Log in

MONTEPULCIANO D’ABRUZZO ’64. UN “VINO CON LA GIACCA” PER FESTEGGIARE EMIDIO PEPE

Verticale storica in omaggio alle 50 vendemmie  della cantina biodinamica abruzzese.  Ripercorsa la storia di Emidio Pepe attraverso il libro “Manteniamoci Giovani” di Sandro Sangiorgi

Emidio Pepe non ha bisogno di presentazione.  È un nome che  evoca genuinità e rimanda subito al Montepulciano d’Abruzzo e al Trebbiano allevati a tendone, pigiati con i piedi, diraspati a mano e fermentati in vasche di cemento vetrificate. È un nome legato a una storia che va avanti così dagli anni ’60 quando l’azienda di Torano Nuovo (Te) si chiamava “Casa Vinicola Aurora” ed Emidio andava in giro a proporre i suoi vini. A quei tempi chiedeva ai potenziali acquirenti se volevano qualche bottiglia e spesso si sentiva dire di no. Emidio da contadino saggio, forte e gentile (come si dice debba essere un vero abruzzese), rispondeva con pacatezza sorniona e disarmante: “Manteniamoci giovani”.  Frase presa da Sangiorgi per dare il titolo al libro che racchiude  l’avvincente storia di Emidio. Un vignaiolo ultraottantenne di poche parole, distinto nel vestire e nei modi, sorridente, acuto osservatore e lungimirante. Capì più di 50 anni fa che la l’agricoltura biologica e la biodinamica, da sempre esistite,  erano cose serie. Capì che il vino ottenuto dalla fermentazione con lieviti indigeni e  non  travasato, oltre a piacergli,  lo differenziava come stile dagli altri. Oggi Pepe  vanta la cantina con le più vecchie annate di tutta la regione. A Wall Street il Montepulciano d’Abruzzo ’64 è stato battuto all’Asta raggiungendo la quotazione di oltre 4.000 dollari. Da quella meravigliosa cantina, che può essere definita un vero caveau, i Pepe hanno attinto ad un’annata di Trebbiano e ben 11 di Montepulciano, partendo dal 1964,  per festeggiare mezzo secolo di fatiche e successi insieme ad amici, autorità e stampa specializzata. Celebrazione che in realtà ha avuto un primo momento al Vinitaly, quando a Emidio è stata conferita la “Gran Medaglia di Cangrande. Benemerito della Vitivinicoltura Italiana 2014”. In quella occasione è stata proposta un’altra memorabile verticale che partiva dall’annata 1967, ovviamente introvabile e dal prezzo esorbitante.

I successi dell’azienda teramana ubicata ai piedi del Gran Sasso si devono alla caparbietà di  Emidio che, sostenuto dalla moglie Rosa, ha dato il giusto input alle  figlie Sofia e Daniela, e alla nipote Chiara. Una giovane spigliata e professionale. È la poliglotta della famiglia, tiene testa ai buyer più scafati ed accompagna il nonno in giro per il mondo negli eventi di rilevanza internazionale. I Pepe curano 15 ettari coltivati in prevalenza a Montepulciano e Trebbiano d’Abruzzo, dove trovano dimora vigne  vecchie di 40 anni.  Terreno argilloso - calcareo, forte escursione termica, trattamento con zolfo di miniera, acqua di rame e composti  biodinamici.  «L’uva viene raccolta a mano prelevando solo i grappoli sani e maturi. Il Trebbiano va pigiato  con i piedi dentro una grande vasca di legno, sul cui fondo ci sono assi accostate che lasciano passare soltanto il succo degli acini», spiega Chiara durante la visita in cantina. «La diraspatura del Montepulciano viene fatta a mano, sfregando i grappoli contro una rete metallica sovrapposta a tini di legno. L’uva fermenta con i propri lieviti in vasche di cemento vetrificate». Conclude «Noi invitiamo gli increduli a venirci a trovare in vendemmia. Capisco che è una cosa inconsueta, ma nonno ha fatto sempre così e noi continueremo a farlo». Quest’è il segreto dei vini di Emidio Pepe, non ammettono mezze misure: piacciono o non piacciono. I lieviti indigeni per Pepe sono un patrimonio irrinunciabile e tracciano l’impronta che costituisce il marchio distintivo della sua produzione. Per i rossi il mosto va a contatto con le bucce nelle vasche, è gestito con follature manuali e sosta 2 anni prima dell’imbottigliamento. Il Trebbiano è vinificato in assenza di vinacce e dopo 15 mesi viene imbottigliato e riposto in cantina. Pepe rifiuta il legno.  Il vino invecchia in bottiglia e si decanta naturalmente, perché filtrandolo perderebbe tante proprietà. I sedimenti vengono rimossi travasando le bottiglie nel momento in cui vengono richieste, la colmatura è fatta con vino della stessa annata, si sostituisce il tappo e lo si marchia con l’anno di decantazione. A proposito delle filtrazioni abbiamo in serbo un ragionamento di Emidio che ci riserviamo per la chiusura.

