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Valpolicella, sequestrati 80 tonnellate di uva e 35mila litri di vino Doc

Valpolicella, sequestrati 80 tonnellate di uva e 35mila litri di vino Doc lastampa.it
I titolari di un'azienda non avrebbero rispettato i protocolli e avrebbero falsificato le bolle di accompagnamento. Tre denunce. Il consorzio: bene!
Maxi sequestro di vino e uva nel Veronese. I carabinieri del Nas, nucleo a tutela della salute, di Padova, competenti per territorio anche nel capoluogo scaligero, hanno sequestrato 80 tonnellate di uva rossa destinata all'appassimento per produrre il Recioto e l'Amarone della Valpolicella, e altri 35mila litri di vino destinati a essere mescolati e immessi nel mercato con l'etichetta del Valpolicella Doc. Il tutto avrebbe indotto all'azienda agricola un profitto di oltre 600mila euro. I carabinieri, insieme all'organismo di certificazione del ministero, hanno constatato che l'azienda agricola veronese, gestita da tre persone, disponeva di un vigneto mal curato e non corrispondente alle normativa di legge che consente di pregiarsi della denominazione controllata. Oltre a non curare il vigneto (14 ettari di filari) l'azienda avrebbe falsificato bolle di accompagnamento di altri vini che veniva fatti portare in azienda: prodotti non certificati e mal tracciati che andavano anch'essi a costituire la produzione di vini con etichette invece molto pregiate e costose. L'ispezione e' costata ai tre titolari dell'azienda agricola veronese una denuncia per frode in commercio. Indagini e approfondimenti sono ancora in corso.
«Un'azione a supporto della politica di qualità perseguita dal Consorzio«: così il presidente del Consorzio Valpolicella, Christian Marchesini, in relazione al sequestro a Tregnago, da parte dei carabinieri, di 80 tonnellate di uva rossa acquistata da aziende non appartenenti al territorio della Valpolicella e destinate, senza averne i requisiti previsti dai disciplinari di produzione, alla produzione di vini della denominazione Valpolicella. Il Consorzio Tutela Vino Valpolicella precisa che l'imprenditore agricolo accusato di frode in commercio «non è annoverato tra i soci e, in quanto tale, al di fuori del circuito di informazione e formazione che il Consorzio attua con i propri associati sulle politiche di qualità della denominazione. Un plauso ai Nas di Padova e agli esperti di Siquria che hanno sventato una frode ai danni dei consumatori e dei «veri» produttori di vino della Valpolicella è stato avanzato oggi dalle Famiglie storiche dell'Amarone. «Un ringraziamento dovuto - ha spiegato Marilisa Allegrini presidente delle Famiglie dell'Amarone - in un periodo in cui le logiche di massificazione di un prodotto unico al mondo possono anche portare a degenerazioni e truffe come quella di oggi». «Sebbene il caso sia isolato e il quantitativo minimo, benchè da condannare, - ha proseguito Allegrini - occorre oggi più che mai tenere alta la guardia a difesa di un patrimonio di Verona e del Paese intero. Quanto accaduto è l'esatto contrario rispetto ai valori secolari custoditi dai produttori onesti e dai rappresentanti delle Famiglie dell'Amarone, che da tempo denunciano una controproducente e soffusa tendenza verso politiche al ribasso, nel prezzo e nella qualità, del prodotto di punta della Valpolicella. Occorre ribadire - ha concluso la presidente - che l'Amarone non può essere in alcun modo un vino a buon mercato, in quanto esige scelte di vigneto e di uva e una qualità senza compromessi e fraintendimenti, a partire dai costi di mantenimento dei vigneti sino al calo ponderale della produzione, ai costi di lavorazione, e tanto altro».

Fonte: corrieredelveneto.corriere.it

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