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Le vicende di Robert Parker

Robert Parker ha venduto Wine Advocate a un uomo di affari malese: Soo Hoo Khoon Peng è il suo nome. Questa non è più una notizia, diventerà semmai tale, e quindi nuova, quando W.A. uscirà a firma Mr Peng.

Ciò non ha impedito, giustamente, a Robert Parker di esprimere la propria opinione (Twitter) sui vini di Bordeaux dei millesimi 2011 e 2012.

«I vini bordolesi 2012 e 2011 sono qualitativamente meno promettenti di quello che  auspicavamo, speriamo quindi in un loro aggiustamento (al ribasso) dei prezzi».

Di per sé un’uscita come questa è alquanto “rivoluzionaria” per uno come Parker abituato com’era a incidere mediaticamente su ogni sortita dell’amato Bordeaux; un personaggio che ha contribuito (non certo volontariamente) a favorire un innalzamento di prezzo, dando occasione e spunto ai grandi Château pluridecorati, e ai Négotiant, di aumentarli.

Più che esprimere note, appunti, spunti e critiche ha focalizzato il proprio discorso su questa continua crescita dei prezzi.

Nel 1998 Parker annotava una ripetuta ascesa dei prezzi del Bordeaux e profetizzò che non gli sembrava così impossibile che una cassa di un Premier Cru di Pauillac potesse raggiungere anche i 15.000 dollari.

La cosa sembra scappata di mano un po’ a tutti, perché quella cassa di Latour pagata 13.000 dollari nel 2009, oggi è schizzata a oltre 22.000 .

Ora l’analisi del mercato si è fatta più riflessiva, tanto che ci si interroga se il rapporto di scambio di questi vini risponda più all’esigenza degli acquirenti o dei venditori; questo essere “cult” fino a quanto potrà resistere, se le condizioni di criticità economica persisteranno. Infatti ciò che ancora non si è compiutamente verificato, in fatto di discesa di valore per i vini cult, non è detto che non venga investito dalla parte finale di quest’onda poco positiva di benessere.

I produttori del Bordeaux potrebbero però difendersi appellandosi alle risultanze di un report di Wine Searcher pubblicato a fine 2012. Il rapporto di W.S. evidenziava che dei 10 vini più cari al mondo otto sono Borgognoni e solo uno è del Bordeaux (Pétrus).

Parker potrebbe ancora avere, amichevolmente, il dente avvelenato nei confronti della Borgogna, che sembra non essere del tutto in sintonia con le sue corde di degustatore. Nel 2003 l’uscita di Parker fu deflagrante: è un territorio vitivinicolo (la Borgogna) in cui più che vigneron sembra abitato da pseudo intellettuali del vino, tutti impegnati a parlare e dissertare sul terroir, sul finage, sul climat e sul rapporto tra vigneron, vigna e vitigno, disattendendo nel merito un vero discorso sulla qualità. Parker ce l’aveva più con i bianchi che con i rossi. Nonostante ciò Wine Searcher ci chiarisce che i vini più costosi del mondo provengono dalla Borgogna.

Oggi Parker ha aggiustato il tiro. Afferma che ci sono stati nuovi viticoltori che hanno apportato nuova linfa e prospettive interessanti per il futuro, e incontreremo sempre con minor frequenza celebrati climat (di vino bianco) che si ossideranno verso i sette anni. Comunque è un territorio con prezzi di vendita molto sovrastimati: così conclude il suo intervento.

I riflettori a questo punto sono tutti puntati sul nuovo proprietario di Wine Advocate, Soo Hoo Khoon Peng, che sta di casa a Singapore. Egli dovrà tener conto di una situazione ormai consolidatasi sul mercato asiatico, e cioè che il vino di Borgogna è in crescita esponenziale. I dati parlano chiaro: ormai il 6% del vino della Borgogna è esportato in Cina (Hong Kong incluso), nel 2007 era solo l’1%. Se a ciò si aggiungono altre nazioni emergenti in fatto di consumo di vino, come India, Corea e Indonesia, l’attesa di fa ancora più interessante.

Infatti, un interrogativo è quasi obbligatorio: chissà se la posizione del “nuovo” Wine Advocate (versione Far East) coinciderà con quella di Robert Parker. Forse ne vedremo delle belle?

Fonte: aisitalia.it

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