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Vino buono: necessario curare vigna, cantina e comunicazione

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Una sorta di “tavole dei 10 comandamenti”, firmate dalla celebre Master of Wine, tra le firme più autorevoli e rispettate della critica enologica mondiale, cui ogni cantina dovrebbe attenersi oggigiorno per essere competitiva sui mercati mondiali.



Ecco i “10 comandamenti” per il successo del vino secondo Jancis Robinson, protagonista del talk show “l’innovazione nel vino dalla vigna al marketing”, appuntamento clou di “VinoVip Cortina” (www.vinovipcortina.it), la kermesse organizzata da Civiltà del Bere con la partnership di Veronafiere - Vinitaly. 

Innanzitutto “più qualità e meno quantità”, e “ricominciare a fare il vino in vigna piuttosto che in cantina, sfruttando importanti innovazioni tecnologiche” come la mechanical defoliation senza sottovalutare cambiamenti apparentemente banali (avvenuti anche in cantina) come l’utilizzo delle cassette di plastica per la raccolta che hanno sostituito le, assai meno igieniche e dispersive per il succo, cassette di legno, oppure il sorting table (il tavolo dove avviene la selezione delle uve) in certi casi talmente sofisticato da riuscire ad individuare, meglio dell’occhio umano, i grappoli inadatti. “La sempre maggiore attenzione dei produttori di vini rossi nell’evitare l’effetto “Brat”, ovvero il proliferare dei lieviti Brettanomyces, principale causa del poco piacevole, “sentore di stallatico”.

“Non bisogna essere ossessionati dalle anteprime - ha aggiunto - perché si rischia di presentare alla stampa vini fittizi cui sono state forzate le fermentazioni ma in questo apprezzo molto gli italiani da sempre più sensibili dei francesi (vedi “Anteprima Bordeaux”) nel presentare vini pronti”.

“Dobbiamo renderci conto che globalmente si assiste ad una significativa riduzione dell’uso del legno per la maggior parte dei vini, grazie all’innovazione ormai anche i vini giovani possono essere vini eccellenti”, senza comunque escludere il “Fine Wines Market”, sul quale gli italiani dovrebbero guardare con maggiore spirito di emulazione i francesi riuscendo ad offrire, oltre all’annata in corso, anche un’ampia scelta di vecchie annate”.

Jancis Robinson sposta poi l’attenzione sull’importanza della comunicazione nel mercato globale, “il packaging è fondamentale per descrivere il prodotto, rappresenta il biglietto da visita per l’azienda”, ha detto, sottolineando l’importanza della retro etichetta che da la possibilità ad ogni produttore di raccontare la propria storia.

“Nessuno può più prescindere dalla tracciabilità delle uve, del territorio e del produttore - dice ancora la Robinson - e ancora una volta l’innovazione ha consentito di individuare il Dna di ciascuna varietà, e il consumatore attento e sempre più istruito nonostante talvolta la giovane età, ha la necessità e la voglia di conoscere ciò che beve”.

Da qui anche l’importanza del “brand ambassador, colui che per definizione dovrebbe innanzitutto viaggiare e divulgare globalmente la propria storia aziendale - dice la Master of Wine - soprattutto voi italiani, con i vostri abiti eleganti e il vostro accento affascinante dovreste essere in prima linea nel raccontare la vostra passione”. 

Un aiuto concreto e assolutamente poco oneroso, soprattutto per le piccole e piccolissime realtà del Belpaese, ricorda la Robinson, è rappresentato dai nuovi media, meno istituzionali e più social, cui si dovrebbero affidare commenti, sensazioni e cronache di cantina in un tam-tam globale che può far conoscere qualsiasi realtà in breve tempo e a tutto il mondo.

“Tutte le cantine, grandi e piccole, dovrebbero avere un sito internet sempre aggiornato senza inoltre sottovalutare i blog del vino che spesso offrono una visione più rea

fonte: winenews.it
foto: Marketing, by David Saunders.

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