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Cinque Vini bianchi da ricordare

Cinque Vini bianchi da ricordare Cinque Vini bianchi da ricordare

La  seconda parte della degustazione avvenuta al Bibenda Day,  cinque grandi vini bianchi italiani.

Ripercorriamola  brevemente con il Relatore FIS (Fondazione Italiana Sommelier) Giuliano Lemme.

 

Costa D’Amalfi Furore Bianco Fiorduva 2008 – Furore Marisa Cuomo

“Uve surmature (si lotta contro la perdita di acidità) con il rischio di far diventare il vino stucchevole.
Un vino che nasce da una sfida!
Dorato chiaro. Note salmastre di brezza marina, agrumi di bergamotto, anice, leggerissima punta di zafferano, fondo speziato, erbe aromatiche, salvia, timo.
In bocca è sapido, elegante. Un vino che inizia solo ora ad entrare nella sua piena vitalità gustativa”.

Soave Classico La Rocca 2006 – Pieropan

“Uve raccolte in leggera surmaturazione. Dorato. All’olfatto ha una mineralità spiccata con note dolci, timo, acacia, toni mielosi. Mineralità vulcanica.  Il legno si utilizza come veicolo di ossidazione guidata del vino e non per rilascio di aromi.
In bocca inizia a dare grandi soddisfazioni.
Un vino che emoziona”.

Trebbiano d’Abruzzo 2001 – Valentini

“La 2001 è ricordata come una grande annata. E’ uno dei pochi vini che è difficile sbagliarsi.
Nota di caffè non tostato, tè verde forte e puro, note fumè e iodate, pepe bianco, bergamotto e note salmastre.
In bocca è quasi salato, forse è un po’ troppo presto per berlo. Un vino di estrema eleganza, un vino artigiano.
Straordinario e memorabile”!
 

Cervaro della Sala 2000 – Castello della Sala

“Annata siccitosa e calda la 2000, non adatta per i vini bianchi.
Nota olfattiva minerale, borgognona, sentori di pietra focaia, arancia amara, mandarino, miele di camomilla, terriccio, humus.
In bocca è composto e perfetto. L’annata calda non si avverte, in chiusura avvolgente è la nota ammandorlata con toni di freschezza. Ossidazione zero.
Un vino che può ancora invecchiare e donare grandi emozioni”.
 

Friuli Isonzo Rive Alte Sauvignon Piere 1995 – Vie di Romans

“Il sauvignon è un uva che raramente invecchia, lo fa bene solo a Bourdeax.
Questi sono cloni tutti italiani, autoctoni possiamo dire.
Un vino di 19 anni che ancora sembra un bambino.
Nota minerale, sambuco, agrumi e zenzero, non si avvertono cenni di ossidazione.
Un naso nuovo per un sauvignon.
Freschezza e mineralità esaltanti, donano sensazioni uniche”.

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