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Enopatia: enoteca di Filippo Lanzone autore di Vinoway.

Biella è una cittadina nel Nord del Piemonte, con un comprensorio storico ben delineato ed una piccola provincia destinata dalla politica a scomparire.
I Biellesi sono noti per essere gente laboriosa, silenziosa e parsimoniosa, anche troppo; sono poco avvezzi al lusso,  e chi di essi può concederselo,  lo conserva gelosamente, sfoggiandolo altrove.  Biella: “La Manchester d'Italia”, come veniva definita, ed in effetti fino a nemmeno vent'anni fa tutta l'economia verteva attorno ai lanifici ed al loro indotto.  Le nuove generazioni hanno avuto un destino diverso, più incerto, e chi ha potuto si è reinventato un'attività nel terziario, oppure recuperando quelle antiche tradizioni pastorali e vitivinicole dei vecchi, accantonate negli anni del benessere.
Cossato è il secondo comune della provincia, un po' cittadina e un po' paese, con 15 mila abitanti sparsi fra le antiche frazioni e la lunga statale che porta al lago Maggiore. Forse non è il posto ideale per chi vuole aprire una nuova attività che privilegi le piccole eccellenze territoriali, le nicchie di qualità che si trovano sul territorio italiano e francese ed i distillati di alta gamma: eppure, dalla passione di due giovani sommelier trentenni, a giugno è nata Enopatia - Vino & Distillati.  Filippo Lanzone, che da tempo collabora con Vinoway, e Roberto Costella vengono dalla valle di Mosso, il cuore dell'industria laniera a monte di Cossato, ed hanno voluto allestire l'enoteca con chiari richiami alle proprie origini: vecchi cassoni per le pezze adibiti ad espositori dei distillati e delle birre, datati campionari tessili in libera consultazione fra le bottiglie, come se il viaggio dei clienti corresse su due binari paralleli. “Enopatia sorge in uno scorcio antico di Cossato: nel crocevia del centro, l'edificio faceva parte dei bastioni del vecchio castello, demolito oltre un secolo fa, e qui davanti passò Garibaldi con i suoi Cacciatori delle Alpi andando alla guerra con l'Austria. Nel '900 nello stabile  ebbe sede un forno, che fu un punto di riferimento per la cittadinanza fino alla scomparsa dell'ultimo fornaio, nel 1992. Dopo di allora, calarono le serrande per vent'anni su questo luogo ricco di memorie cittadine”  ci dice Filippo accogliendoci  sui tre scalini d'ingresso. “L'idea mia e di Roberto era quella di accogliere gli appassionati in un contesto giovane, fine, in cui però si respirasse cosa è stato questo posto, e cosa è stata la valle da cui proveniamo, con questi vecchi campionari che abbiamo recuperato. L'allestimento,  la scelta dei colori, il logo stesso, va detto, sono tutto merito di mia sorella Arianna, giovane architetto che ha una sensibilità fuori dal comune per queste cose”.  Ci sediamo su uno sgabello ad una delle botti in piedi usate per appoggiarvi le magnum, e lasciamo parlare il giovane, tanto schivo e sulle sue alla conoscenza, per poi divenire un fiume in piena quando parla della propria attività, della propria passione. “Io e Roberto siamo amici dalla primissima infanzia, abitando tutti e due a Croce Mosso e con un solo anno di differenza, così abbiamo condiviso molti momenti della nostra prima giovinezza: le gite scolastiche, la Cresima, i tornei di scacchi o le rappresentazioni in costume. Poi siamo andati in due licei diversi,  compagnie di amici differenti,  ci siamo persi di vista per anni. In questo periodo ciascuno ha approcciato, conosciuto ed approfondito il mondo del vino autonomamente, salvo poi rincontrarci, sui 25 anni per gli strani casi della vita, e scoprire di coltivare la medesima passione.  Mi sono iscritto al ciclo di corsi Ais, lui lo aveva già fatto qualche anno prima, e da lì è stato un crescendo di attività, viaggi, fiere, cene a tema con amici per provare nuove cantine e denominazioni...eravamo stati presi dalla passione travolgente per il vino, nel suo senso più alto...l'enopatia, se vi fosse un termine greco apposito. Il passo seguente inevitabile fu trasformare questa passione in una ragione di vita, un'attività che ci desse soddisfazione personale, prima di tutto. E così abbiamo fatto”.  Guardandoci attorno, ciò che colpisce è l'assenza di marchi celebri o prestigiosi dell'enologia italiana. “E' vero, abbiamo voluto smarcarci. Si può andare in qualsiasi posto a chiedere un Sassicaia, un Sito Moresco, un Blangé, persino in certi supermercati ben riforniti. Non è questo che noi cerchiamo: vogliamo creare un rapporto di fiducia fra noi, che offriamo professionalità e competenza, ed il cliente, che entra qui cercando un vino da abbinare ad una cena che ha in mente, oppure un vino o un distillato con date caratteristiche qualitative ad un prezzo 'giusto'. Non vorremmo sembrare presuntuosi, ma intendiamo vendere solo prodotti che a noi piacciono, anche particolari: è l'unico modo per renderci credibili, innanzitutto verso noi stessi. Siamo consapevoli che il momento per fare scommesse non sia il più propizio, e che per instaurare un rapporto di fiducia ci voglia del tempo ma...noi di tempo ne abbiamo, se Dio vuole”.  Filippo ci parla dell'attività di distribuzione presso i ristoranti della zona, che sta decollando a fianco della vendita ai privati, proponendo cantine italiane e francesi di cui sono importatori diretti. “Per il momento siamo focalizzati sul nord della Francia: la valle della Loira con 4 denominazioni,  alcuni Champagne della valle della Marna, l'Alsazia, la Borgogna. Nel 2013 intendiamo ampliarci verso il sud, dalla valle del Rodano al Bordolese, ampliare la gamma di Champagne e concederci qualche nicchia regionale.  Senza dubbio è più difficile  far capire al cliente medio un vino francese, vi sono preconcetti da superare, e l'ovvietà ritrita che anche in Italia abbiamo buoni vini. Io sono d'accordo, ma rispondo che, per capire quanto i nostri vini siano buoni, bisogna bere anche altro, ed i francesi sono innegabilmente  il paradigma dell'enologia”.  Nei bianchi scaffali razionali scorgiamo molto Piemonte, come è giusto che sia, dalla Langa al Monferrato, ai Colli Tortonesi. E poi le bollcine, da Franciacorta a Conegliano, e Montalcino, alcune realtà siciliane, campane, marchigiane. “Non mi stanco mai di soffermarmi sul Friuli Venezia Giulia. Ho sposato una piccola azienda del Collio, Matijaz Tercic, che mi piace moltissimo, e che dà grandi soddisfazioni a quanti lo provano”, commenta orgoglioso Filippo. “Roberto ha anche un'altra attività avviata, e pertanto si occupa per lo più della parte burocratica della gestione. Tuttavia è sempre presente quando andiamo a scegliere nuove aziende, come queste bollicine dell'Alto Adige, una vera rarità”.

