saluto con grande piacere. Da cliente dico accelerate, a settanta minuti di motoscafo, dall’altra parte dell’Adriatico camminano a cento chilometri orari. E il rischio è che i clienti se ne vadano dall’altra parte, e con loro anche gli Chef.

È ora di prendere la via del ritorno, Salento arriviamo!!!

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