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ALBANESI ALLA CONQUISTA DEGLI USA. IL TOUR AMERICANO DELL'AZIENDA ABRUZZESE TORRE DEI BEATI

Il racconto del vignaiolo Fausto Albanesi. Genuinità e annate introvabili incantano gli americani.

“Sono qui per la tappa americana del Tre Bicchieri World Tour e per la degustazione di Slow Wine. Da New York proseguo per Chicago e San Francisco”, a parlare è Fausto Albanesi titolare dell’azienda Torre Beati di Loreto Aprutino in provincia di Pescara.

“Per la verità – prosegue –  a Chicago sarà il quarto o quinto anno consecutivo che vengo.  È impegnativo a livello di tempo e anche dal punto di vista economico, ma siccome  loro tengono molto ad interagire con i produttori e  vogliono  sentir parlare del vino direttamente dalla voce di chi lo fa, allora devo esserci. È un piacere. Non manderei mai un commerciale, anche se lo avessi”.

L’approccio del vignaiolo di Loreto Aprutino con il vino si capisce da queste parole che ho raccolto durante un fitto scambio di mail approfittando del fuso orario tra  l’Italia e l’America. Per Fausto  i vini, ancor prima di essere un “semplice” prodotto commerciale, sono un prodotto della terra e della fatica dell’uomo. Quindi, i vini sono una storia da raccontare.

La storia di Torre dei Beati – azienda nata nel 1999 condotta da Fausto e dalla moglie Adriana Galasso (presidente della neonata associazione “è abruzzo”) – ci rimanda al Giudizio Universale e ad un affresco del 1400 in cui  vi è raffigurata la “torre dei beati”.  

Un traguardo ambito dalle anime appena transitate nell’aldilà. Meta  raggiungibile solo con immani sforzi e attraverso difficili prove. La parabola è evocativa del  principio che guida questa azienda. Fondamento  riassumibile nella volontà di ottenere con sacrificio e cura  vini autoctoni rappresentativi del territorio. Espressione di 21 ettari coltivati a Pecorino, Trebbiano e Montepulciano d’Abruzzo , a circa  300 m.s.l.m,  distanti 25 chilometri dal mare Adriatico e dirimpetto al Gran Sasso d’Italia.

La stampa specializzata americana e gli operatori del settore enologico hanno avuto modo di sorseggiare un po’ di Abruzzo autentico attraverso le proposte di Torre dei Beati. Tra le etichette elenchiamo “Rosa-ae” Cerasuolo Doc 2012, esaurito in cantina da un anno e mezzo. È  vinificato in acciaio e ottenuto combinando la pressatura  leggera diretta delle uve non diraspate e il salasso dopo la pre macerazione a freddo.

"Giocheremo con i Fiori" Pecorino Doc 2013. Un nome singolare ed invitante, che preannuncia la complessità olfattiva  di erbe di campo, frutta croccante a polpa bianca e  fiori bianchi sorretti da una mineralità spiccata. "Cocciapazza" Montepulciano d’Abruzzo Doc 2012, 2011  e,  a sorpresa scovato da un importatore, il "Mazzamurello" 2008 (nome folkloristico per designare il folletto della montagna).  “Consideravo quest’annata estinta da anni, almeno da me in cantina lo è”,  racconta Fausto, “la Master of Wine Lisa Granik, “mamma” enologicamente parlando di tanti professionisti  newyorchesi, non credeva ai suoi occhi.  

Lei conosceva solo le annate più recenti. Sono orgoglioso del riscontro avuto”. “Cocciapazza”  e “Mazzamurello” sono due diverse declinazioni del Montepulciano d’Abruzzo. Per il primo vinificazione in acciaio e circa 20 mesi di affinamento in barrique, per il secondo procedura analoga e 6 mesi di affinamento sulle fecce fini. Per entrambi premi  e riconoscimenti a iosa che gratificano la famiglia Albanesi e nel contempo danno lustro a tutto l’Abruzzo vitivinicolo.

di Jenny Gomez

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