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L'Etna del Barone di Villagrande

Barone di Villagrande Barone di Villagrande
Primo fu Teocrito, poeta greco di Sicilia, a parlare, già nel III secolo a.C. della diffusione di vigneti alle falde del vulcano etneo, poi venne il frate domenicano Tommaso Fazello (1498 - 1570), storico e teologo siciliano che non rinuncerà a elargire lodi, seguito, nel XVIII secolo, da Giovanni Attilio Arnolfini (1733 – 1791), stimato idrologo e scrittore lucchese, che parla ancor più specificamente di vino di Mascali esportato nell'isola di Malta.


 Fu però un altro uomo, Carlo Nicolosi Asmundo, a trasformare il semi obliato nerello nell'amata denominazione Etna, conferendo negli anni Cinquanta un proprio statuto di dignità al vitigno. Nel 1948, Asmundo imbottiglia in bordolese la prima bottiglia di quello che diventerà presto l'Etna rosso, così apprezzata che Alfredo Maria Mazzei (1895 – 1970), consigliere avellinese dell’Accademia italiana della vite e del vino, ne parlerà in toni entusiastici due anni dopo. La sua versione in abito rosso deve le sue fortune al nerello mascalese e al barone Asmundo. Oggi l'azienda Barone di Villagrande, a Milo (Ct), è una meravigliosa realtà per il consumatore, pioniera dell'enoturismo in Sicilia; un vero e proprio wine resort al servizio di chiunque sia disposto a dedicare del tempo alla montagna e ai propri frutti. I frutti dell'azienda sono numerosi e variegati: cinque Etna, declinati nelle varie fogge del bianco, del rosato, del rosso e due IGT, a base di nerello e merlot (Sciara) e di carricante e chardonnay (Fiore), a dimostrazione dello scarso sciovinismo del vulcano in fatto di vitigni. Due grappe e la malvasia eoliana prodotta a Salina, completano il quadro.

Degustazione quasi completamente in abito bianco quella condotta da noi: un Fiore datato 2012, fermentato in legno, nel quale ai classici sentori della frutta bianca e del minerale si accosta un sorprendente odore di confetti; morbido in bocca, e persistente, perfetto anche con una fetta di pollo alla brace con salvia. Un Etna bianco 2012 ancora freschissimo, dai sentori gradevolmente floreali e fruttati, sapido in bocca e lungo, ottimo da abbinare con un risotto alla zucca. Un Etna Bianco Superiore “Legno di Conzo”, orgoglio della famiglia, profumatissimo e brillante al naso con sentori agrumati e di erbe mediterranee, forte in bocca, gustoso, specie con una ombrina in brodo. E infine un bicchiere di Etna Rosso 2010, traboccante di spezie, tabacco e frutta selvatica al naso, dai tannini soffici ma decisi, perfetti se accoppiati con un spezzatino al ragù di carciofi.

Deposti i calici, ritorniamo a godere della bella vallata sullo sfondo dell'azienda, un vero e proprio anfiteatro naturale, il palcoscenico ideale per vecchie e nuove rappresentazioni di un'azienda che ha fatto, e continua a fare, la storia della “Muntagna”.


Ultima modifica ilVenerdì, 27 Dicembre 2013 11:57

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