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La Calabria e il suo vino solidale

La Calabria e il suo vino solidale http://www.agendaonline.it
Un vino per aiutare la comunità.
Siamo in Calabria, lembo meridionale dell’Aspromonte che s’affaccia sul Mar Ionio. E siamo anche al centro di un progetto di solidarietà di un gruppo di amici del posto, perlopiù liberi professionisti e docenti universitari. Ognuno di loro non ha mai lasciato la terra natía e s’è impegnato per farla crescere.  

Con la nascita di questa cooperativa hanno voluto dare un segnale forte di speranza, dato che una parte dei proventi delle vendite è destinata a ricostruire e a dare futuro alle locali comunità territoriali (ai giovani e alle scuole in primis). Per realizzare questo, hanno investito esclusivamente risorse economiche personali; quindi acquisito terreni vitati e terrazzati (poco più di tre ettari), all’altezza del promontorio di Capo Spartivento. E qui hanno impiantato filari a cordone speronato di uve neretto mascalese, calabrese e alicante, a breve in conversione biologica. A tirare le fila di questa attività comunitaria, che oggi conta 10 mila bottiglie all’anno, l’ingegnere Salvatore Orlando e l’enologo Antonio Zaffina. Ora, assaggiate il Palizzi Aranghía 2012, prodotto con le uve autoctone sopracitate.  

La vinificazione è svolta nella cantina del socio Filippo Brancati a Palizzi, segue una macerazione sulle bucce per una settimana, quindi la pressatura soffice e la fermentazione in acciaio, dove avviene anche l’affinamento. Il vino è violaceo di imponente concentrazione e lucente. Al naso senti le note dei fiori (il sambuco), ma anche liquirizia e gelsi neri con speziature profonde. È unico questo vino con una nota di freschezza che sale dal suo velluto, poi un quasi si rapprende, in bocca, per la sua tannicità, ma persiste nella freschezza, lasciandoti la medesima sensazione fresca di quando assaggi una liquirizia nera. Uno spettacolo! Un grande calabrese, che non finisce mai. La Riserva segue un tempo maggiore di affinamento, mentre nel corso dell’anno vedrà la luce un bianco secco, da uve chardonnay alle quali viene aggiunta una percentuale di uve autoctone guardavalle, coltivate di fronte al mare a circa 200 metri di altitudine. Sempre nel segno dell’amicizia e della solidarietà. 

Fonte: lastampa.it
Ultima modifica ilVenerdì, 08 Novembre 2013 13:22

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