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LA MALVASIA DI PAOLA LANTIERI

Qual è il nome di questa montagna, ragazzo? È nel suo più dottorale tedesco che il professor Lidenbrock, appena emerso dal cratere, si rivolge ad un ragazzino spaventato e perplesso, senza successo. Né col francese né col tedesco, infatti, otterrà risposta; solo un urlaccio scomposto in lingua italiana scioglierà la lingua del fanciullo sbrindellato: Stromboli! Stromboli! risponderà fuggendo.


In una immaginaria discronia romanzesca, se il trio di protagonisti di Viaggio al centro della terra di Jules Verne fosse sbucato a Vulcano, anziché a Stromboli, avrebbe forse incrociato una donna assai particolare. Possiamo immaginarli, Otto, Hans e Axel, sotto un sole di diamante, scendere le ripe del monte Aria, dopo essere saltati fuori dal Gran Cratere, e avvicinarsi al più bel grano di civiltà nel silenzio intonso di sterpi, canne e ginestre: la casa rosa di Paola Lantieri.

Sulla strada di Gelso, unica frazione risparmiata dalle infamie edilizie degli anni Settanta, è impossibile da non notare, incipriata di rosa e bordata di bianco, ingioiellata con antichi tiranti a forma di croce, a far ombra dall'alto ai lunghi filari a precipizio su un mare color zaffiro, discreta e bellissima, sul limitare del promontorio di punta dell'Ufala. E certo Paola non sarebbe fuggita come il pastorello, ma avrebbe offerto loro i suoi occhi azzurrissimi, i suoi biscotti e il suo vino, all'ombra del patio, come ha fatto con noi una mattina d'agosto.

Mentre il vino scivola nei bicchieri Paola racconta: palermitana, già medico, già imprenditrice, nel 2003 decide di cambiare ancora una volta rotta, rivolgendosi all'isola in cui ha già trascorso più di trenta estati: Vulcano. Non è il vino in sé a spingerla all'avventura, ma l'amore per l'agricoltura, il desiderio di tracciare un segno di rinnovo su cinquant'anni di abbandono.

Si imbarca Paola, e naviga, tra ciclopiche ristrutturazioni e infernali opere di sbancamento; tira dritto Paola, affrontando i frangenti della mala burocrazia e le inevitabili tempeste della mancanza di esperienza sul campo; e vince. Là dove un rudere avvizzito contemplava mesto uno strapiombo di canne bruciacchiate, adesso una meravigliosa villetta osserva compiaciuta la propria prole: cinque ettari di malvasia delle Lipari, ordinate come tante bambine all'appello prima di una gita in una domenica di sole.

In questo terreno, vulcanico e sabbioso, senza alcun tipo di irrigazione artificiale, nemmeno d'emergenza, Paola produce la sua prima annata nel 2006; è l'incontro con Giovanni Scarfone però, proprietario dell'azienda vitivinicola Bonavita, due anni dopo, a indirizzarla al meglio: potatura, conigli golosi, legioni di grillotalpa, tutto viene analizzato e ottimizzato. Le uve, parte essiccate al sole e parte in pianta tramite torsione del peduncolo, per un totale di venticinque quintali per ettaro, vengono adagiate in cassette e vinificate a Salina dopo un breve viaggio in nave.

La prima malvasia eoliana ottenuta a Vulcano è già storia: l'annata 2012 è giallo topazio e brilla trasparente al sole; profumi intensi di agrumi canditi, albicocca, mandorla e zolfo, tirato su direttamente dal terreno, in chiusura. A riprendere la bottiglia, magari stappata una settimana prima e non terminata, i colori e odori mutano e Paola ci tiene a far vedere la differenza: il topazio lascia il posto ad un mogano brillante, i sentori evolvono, il sulfureo cede il passo a fichi secchi e nocciole. Al palato, 14,5 % di alcool e non sentirli, presi come si è dalla caterva di sensazioni da tenere a bada: freschezza da agrumi, dolcezza garbata, salinità, e spessore tattile.

È questa una storia d'amore e pietà per le cose, di eroismo e passione per sé stessi; è questa la storia di Paola Lantieri, della sua malvasia, del proprio schiaffo morale ad una terra soffocata da burocrazia e aridità civile. Se volete ascoltarla, in estate fate un salto a Vulcano; la troverete lì, con la sua vigna, la sua casa e il suo vino.

Seduto a guardare il mare, magari scorgerete anche il professor Otto Lidenbrock, austero accademico di mineralogia ad Amburgo e conquistatore del centro della terra, ormai incapace di tornare in Germania, conquistato da quello strano odore di zolfo che permea l'isola e che ritrova ad ogni puntata di naso nei bicchieri di Paola.

Ultima modifica ilLunedì, 08 Settembre 2014 12:51

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