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Etna d'amor son io

i vini della Famiglia Vivera i vini della Famiglia Vivera
Verde, rosso e blu canticchiava Irene Grandi nel 1999 ma il trio cromatico della cantante fiorentina si addice benissimo anche alle cantine della famiglia Vivera, a Linguaglossa.

Dai colori che animano i locali dell'azienda, a beneficio di chi vi trascorre il tempo lavorando, bisogna partire per comprendere la filosofia alla base dei loro vini. Pareti verdi per la zona di vinificazione, per ricordare la presenza di Madre Natura e rilassare la vista durante le operazioni; pareti rosse per la zona barrique, perché rosso è il vino che cova dentro, e perché il calore del legno non venga spento dal solito bianco-grigio delle travature; pareti blu nella sala imbottigliamento, a stemperare animo e sguardo di chi attento sorveglia per ore un processo meccanico assai monotono; pareti gialle, infine, per il magazzino, per festeggiare la fine del lungo lavoro; un bagliore squillante per infondere sollievo e allegria. Viticultori da generazioni da ambo le parti, desiderosi di imprimere un marchio, una firma indelebile a ciò che prima si limitavano a vendere in forma di grappolo, i Vivera diventano vignaioli nel 2008.

Cinque anni per risultati già eccellenti, frutto di impegno, competenza, amore e di uve provenienti da agricoltura biologica, così come avvertono con discrezione le etichette dei loro vini. L'azienda vanta ventisette ettari di vigneto in quel di Corleone, nella valle del Belice, a 400 metri sul mare, parte ereditata da Armida, consorte di Antonino, il cui nome evoca la bella maga della Gerusalemme Liberata di Torquato Tasso, e parte frutto di investimenti successivi; Cabernet Sauvignon, Chardonnay, Nero d’Avola, Catarratto e Insolia ne costituiscono la preziosa dote. Etna d'amor son io, dirà ancora Tasso, stavolta nei Madrigali, e dieci ettari di quell'amore di certo si trovano qui, a contrada Martinella, dove i Vivera coltivano Nerello Mascalese, Nerello Cappuccio e Carricante. Cinque i frutti di cotanto vigneto, di cui due uniti in matrimonio: il Terra dei Sogni, una IGT a base di Cabernet Sauvignon e Syrah da Corleone e Nerello Cappuccio dall'Etna, e A'Mami, uvaggio equidistante di Carricante etneo e Chardonnay del Belice. Tre, invece, i figli indipendenti dell'azienda: l'Altrove, IGT corleonese a preponderanza di Chardonnay (70%) assieme a Catarratto (20%) e Insolia (10%), e le due DOC Etna, il Salisire bianco, puro di Carricante, e il Martinella rosso.

Il nostro A'Mami 2010 rivela al naso e al palato il succoso frutto dello Chardonnay e l'intensa sapidità del Carricante; lungo e persistente in bocca, si sposa bene con crudità di mare, primi a base di pesce e, perché no, suggeriscono in azienda, un incontro con la pastafrolla.

Il Salisire 2010, dal naso mineralissimo, schiude note di idrocarburo, poi frutta a polpa gialla e fiori; in bocca è minerale ma delicato, lungo e dal gradevole finale amarognolo. Agnello al forno con carciofi; questo l'incontro suggerito da Stefano Ferrante, chef e addetto all'accoglienza.

Il Martinella 2010 evoca al naso frutta rossa matura, sentori erbacei gradevoli, poi minerali e spezie dolci. In bocca ritornano al naso deliziosi sentori di tabacco umido, da pipa; un vino ancora di bella acidità, rinfrescante, dal frutto ben presente e integrato a dovere coi tannini e l'alcool.

Sullo spiazzo di fronte la cantina, un piccolo altopiano fa da palco al mare azzurro distante chilometri; magnolie e altre piante ne punteggiano il terreno. Sono ancora piccine, dice uno dei figli di Antonino, ma cresceranno. É il medesimo augurio che facciamo alla grande famiglia Vivera.
Ultima modifica ilLunedì, 02 Dicembre 2013 10:41

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