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Fanòi, il fuoco della passione

Il fuoco racchiude in sé una moltitudine di significati: la passione, l’amore, il desiderio,  riportando alla mente riti simbolici legati alla famiglia e all’ambito rurale.

In Puglia, precisamente a Sava, i fuochi vengono ancora accesi come riti propiziatori per favorire un buon raccolto. È in questa terra che nasce il Fanòi, dal greco, appunto, “fuochi”, il vino Primitivo prodotto dall’azienda Cantele in un paese dove il passato convive con il presente in una proiezione che mira al futuro.

Il Fanòi racchiude al proprio interno la storia di una famiglia caratterizzata da una passione comune che viene tramandata e gestita con amore. Questa è la storia dell’azienda Cantele, una realtà vitivinicola dislocata nel cuore pulsante del Salento, tra Guagnano e Salice Salentino, nella provincia di Lecce.

Ѐ in questa terra barocca che Giovanni Battista Cantele e sua moglie Teresa Manara, originari di Imola, agli inizi del novecento decisero di far cresce il proprio amore puntando la propria vita verso Sud. Oggi l’azienda continua la propria fortunata storia grazie alla terza generazione, il figli di Augusto Cantele, Gianni e Paolo, e i figli di Domenico, Umberto e Luisa. La nuova visione aziendale compie un deciso passo in avanti in termini di qualità, come testimonia appunto la produzione del Fenòi.

Fanòi trae le proprie origini nella terra fertile di Sava, nel tarantino, cuore della Doc Manduria, zona storicamente vocata alla produzione di Primitivo.

Il Fanòi è composto da un “cru” di Primitivo proveniente proprio da questa zona, ma il processo di vinificazione e imbottigliamento viene compiuto a Guagnano, ecco perché in etichetta compare la scritta “IGT Salento”. Ne vengono prodotte soltanto seimila bottiglie l’anno, commercializzate ad un prezzo di 30 euro.

Nonostante il prezzo medio-alto, il riscontro tra gli amanti del vino è sempre positivo.

Come ci conferma lo stesso Paolo Cantele, in effetti, il prezzo non è un ostacolo per il consumatore ma «il problema si riscontra nella difficoltà di far crescere il nostro valore. A parità di prezzo e qualità, il consumatore si indirizza verso vini più conosciuti come Brunello, Barolo o Amarone, piuttosto che su Primitivo o Negroamaro. Non è un problema qualitativo, ma solo ed esclusivamente di comunicazione, di marketing».

Ora lasciamoci conquistare dal Fanòi e iniziamo il nostro viaggio sensoriale. Il nome identifica il fuoco e il sorso lo conferma. Già alla prima goccia il palato arde piacevolmente grazie alle numerose sensazioni gustative che lo pervadono. Alla vista ci cattura per il suo colore rosso rubino, mentre al naso rivela il proprio carattere deciso con estrema irruenza.

Sprigiona un profumo di frutta matura, amarene e prugne su tutti, speziato sulle note del pepe nero e della salvia, sul finale si avverte una leggera sensazione fumé e una nota di ferro o - più precisamente - di ghisa.

Al gusto è ricco di succosa sostanza, ben richiama alla concentrazione fruttata, lasciando spazio a una notevole presenza tannica mai troppo aggressiva. È un vino morbido, dall’imponente struttura, condito con dei piacevoli tintinnii salmastri, in un quadro di ottima coesione.

Perfetto da abbinare con primi piatti importanti a base di ragù.  

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