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Viaggio nel fascino dell'Erbaluce di Caluso

Quando parto per un viaggio alla scoperta di una piccola realtà Vitivinicola, che non appartiene al gruppo di quelle più blasonate e conosciute, ho sempre delle emozioni particolari dove dominano la curiosità e l'impazienza di confrontarmi coi Produttori e i loro Vini, in quanto c'è un approccio parzialmente diverso da quello che si trova in realtà più note e rinomate.
Nonostante la zona dell'Erbaluce di Caluso abbia ottenuto in anni recenti il riconoscimento della Docg, la sua diffusione sul territorio nazionale è ancora molto ridotta e tanti Appassionati non sono nemmeno a conoscenza della sua esistenza.

Questa Denominazione trova la sua maggior estensione nella provincia di Torino, nei dintorni di Caluso e Ivrea, inoltre è prevista la produzione anche in alcuni comuni di Vercelli e Biella, siamo quindi nella zona a nord del Piemonte, detta anche del Canavese, a poche decine di chilometri dalla Valle d'Aosta.

Questo Territorio è sostanzialmente un anfiteatro morenico di origine glaciale, contesto che si è rivelato ideale per la coltivazione della Vite in funzione della composizione dei terreni, con un microclima piuttosto mite grazie anche alla presenza di alcuni laghi, con una rilevante ventilazione offerta dalle vicine Alpi valdostane.

Il Vitigno a bacca bianca Erbaluce può a tutti gli effetti considerarsi autoctono di questa zona nord del Piemonte, il suo nome pare che derivi dalla particolare colorazione che assumono i grappoli maturi, con la buccia degli acini che tende a sfumature ambrate e rosate, ma forse anche per la connotazione erbacea dei profumi percepiti nei Vini da esso prodotti.

Storicamente per quanto riguarda l’Erbaluce si è consolidata la coltivazione a pergola, che ancora oggi è ritenuta quella migliore per ottenere Uve di Qualità da questo Vitigno, nonostante alcuni Produttori stiano provando ad allevare dei filari con sistemi più diffusi, come ad esempio il guyot, ma per ora la coltivazione tramandata nei secoli risulta quella vincente.

La pergola, per chi non lo sapesse, è un tipo di allevamento della Vite costituito da una serie di pali verticali che sostengono un’impalcatura orizzontale che fa da tetto, su questa struttura cresce e sviluppa i grappoli la pianta, formando dei veri e proprio corridoi al di sopra dei quali cresce la Vite che crea una sorta di “soffitto” naturale.

L’Erbaluce è un Vitigno i cui acini presentano una buccia abbastanza spessa, ha una maturazione piuttosto tardiva e risulta ricco in termini di acidità e mineralità, proprio grazie alla particolare conformazione geologica dei terreni.

Inoltre possiede un bagaglio aromatico molto interessante e Tipico, caratteristica che insieme a quelle dette precedentemente rende l’Erbaluce adatto alla produzione di Vini bianchi fermi, Spumanti e Passiti, manifestando una grande versatilità confermata poi dalla Qualità dei risultati che si ottengono.

Parlando con un Produttore mi veniva spiegato che l’Erbaluce possiede una caratteristica particolare che giustifica in parte l’ottima versatilità, ovvero la sua acidità non subisce grosse variazioni nella fase di maturazione ed anche in appassimento, per cui i suoi cali sono contenuti mantenendo così un  tenore adeguatamente acido anche nei Passiti, fattore fondamentale nell’equilibrare alcol, zuccheri e morbidezza.

Come già accennato il disciplinare dell’Erbaluce di Caluso (o Caluso) Docg prevede che possano essere prodotti con quest’Uva autoctona Vini bianchi fermi, Spumanti, Passiti e proprio in relazione a queste tipologie voglio raccontarvi la mia piacevole esperienza vissuta nei due giorni a contatto con questa piccola affascinante realtà Vitivinicola.

