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VINO: L'AROMA DEL MOSCATO E' IL PIU' RICONOSCIUTO

Secondo recenti studi l'aroma delle uve Moscato lo riconoscerebbe chiunque ad occhi chiusi, anche i non esperti sarebbero in grado di farlo.

Il Moscato ha diverse espressioni territoriali, da Asti a Terracina e da Trani a Pantelleria ma tutte caratterizzate dallo stesso profumo in quanto è un'uva aromatica contenente una sola molecola, il linalolo.

Paola Piombino, ricercatrice, ha così commentato:"Chi beve vino è in cerca di una esperienza sensoriale che sia soddisfacente e che sia soprattutto riconoscibile come un unicum. I vini da vitigni autoctoni vengono riconosciuti dagli enoappassionati come originali, e quindi non omologati, grazie alle loro caratteristiche sensoriali.

Nel trasferirsi da uva a vino nel corso della vinificazione le molecole volatili, le odorose, da decine diventano centinaia e centinaia. Nell'uva c'è una banca di aromi potenziali, i precursori di aroma che in quanto tali sono inodori, ma se opportunamente lavorati, possono arricchire di aromi il vino.
Un buon calice ha preservato gli aromi liberi e ha valorizzato il potenziale".

In un confronto tra Aglianico e Nero di Troia le erbacee sono simili ma, in quest'ultimo, presenta nella buccia il doppio di aromi floreali.

"Con questi dati - conclude da ricercatrice - si possono progettare diversi vini in quanto se bevuti subito possono esprimere aromi liberi, se longevi quelli speziati. Questa differenza  deve essere salvaguardata, dalla vigna alla cantina.
Per l'enologia varietale, che si propone di conoscere la materia prima degli autoctoni per poi trasformarla e conservarla, i dati sul Nero di Troia sono incoraggianti per la sua alta tipicità".

Redazione di Vinoway

Ultima modifica ilLunedì, 04 Maggio 2015 18:20

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