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Il Gattinara di Paride Iaretti

Il Gattinara di Paride Iaretti Il Gattinara di Paride Iaretti
A volte succede che i viaggi subiscano dei ritardi, dei rallentamenti. Dipendenti o meno dalla nostra volontà, accadono. Così, assentatici dalle strade del Barolo, in quel magico viaggio che è sempre l'avventurarsi sulle colline di Langa, abbiamo deviato per lidi ed enoici sorsi, fino ad imbatterci in un altro Nebbiolo. E che Nebbiolo: il Gattinara.
La denominazione è antica, già nel 1500 grazie a Mercurino Arborio di Gattinara si beveva questo vino alla corte del Sacro Romano Imperatore, Carlo V. La collina vulcanica di Gattinara, porfirica, ha sempre dato vini robusti, austeri, caratterizzati dalla Spanna, ossia il Nebbiolo locale, ed ancora Vespolina e Bonarda di Gattinara, o Uva Rara, allevati a mezza maggiorina.

Non è questo il momento per sviscerare le vicissitudini di questo grande vino dell'Alto Piemonte, ma vanno ricordati almeno gli artefici di questo prestigio: Travaglini, Antoniolo, Nervi; aziende che per decenni hanno portato il nome di Gattinara nel mondo. Accanto ad essi, però, è sempre vegetata una pletora di piccoli produttori, conferitori, amatori e quant'altro, che a vario titolo hanno tenuto in vita vigne antiche e difficili.

E qui arriviamo alla storia di oggi, perchè vi voglio parlare di una di queste storie familiari come tante, che parte da nonno Enrico e papà Pietro Iaretti, il cui figlio Paride agli inizi degli anni 2000 decise, dopo varie vicissitudini personali, di far diventare le vigne ataviche il fulcro di una nuova realtà vitivinicola.

Gli avvii non furono certo facili: alcuni problemi di salute, la scomparsa di papà Pietro, l'acquisto di altre vigne per dare corposità all'azienda, l'utilizzo dell'antica cantina di famiglia, affascinante ma talvolta angusta, in un cortile del '500, non scalfirono la volontà di Paride. Coerenza, modernità, efficienza: tre concetti ben chiari, che lo portarono a rendere più efficaci gli impianti, massima cura in vigna ed agricoltura convenzionale ragionata.

Oltre ad un vino da tavola, l'uvaggio Uvenere, Paride produce un Coste della Sesia Nebbiolo "Velut Luna", giovane e di elegante beva, ed il Gattinara Riserva; etichetta principale, quest'ultima, per Paride Iaretti dalla prima vendemmia, è ottenuto da nebbiolo pressochè in purezza dopo un affinamento di 3 anni in botti grandi di rovere ed a seguire in bottiglia. L'annata 2005 ha ottenuto, migliore vino dell'Alto Piemonte, il 23° piazzamento al Best Italian Wine Awards di Luca Gardini, per il quale è anche 63° vino al mondo nel 2013.

Dalla vendemmia 2007 inoltre è stato presentato quello che a mio avviso è il vero gioiellino di Paride: il Gattinara "Pietro", dedicato al papà scomparso. Nebbiolo in purezza da vecchie vigne fino a 90 anni di età, in cru importanti come Guardia, Valferrana ed Osso, segue un affinamento di tre anni in tonneau da 500 litri di rovere francese.

Un vino moderno, meno austero del più classico Riserva, con un tannino più elegante, eppure di grande purezza territoriale: la mineralità del porfido emerge sapida e netta , per un Gattinara insolitamente ricco e godibile già da giovane, nei toni floreali di viola smussati da una bellissima freschezza, che ne consentirà la più classica delle longevità. Ammesso che ve ne sia ancora, perchè dopo l'annata 2007, prima assoluta, anche l'ultima, la 2009, ha ottenuto l'Eccellenza con 18/20 sulla guida dell'Espresso, e mentre il vino andava letteralmente a ruba il nome di Paride ha cominciato presto a percorrere in lungo ed in largo la penisola italiana ed oltre.

In attesa di gustare l'anteprima del "Pietro" 2010, se trovate ancora qualche bottiglia di 2009 in enoteca il prezzo medio è 24 euro.
Ultima modifica ilLunedì, 27 Gennaio 2014 09:00

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