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''Io, rovinato dai baresi''. La denuncia del 're del tonno'

''Io, rovinato dai baresi'' la denuncia del 're del tonno' ''Io, rovinato dai baresi'' la denuncia del 're del tonno'

Un maxisequestro nel porto di Bari manda in tilt una delle più grandi aziende agroalimentari italiane. 


Si tratta della «Callipo» di Vibo Valentia, specializzata nella commercializzazione di tonno in scatola. Il suo proprietario, Pippo Callipo, personaggio noto a livello nazionale anche per le sue battaglie contro il pizzo e le pressioni illegali della politica, ha annunciato di essere costretto a mettere 150 dipendenti in cassa integrazione a causa della mancanza di materia prima dovuta ad un «discutibile» sequestro amministrativo.

 

«Dopo cento anni di storia – afferma Callipo – che ha dato lustro alla Calabria e dignità sociale a centinaia di lavoratori, permettendogli di potersi creare un futuro nella terra in cui sono nati, siamo costretti a fermarci per colpa di chi non sa fare il proprio lavoro con responsabilità. I fatti: da circa 40 anni riceviamo tonno congelato alla rinfusa con nave frigo a Taranto, per quantitativi minimi di almeno 600/1000 tonnellate a partita, sottoposti a regolari controlli da parte degli enti preposti. Da sempre, infatti, una parte del tonno congelato, scaricato dalla nave, arriva direttamente nel nostro stabilimento di Maierato, mentre gran parte del quantitativo viene depositato nei magazzini frigorifero a Bari». E proprio qui a Bari si consuma il «misfatto».

 

Nel dicembre scorso, racconta alla stampa l’imprenditore, i militari della Capitaneria di porto di Bari, ispezionano la merce, visionano tutti i documenti e contestano la mancanza di etichetta su ogni singolo pesce, rilevando un problema di inosservanza sulla rintracciabilità dei prodotti. Risultato: sequestro amministrat ivo. Alla Capitaneria di Porto di Vibo Marina, da Bari chiedono di verificare i quantitativi di tonno già giunti in stabilimento lo stesso giorno. A Vibo, però, per i militari tutto è in regola. Da allora partono gli atti di opposizione, ragnatele burocratiche.

 

Nulla accade, tutto si ferma, una bella storia all’italiana. «A questo punto – prosegue Pippo Callipo – mi chiedo, e insieme a me tutti i dipendenti: possibile che l’attività di un’azienda debba essere messa a dura prova da funzionari di enti pubblici che operano con incompetenza? Non metto in dubbio la legittimità dei controlli, al contrario, come imprenditore e come cittadino auspico sempre maggiori controlli sulla merce che arriva nel nostro Paese dall’estero, ma pretendo anche che a fare questi controlli siano persone competenti e dotate di grande senso di responsabilità. Lo sconforto e la profonda amarezza per l’ingiustizia subita rischiano di far crollare definitivamente la volontà di continuare a fare impresa in Italia e in Calabria in particolare».


fonte: lagazzettadelmezzogiorno.it

Ufficio Stampa Vinoway > Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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