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Vitigni e vini...Fratelli d’Italia, II Edizione

Il panorama ampelografico italiano è forse il più numeroso e variegato al mondo. Oltre 500 vitigni disseminati per la penisola vantano una produzione di circa 400 vini tra Docg, Doc e Igt.

A queste, negli ultimi anni, si sono aggiunte produzioni di antichi uvaggi dimenticati, facendo rifiorire vini che hanno fatto la storia dell’enografia italiana.

In questa seconda edizione della rassegna di Fratelli d’Italia, vini da vitigni autoctoni provenienti da tutte le regioni hanno reso memorabile un anno di intense attività di Delegazione.

Sono state più di cento le cantine partecipanti che hanno contribuito con produzioni identitarie legate al territorio, in un caleidoscopio di biodiversità di ineguagliabile bellezza.

Una rassegna che ha messo insieme degustazioni difficilmente ripetibili in un’unica occasione, come ha anticipato lo stesso Vincenzo Carrasso, delegato e responsabile per la didattica regionale, queste manifestazioni sono il segnale della rivoluzione culturale in atto nel nostro paese, sintomo di una maggiore consapevolezza dei vantaggi che porterebbe proseguire su questa strada, in termini di enoturismo ed economia nazionale.

La magia degli aneddoti legati alla storia di questi vitigni è stata come sempre narrata dalla voce di Giuseppe Baldassare, studioso, autore di diverse pubblicazioni e membro nel consiglio nazionale Ais, che con straordinaria capacità dialettica, ha guidato nella degustazione gli avventori per evitare che si perdessero in questo mare di vitigni sconosciuti ai più.

Prendono dunque forma e vita nomi che pronunciati senza cognizione, non richiamano nulla di apparentemente comune; curiosa la storia del Kerner, un vitigno alto tesino, incrocio tra Schiava grossa e riesling renano, che ha preso il nome non dal suo inventore August Herold, ma dall’omaggio di questi a Justinus Kerner, poeta e scrittore tedesco.

Intrigante e velato di mistero il passato del Quagliano, un vitigno piemontese che pare sia il progenitore del nero di troia, attualmente oggetto di studio e approfondimento del dott. Baldassarre.

Mentre il susumaniello pugliese, riproposto solo da pochi anni in versione rosato e rosso in purezza, ha ammaliato i palati degli anglosassoni fino a divenire moda, guadagnandosi il simpatico nomignolo di “Susy”.

Ce ne sarebbero di storie da raccontare per farsi venire voglia di mettersi in macchina e andare alla scoperta di territori, a caccia di questi vitigni che hanno reso la nostra nazione degna di essere chiamata Enotria.

Ma per una sera, parte di questi hanno soggiornato in Puglia, sotto l’ala attenta e protettrice di mamma Ais che da sempre proferisce la cultura del vino e di chi se ne prende cura vinificando a volte in controtendenza, sfidando le regole di un mercato omologato che spesso detta legge.

La Delegazione Murgia si congeda così per la pausa estiva, chiudendo una stagione ricca di eventi con la proclamazione e la cerimonia per la consegna degli attestati a 54 neo sommelier, sperando che questo traguardo possa essere per loro stimolo di continua crescita, assetati, più che di vino, dalla voglia di sapere.

Ufficio Stampa Ais Puglia Delegazione Murgia

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