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Profilo Greco: Greco di Tufo Petilia

Quando si dice “profilo greco” si intende un particolare tipo di naso, dritto, il cui dorso continua in modo diretto con la fronte, mancando l’incisura naso frontale; tale modello è presente in molte statue greche, ma raro nella realtà; è un modello di perfezione imperfetta, è sinonimo di bellezza paragonabile agli dei greci, fatta di caratteristiche disarmoniche ma che nell’insieme sono perfette.

Il pensiero mi è sovvenuto immediatamente, mentre il Greco veniva versato nel calice di degustazione con gesti eleganti dall’uomo dal fisico statuario nello stand dell’azienda PETILIA, e l’associazione di idee tra bellezza greca e vino Greco è stata immediata.

Il vitigno Greco è forse il più antico; fu portato nella nostra penisola dalla Tessaglia nel VII sec. a.c. e si diffuse al nord come al sud ; la Garganega ( da cui si ottiene il Soave) , il Grechetto toscano e umbro, così come il Greco  coltivato in Calabria provengono tutti da quell’uva Aminea gemina decantata dagli antichi romani, e prediletta per la sua gradevolezza e soavità.

Oggi il vino più noto, ottenuto con questa varietà, si produce intorno a Tufo in provincia di Avellino, nella verde e fresca Irpinia.

La provincia di Avellino è completamente circondata dai vigneti, dove Greco di Tufo, Taurasi e Fiano sono declinati in maniera singolare e usufruiscono di un  terreno ricchissimo di minerali e acqua solfurea, che certamente rilasciano sostanze importanti alla pianta; la complessità aromatica, la mineralità e la sapidità sono caratteristiche imprescindibili che marchiano questi tre vitigni e i vini prodotti in questo territorio.

L’uva del Greco è un po’ “astringente”, è in sostanza un’uva rossa travestita da bianca; ha spigoli e durezze non facili da domare, implicando un’attenzione maggiore, una grande padronanza della tecnica nelle fase di vinificazione, rispetto per esempio al Fiano.
Otto sono i comuni dove viene coltivata e prodotta, e diversissimi sono i risultati, che danno vini molto differenti tra loro; così mi descrive Roberto Bruno dell’azienda PETILIA il suo lavoro quotidiano in  cantina, dove la grande passione per la vigna lo ha trascinato, facendogli abbandonare gli studi di Fisica Nucleare.

Siamo in località Campo Fiorito (AV) dove si coltivano solo 20 ettari di vigneti di proprietà, rispettando l’ambiente circostante. Tutta intorno la flora è rigogliosa e lussureggiante di erbe spontanee e fiori di campo,tra acacie, castagni e noccioli. Le uve una volta raccolte vengono pressate immediatamente in maniera soffice, grazie ai più sofisticati macchinari, di cui i proprietari sono anche produttori e distributori. Ciò permette di ottenere un mosto fiore, perfetto, dove aromi di fiori, frutta e nocciole sono preservati, e la sapidità e la mineralità messe in risalto.

L’azienda prende il nome da un accampamento greco, Petilia ( piccola patria), i cui resti furono rinvenuti in località Campo Fiorito, da uno storico altavillese.

Il Greco 2012 che assaggio, spillato direttamente dal silos, è in stabilizzazione tartarica; è un sorso minerale e aromatico dalla spiccata acidità; l’uva proviene tutta da un cru, Feudo S. Andrea.

Il profumo è un effluvio floreale unito a sentore fruttato di pesca nettarina;possiede una notevole struttura, pastosa e lieve insieme.

Con le stesse uve producono anche un Greco Spumante, con spuma fine e perlage incantevole; il naso non convince ancora, ma gustativamente è ineccepibile; sentori di nocciola e crosta di pane fragrante sono riscontrabili solo in grandi champagne di vigneron , e questo spumante ha tutte le qualità per diventare eccelso, grazie alle caratteristiche di acidità,  tannicità e mineralità dell’uva con la quale viene prodotto.

E’ una mattina di fine luglio, quando visito l’azienda, il caldo assedia ogni cosa; Teresa Bruno mi accoglie con grande ospitalità e grazia, che esprime nei modi, e nel parlare di se e della sua storia familiare; gustiamo insieme un Taurasi 450 V (nome di un trattore).

Profumo di violetta, fruttato di ciliegia, speziato di chiodi di garofano e pepe, ha una tannicità vellutata perfettamente equilibrata nel tessuto sapido; è un vino freschissimo che si lascia bere nonostante la temperatura estiva; lo paragono subito a questa donna forte dai capelli corvini, giovane e già così sicura e determinata, ricca di sfaccettature.

Una famiglia eclettica, in cui ogni componente può raccontare un suo particolare vissuto, un po’ come i vini prodotti, nessuno uguale ad un altro, ma tutti molto singolari.




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