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Democratico o lussuoso, il bicchiere giusto

Il bicchiere World’s best nel disegno di Emanuele Lamedica Emanuele Lamedica Il bicchiere World’s best nel disegno di Emanuele Lamedica
A Colle Val d’Elsa, dove si produce il 95% del cristallo italiano, l’hanno chiamato il «bicchiere democratico». Nella cristalleria toscana Rcr, poco distante dai vigneti del Chianti classico e della Vernaccia di San Gimignano, è nato un contenitore da degustazione che sfata i riti del sommelier. Anche se è stato creato da un sommelier, anzi dal campione mondiale dei sommelier, Luca Gardini, assieme al designer Fabio Novembre. Bicchieri senza stelo, che da luglio saranno venduti pure al supermercato a 3 euro l’uno. Una linea, si chiama World’s best, con un concetto opposto a quella più blasonata al mondo per la degustazione, la lussuosa «Sommeliers» dell’austriaca Riedel, di cui proprio nel 2013 si celebrano i 40 anni: bicchieri slanciati, cristallo perfetto, lungo stelo, una serie molto vasta di forme (per il calice da rosso importante servono circa 75 euro).

I due bicchieri, il democratico e il lussoso, sono a loro modo speculari. Per fare un paragone con la cucina, «senza i fast food non ci sarebbe bisogno di Slow food e il cibo sarebbe quello che è sempre stato, né lento né veloce» (“Il dilemma dell’onnivoro”, Michael Pollan, Adelphi). Anche per il vino, allo stesso modo dei cibi, è stato fatto «un dispendioso viaggio nell’oblio», come quello che ha fatto passare dal pollo ruspante dei nostri nonni al «Mac pollo» dei nostri bambini. Ma i vini industriali, convenzionali, piatti, tutti uguali, perdono sempre più potere, lasciando crescere produttori piccoli e grandi che sanno far finire in bottiglia la diversità di profumi e gusti di ogni singola terra. Per afferrare, nel naso e nel palato, questa ricchezza naturale servono i bicchieri adatti. A casa e al ristorante.

Il «bicchiere democratico» è l’ultimo nato tra quelli da degustazione ma sembra venire da lontano, da un ricordo di osterie, quelle con i gruppi di giocatori di carte che tra il fumo sorseggiavano vino locale in vetri infrangibili. I bicchieri World’s best si afferrano allo stesso modo, con la mano aperta, non con la stretta lieve delle tre dita che serve per quelli con il calice. Il materiale è ingegneristico, il Luxion, brevettato da Rcr che lo definisce «il miglior vetro cristallino del mondo». Non fa passare subito il calore della mano e resta trasparente dopo mille lavaggi, anche a macchina, facilitati dall’assenza dello stelo. Alla base c’è un cerchio formato da piccole sfere, che ricorda il tastevin, la ciotoletta dei sommelier. Uno spigolo formato da una intersezione tra due linee aiuta a far salire verso l’alto gli aromi. Una micro-pendenza consente di far scivolare l’acqua come in un sistema di scolo dopo il lavaggio. La forma è tondeggiante, adatta anche a bocche e nasi grandi. Il più sorprendente tra i 5 (per rossi, bianchi, spumanti, dessert e acqua) è il bicchiere riservato ai vini con bollicine «più grande e più largo per apprezzare al meglio la vista del perlage». «Quando l’abbiamo portato alle cene gourmet durante il Giro d’Italia — racconta Gardini — è stato interessante notare lo stupore delle persone per questi bicchieri facili da maneggiare e tecnologici».

Per contenitori che hanno il compito di facilitare la comprensione di un vino, la sperimentazione di forme e materiali è d’obbligo. Il primo a capirlo è stato l’austriaco Claus Riedel che nel 1973 con l’associazione italiana dei sommelier mise a punto una batteria di 10 calici. Il figlio Georg J. ha ampliato con intelligenza il catalogo: la linea Vinum ha 25 straordinari pezzi, 9 la più economica Wine. Non è il solo: i bavaresi Spiegelau realizzano a mano cristalli e superalcolici raffinati, come gli 11 della linea Adina. Il veneziano Federico de Majo si è ispirato «alla miriade di cerchi concentrici sulle pozzanghere in un giorno di pioggia a New York» per la linea Esperienza (da poco rinnovata) prodotta da Zafferano a Quinto di Treviso: alla base dei 17 calici soffiati a bocca e lavorati a mani una serie di ondulazioni che facilitano l’ossigenazione dei vini. La lista continua in Italia con le forme di Bormioli Luigi, Bormioli Rocco, Vilca; e all’estero con Baccarat e Rosenthal. L’importante è comprendere che se scegliere un cibo o un vino industriale o autentico può diventare, come racconta Pollan, «un gesto ecologico e persino politico», lo stesso criterio vale anche per il bicchiere, democratico, lussuoso o artistico, per osservare, conquistare e farsi conquistare da un vino.

fonte: divini.corriere.it
Ultima modifica ilVenerdì, 09 Agosto 2013 03:01

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