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Xylella: se ne parlerà a Cantine Due Palme

Maci: stiamo coinvolgendo l’università, la politica e l’Accademia dei Georgofili.

«Organizzeremo un momento di studio e di confronto nella sala Selvarossa e coinvolgeremo tutte le istituzioni, stiamo già interessando l’Accademia dei Georgofili, l’Università e la politica affinchè si possa chiarire davanti alla cittadinanza a che punto siamo con la gestione del cancro Xylella e se davvero dobbiamo assistere inermi alla desertificazione del Salento».
Commenta così Angelo Maci, presidente di Cantine Due Palme, l’incontro avuto nella sede di Cellino con i responsabili del comitato Difendiamo gli Ulivi di Cellino aderente alla rete provinciale Fronte Salento.

Un incontro cordiale nel corso del quale sono stati ribaditi i sentimenti comuni di appartenenza al territorio da due generazioni  lontane anagraficamente ma vicine nei valori.
Anche Cellino san Marco è stata toccata dall’attacco della Xylella e sono tre gli alberi definiti infetti in contrada Minichella. La Forestale ha già notificato i primi verbali per l’eradicazione, ma anche in questo caso la superficie sulla quale intervenire è molto vasta e si parla di centinaia di nuovi alberi da eradicare.  

«Il vero problema del Salento – prosegue Maci – è che in passato non sono stati fatti i dovuti controlli e di conseguenza, in presenza di terreni incolti e quindi in presenza di situazioni agronomiche e ambientali sfavorevoli, come lo stato di abbandono, il batterio  si è diffuso più facilmente tramite la Sputacchina. In passato in troppi hanno usufruito dei finanziamenti della comunità europea ma in pochi hanno mantenuto in stato decoroso i propri terreni. A quelle persone e alle istituzioni assenti nei controlli bisognerebbe chiedere conto del dramma che oggi i produttori e la popolazione stanno vivendo».

Intanto, il comitato Difendiamo gli Ulivi di Cellino, coordinandosi con il comitato di Torchiarolo, sta  creando una rete tra i proprietari dei terreni oggetto di ordinanza e si stanno depositando già i primi ricorsi al Tar del Lazio. «Noi ci riconosciamo nella sola bandiera del territorio – hanno spiegato Andrea Martina, Piero Uberto, Gianmarco Manca e Raffaele Fortunato – e vogliamo difenderlo come avrebbero fatto i nostri nonni che di quella terra sono figli».

Nel corso dell’incontro, su iniziativa del presidente Maci, è stato contattato un docente dell’università di Milano che ha confermato la possibilità di operare «tagli selettivi e indagini molecolari preventive, circoscrivendo le piante infette, evitando che diventino pericolosi untori».

Dunque, a Cellino non se le mandano a dire e c’è fermento. Si lavora per dare informazioni corrette e per cercare risposte che non si limitino a interventi di distruzione di massa incondizionati.

Comunicato Stampa Cantine Due Palme

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