Premetto subito che per quanto riguarda il Metodo Classico prodotto con Erbaluce riserverò un doveroso spazio nell’ambito della rubrica Spumantiway, per cui non darò troppe anticipazione in questo articolo, rimandandovi ad un prossimo futuro per le mie considerazioni sull’Erbaluce in versione Spumante.

Le Cantine visitate in questa due giorni nei dintorni di Caluso sono state principalmente Orsolani e Cieck, inoltre nell’ambito di un piacevole pranzo ho avuto modo di Degustare gran parte dei prodotti dalla Cantina Roberto Crosio.

Partiamo parlando dei Vini bianchi fermi ottenuti con Erbaluce in purezza: immediatamente sottolineo come sia rimasto piacevolmente colpito soprattutto dalla loro elegante espressività aromatica.

Tutti i Vini Degustati di queste Cantine hanno il denominatore comune dell’intensità olfattiva dei loro profumi, con l’Erbaluce che si esprime con un taglio aromatico di grande Tipicità: un piacevole sottofondo di erbe aromatiche arricchito da note agrumate e minerali, caratteristiche riscontrabili in tutti i Vini bianchi fermi assaggiati, ognuno poi con declinazioni leggermente diverse, ma la “firma” elegante dell’Erbaluce era chiaramente evidente.

Quasi tutte le Cantine incontrate hanno in listino almeno una versione base con affinamento in acciaio e un’altra con prerogative più impegnative, con affinamenti in legno e in qualche caso anche con leggera sovramaturazione: questi Vini sono indubbiamente più potenti e strutturati, con profumi in chiara evoluzione e che richiedono al loro fianco portate di una certa importanza gustativa, sono quasi dei rossi travestiti da bianchi.

Personalmente ho avuto le migliori soddisfazioni dalle versioni affinate in acciaio, dove la fragrante aromaticità dell’Erbaluce raggiunge la sua massima espressione, abbinata ad un apparato gustativo che privilegia la gradevolezza di beva, con una superiore godibilità nel quotidiano con la possibilità di abbinamenti più versatili.

Veniamo ora ai Vini Passiti ottenuti con l’Erbaluce: posso semplicemente dire che mi sono trovato di fronte a delle eccellenze di questa tipologia, con profumi di intensità e complessità encomiabili, dotati poi di una struttura gustativa davvero “aristocratica”, con dolcezza, morbidezza ed alcol splendidamente equilibrati dal comparto acido-sapido di cui è ricco l’Erbaluce.

Un breve cenno ora alle singole Cantine che ho visitato, con qualche piccolo “consiglio” di Degustazione che vi offro per quanto riguarda i Vini che più mi hanno colpito fra quelli provati.

Partiamo con la CANTINA ORSOLANI (San Giorgio Canavese – Torino), dove sono stato piacevolmente accolto dal titolare Gian Luigi Orsolani, col quale ho dialogato per un paio d’ore, rappresentante della quarta generazione di questa realtà Vitivinicola, con una produzione media annua di circa 130.000 bottiglie, facendo leva su 15 ettari di Vigneto di proprietà, più altri 5 da cui vengono acquistate Uve con un rapporto fidelizzato ormai da anni, coi Vignaioli che lavorano in completa sintonia Qualitativa con la filosofia Orsolani.

Nella mia Degustazione ho apprezzato particolarmente l’Erbaluce di Caluso Docg “La Rustìa” 2011, affinamento in acciaio sui lieviti, con splendidi profumi di erbe aromatiche, fiori freschi, agrumi e salvia, con un gusto equilibrato, di buon corpo e dalla piacevole mineralità finale.

Grande assaggio poi l’Erbaluce di Caluso Passito Docg “Sulè” 2006, fermentazione e affinamento per tre anni in botti di rovere, tenute costantemente colme per evitare fenomeni ossidativi, con lo scopo di conservare al massimo la potenzialità aromatica dell’Erbaluce: un passito potente ed elegante nei profumi, sontuoso e suadente al palato, un’eccellenza nella sua tipologia.