Abbiamo già parlato dei cassoni ove albergano una pregiata selezione di Scotch Whisky Single Malts, dei rum e grappe piemontesi e friulane, e birre artigianali. Ma un cassone a parte è dedicato ai vini dell'Alto Piemonte, degnamente rappresentati. “Questa è la cassa 'degli amici', perchè c'è un rapporto sinergico molto stretto con loro, come è normale che sia, anche dal punto di vista umano. Siamo sulla stessa barca: noi e loro propugnamo la rivalutazione  di un territorio, e se remiamo dalla stessa parte, possiamo farcela. Ho avuto dei danesi amanti del vino che sono venuti qui, quasi per caso, quest'estate. Li ho fatti accomodare, e gli ho fatto assaggiare il rosato Mimo e il Ghemme Cantalupo degli Antichi Vigneti di Cantalupo, il Gattinara di Paride Iaretti, il Lessona di Massimo Clerico, il Coste della Sesia Nebbiolo di Centovigne: gli si è aperto un mondo, e sono andati via soddisfatti loro, ed anche io”.  Salutiamo Filippo, che ci dà appuntamento per una delle serate degustazione per conoscere assieme le nuove etichette, ed alle cene a tema che organizza con alcuni amici ristoratori.  In fondo, Cossato è ad un'ora da Torino ed a un 'ora da Milano...

Enopatia di Filippo Lanzone

Ultima modifica ilGiovedì, 20 Dicembre 2012 07:56

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