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Intervista al Prof. Festa, come lavorare nel mondo del Vino



Prof. Festa, dopo il successo della prima edizione, riparte il corso di perfezionamento in Wine Business. Come nasce questo connubio tra vino e università?

“Il comparto agroalimentare è una delle grandi ricchezze del Mezzogiorno, della Campania e della provincia di Salerno, sia per la qualità dei prodotti sia per le relative dinamiche economiche. Negli ultimi tempi, inoltre, il comparto vitivinicolo in particolare ha dato segnali di grande vitalità, riuscendo anche ad affacciarsi con successo sui mercati internazionali. Verso queste evoluzioni il Dipartimento di Studi e Ricerche Aziendali (Management & Information Technology) ha rivolto uno specifico interesse di ricerca, che si è probabilmente espresso al meglio proprio nel corso di perfezionamento in Wine Business, suscitando da subito importanti consensi, sia sul territorio sia in termini istituzionali. Si pensi, in particolare, all’Associazione Nazionale “Città del Vino”, che raggruppa gli enti locali e territoriali rappresentanti dei terroir più vocati dell’intera produzione vitivinicola nazionale e con cui il Distra ha stipulato ormai da tempo una specifica convenzione di ricerca e formazione”.




Com’è strutturato questo corso annuale? Come sono stati scelti i docenti?

“Le lezioni del corso, per una durata complessiva di 100 ore, si terranno il venerdì, dalle 15:00 alle 20:00, dal 1 febbraio 2013, presso la Sala Convegni dell’Osservatorio dell’Appennino Meridionale (campus di Fisciano) o, per particolari esigenze didattiche, anche in ambienti esterni all’università (anche in occasione di visite in cantina). Più nello specifico, a ogni lezione parteciperà un docente (selezionato dal Comitato Scientifico del corso tra accademici, manager e professionisti del settore), un’azienda vitivinicola chiamata a illustrare la propria storia imprenditoriale e un sommelier degustatore ufficiale dell’AIS Campania. Al termine del corso le dispense didattiche, i casi di studio delle aziende ospiti e le schede di degustazione dei vini presentati saranno raccolti negli atti del corso di perfezionamento”.

Questo progetto Wine Business ha dei partner provenienti dal settore vitivinicolo?

“Sì, numerosi e importanti. Oltre a Città del Vino, l’Osservatorio dell’Appennino Meridionale e AIS – Associazione Italiana Sommelier – Campania, partecipano all’organizzazione del Corso l’Associazione “GoWine”, che omaggerà gli allievi dell’iscrizione gratuita per il 2013; l’Enoteca Provinciale di Salerno; IKEA, per la fornitura di prodotti dell’assortimento a supporto dell’attività didattica e per la disponibilità della location aziendale; e Miriade & Partners S.r.l. – Agenzia di Marketing e Comunicazione”.
Giovani e Vino

Giovani e Vino

Giovani e vino: secondo lei, e dai dati che possiederà, ce n’è un abuso, un uso moderato oppure il vino viene snobbato dai giovani (perché forse è più elitario rispetto alla birra o un superalcolico)?

“Il consumo di vino da parte delle fasce della popolazione più giovani (e parlo ovviamente dai 18 anni in su) è un fenomeno socio-economico di indubbio interesse. In primo luogo, dicevo, da un punto di vista sociale: infatti, il vino, per definizione, deve essere degustato e, pertanto, si richiama perfettamente a un consumo moderato, responsabile e conviviale. In secondo luogo, il fenomeno è interessante anche da un punto di vista economico, perché se è certamente vero che in passato in Italia si consumava più vino (è un dato che vale per tutte le classi di età), è anche vero che vini come spumanti, rosati, frizzanti, bianchi e rossi leggeri costituiscono alternative “di un altro pianeta”, piacevoli e moderne, rispetto a bevande addizionate di gas, oppure ricche di sostanze più o meno “energy”, o ancora aggiunte con aromi più o meno gustosi, che volentieri lasciamo a chi non voglia provare il piacere di un buon calice di vino. Per la birra, invece, si tratta di un altro discorso, che va per certi versi incoraggiato nella ricerca (in Italia si producono birre artigianali di pregevolissima fattura) e studiato nelle dinamiche, essendo una bevanda, ormai oggetto anch’essa di vera e propria degustazione, molto diffusa nei consumi alimentari italiani, soprattutto nelle fasce più giovani, anche se, ovviamente, sempre da gestire con moderazione”.

Il vino italiano è in una posizione di leadership nei mercati internazionali, la tradizione alimentare italiana è nota e apprezzata in tutto il mondo (le imprese alimentari sono tra le poche che stanno reggendo alla crisi): insomma, sarà l’enogastronomia a salvare questo Paese? Bisogna ripartire dai territori?

“Come anticipavo in precedenza, l’agroalimentare costituisce una delle grandi ricchezze italiane, anche a livello di produzioni distrettuali (in Italia si parla in tal senso di 4 A: automazione, arredamento, abbigliamento e, ovviamente, agroalimentare). Nel Mezzogiorno, in particolare, la straordinaria commistione di suolo, clima e uomo, ossia quel mix culturalmente “esplosivo” che i Francesi chiamano “terroir”, permette di coltivare materie prime agricole, da trasformare in prodotti agroalimentari, di eccellente qualità, che costituiranno senz’ombra di dubbio una delle leve, sicuramente non l’unica, per un rilancio del Made in Italy. Per quanto riguarda il vino, inoltre, l’abbinamento con la gastronomia e la cucina italiana, che hanno una valenza diffusamente culturale, oserei dire “familiare” ancor prima che “regionale”, costituisce un veicolo di comunicazione e promozione di straordinaria potenza. Aggiungerei un’ultima riflessione: oltre a tutelare le tradizioni e a migliorare la qualità, è indispensabile, oggi e in futuro, operare sempre meglio in termini di marketing per lavorare nel settore del vino, per ulteriormente valorizzare i nostri territori, le nostre produzioni e, in definitiva, i nostri prodotti. Anche a questo, ovviamente, mira il corso di perfezionamento in Wine Business”.

Fonte:controcampus.it
Ultima modifica ilDomenica, 27 Gennaio 2013 13:33

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