Passiamo alla verticale storica di 11 annate di Montepulciano d’Abruzzo. È un peccato non poter descrivere per limiti di spazio tutti i dettagli dell’attesa, l’atmosfera calda e nel contempo solenne, l’ansia di sorseggiare vini che sono a pieno titolo parte dell’enologia mondiale.



Montepulciano d’Abruzzo 1964
La prima annata di imbottigliamento. Vendemmia all’insegna del buon andamento climatico. Vino sorprendente  che calamita l’attenzione con l’unghia aranciata. Naso balsamico e di liquirizia. Sentori lievi di caffè. Chiusura di mandorla. Elegante e persistente contro ogni previsione e miracolosamente sapido.

Montepulciano d’Abruzzo 1975
L’unico languido e poco netto nei profumi.  Sentori di cenere e argilla seguiti da fievole frutta. Bocca sapida.

Montepulciano d’Abruzzo 1979
Armonico. Calice rosso rubino che al naso svela un bouquet a dir poco entusiasmante. In successione: menta, olive nere, impronta balsamica, frutta e pepe. Opulenza gustativa, freschezza e sapidità inenarrabili. Qualità eccelsa.

Montepulciano d’Abruzzo 1983
Annata calda. Vino molto amato da Emidio e messo in commercio dopo 10 anni per aspettare che esprimesse al meglio le potenzialità. Ammiccante. Profumo di liquirizia e frutta sottospirito. Robusto e fresco. Persistente, tannico e piacevole.

Montepulciano d’Abruzzo 1985
Annata calda. Piacevoli sfumature odorose di terra e sottobosco. Tabacco dolce, cacao, ciliegia, geranio  e pepe. Al palato corposo e piacevolmente sapido. Chiusura di noce. Persistenza marcata.

Montepulciano d’Abruzzo 1990
Divertente. Apertura su note torrefatte, tabacco, scrucchjata (marmellata d’uva) e liquirizia. Sorso avvolgente, pieno e suntuoso. Lungo e dall’impronta salmastra spiccata.

Montepulciano d’Abruzzo 1993
Chiuso al naso.  The, argilla, seguiti da un  accenno singolare di susina.  Bocca sapida e balsamica. Chiusura minerale.

Montepulciano d’Abruzzo 1998
Elegante e brioso. Palese ventata di frutta a bacca nera sottospirito, geranio, rosa, cannella, mandorla e pepe. Tannino coeso. Sapidità confortante.

Montepulciano d’Abruzzo 2001
Montepulciano d’Abruzzo indomito. Note speziate anticipano quelle floreali di geranio e il tocco balsamico. Tannico, austero e sapido.

Montepulciano d’Abruzzo 2010
Ancora troppo fanciullo. Frutta, spezie, cuoio, tabacco, cacao e astringenza preponderante. Impronta salina. Da riassaggiare a tempo debito.

Montepulciano d’Abruzzo 1995
Servito a fine batteria per confrontarsi con Sangiorgi, sostenitore della tesi (alquanto discutibile) che l’annata in questione abbia dato un vino di poca sostanza. Siamo alle prese con un vino mite e per paradosso brioso. Figlio di un’annata difficile che faceva temere il peggio, invece Emidio magistralmente ha saputo trarre il meglio dal frutto. Sentori di polpa, note calde e suadenti,  delicata impronta balsamica e di spezie. Sorso esile che si distende progressivamente avvolgendo e scaldando il palato. Fresco, vibrante e vitale.

“Il vino è un essere vivente. Ha bisogno di una casa. La casa ideale per i miei vini è il cemento”. Spiega Emidio a fine degustazione, “I travasi impoveriscono il vino. Al primo travaso il vino si leva la giacca, al secondo travaso si leva la camicia, poi… Una volta che il vino si impoverisce non dura”.



Lascia un commento

Assicurati di inserire (*) le informazioni necessarie ove indicato.
Codice HTML non è permesso.