Seconda tappa del viaggio è stata alla CANTINA CIECK (Agliè – Torino), dove mi hanno accolto Remo Falconieri e sua figlia Lia, persone di grande cordialità e simpatia, ho avuto modo di ascoltare gli interessanti aneddoti storici del quasi ottantenne Remo, uniti alla visione di Lia che incarna presente e futuro dell’azienda, che può contare su 18 ettari di Vigneto con cui vengono prodotte circa 80.000 bottiglie all’anno.

Il bianco fermo che più mi ha entusiasmato è l’Erbaluce di Caluso Docg “Misobolo” 2011, ottenuto dalla selezione del Vigneto più vocato dell’azienda, affinamento solo in acciaio, anche in questo caso espressione di grande Tipicità con intensi profumi erbacei, minerali, agrumati ed un sorso equilibrato nella sua gradevole sapidità, con ottima gradevolezza di beva.

E’ doveroso poi citare l’Erbaluce di Caluso Passito Docg “Alladium” 2006, affinato per tre anni in botti di rovere, è ulteriore conferma di come questa piccola zona del Piemonte sia altamente vocata per la produzione di Vini Passiti, eleganti ed appaganti nella dolcezza aromatica, con un apparato gustativo dal raffinato equilibrio fra dolcezza, morbidezza e acidità.

L’ultima tappa è avvenuta coi Vini della CANTINA ROBERTO CROSIO (Candia Canavese – Torino), per motivi organizzativi non si è potuta effettuare in azienda col titolare che era assente, per cui ho deciso di pranzare al Ristorante “Gardenia” di Caluso, gestito dai genitori di Roberto, presso il quale ho chiesto di mangiare Degustando al bicchiere 5 Vini prodotti nella Cantina del figlio.

Segnalo a tal proposito l’Erbaluce di Caluso Docg “Primavigna” 2011, il bianco “base” dell’azienda affinato in acciaio, che si distingue soprattutto per la sua accattivante componente aromatica ed un carattere gustativo equilibrato, garbato e, come dico sempre, quando un Vino “base” colpisce è sempre un ottimo biglietto da visita per l'azienda.

Anche il questo caso il Passito è di sicuro interesse, ma credo sia doveroso sottolineare il temperamento dell’Erbaluce di Caluso Docg “Costaparadiso” 2008, affinato 12 mesi in barrique ed uve colte in leggera sovramaturazione, ovviamente questo è un Vino per chi ama i bianchi dalle intense emozioni, con profumi evoluti di frutta bianca matura su un sottofondo fortemente minerale, in bocca poi è caldo, strutturato e morbido, in grado di affinare per lungo tempo in bottiglia e da dedicare ad abbinamenti adeguati con pietanze ricche di carattere.

Tutti i Vini sopra citati sono acquistabili in Cantina a cifre che vanno dai 6 ai 17 euro per bottiglia, evidenziando un ottimo rapporto Qualità/Prezzo.

Al termine del mio breve viaggio nella terra dell’Erbaluce mi sono posto una semplice domanda:”Perché un Vino come questo non è conosciuto e diffuso in Italia come invece meriterebbe?”.

Pur piccola che sia la produzione, dovremmo essere orgogliosi di una tale Tipicità, prodotta da un’Uva autoctona che solo in quel Territorio raggiunge tali livelli Qualitativi: il mercato interno dovrebbe assorbire la quasi totalità del milione e mezzo circa di bottiglie prodotte, invece per molti è sconosciuto pur essendo Docg e in tante regioni è quasi introvabile, mentre le esportazioni prendono una percentuale abbastanza alta della sua produzione.

C’è davvero ancora molto da fare per Comunicare agli Appassionati le preziose sfumature del nostro potenziale ampelografico italiano, per cui invito chi non avesse mai Degustato l’Erbaluce a farlo, in ognuna delle tre tipologie è in grado di conferire una firma di Tipicità, non omologata, non banale, con degli aromi che vi sapranno sedurre, contribuendo così alla conoscenza di un Vitigno Autoctono apprezzato anche all’estero, ma che molti italiani nemmeno conoscono.

Per Degustare insieme il Metodo Classico prodotto con Erbaluce vi invito a seguire la rubrica Spumantiway nelle prossime settimane.

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