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Olio extravergine d'oliva: l'Italia punta alla qualità con norme più rigide degli altri Paesi

L'Italia ha come obiettivo la leadership qualitativa nel mondo dell'olio d'oliva, e fissa, per le proprie produzioni, regole più stringenti rispetto a quelle dell'Unione europea.
I due provvedimenti che verranno varati, riguardano l'esame organolettico e i limiti abbassati per gli alchil esteri. La Camera dei Deputati li ha voluti inserire con urgenza nel decreto sviluppo, anticipando così l'iter già avviato, con il disegno di legge Mongiello, al Senato.

Gli oli vergini d'oliva, ovvero quelli ottenuti solo attraverso l'estrazione meccanica dal frutto, sono l'unico prodotto alimentare che, per la classificazione merceologica, prevedono un esame organolettico. Un gruppo di assaggiatori professionali, riconosciuto dal Ministero delle politiche agricole, infatti, deve riscontrare l'assenza di difetti (morchia, muffa, rancido, riscaldo, inacetito) e la presenza del fruttato dell'oliva per poter classificare un olio come extravergine.

Etichettare un prodotto con difetti o senza fruttato come extravergine costituisce illecito penale: frode in commercio. I problemi di presunta soggettività del metodo ne hanno però sempre fortemente limitato l'uso in sede processuale. Se il Senato approverà il decreto senza modifiche, in Italia, la situazione sarà destinata a cambiare perchè i giudici dovranno obbligatoriamente acquisire l'esame organolettico e questo diventerà una prova a tutti gli effetti. Si potrebbe così arrivare a condanne, fino ad oggi praticamente impossibili, nel caso di oli con difetti organolettici ma con i parametri chimici nei limiti di legge.

Giro di vite anche sul fronte degli alchil esteri. Si tratta di composti che si generano durante la fermentazione delle olive. La loro presenza è quindi indice di una materia prima scadente o conservata male. Sono anche considerati buoni indicatori per scoprire eventuali deodorati, ovvero oli di cattiva qualità che hanno subito un trattamento illecito per eliminare difetti organolettici, così da poter poi essere commercializzati fraudolentamente come extravergini.

L'Unione europea ha introdotto, nel 2011, il limite di 75 mg/kg di questi composti per poter classificare un olio come extravergine. Un paletto considerato molto ampio. Il valore più frequentemente riscontrato nei campioni di extravergini italiani analizzati dai laboratori dell’Ispettorato Repressione Frodi dal 1 settembre 2011 al 29 febbraio 2012 si attesta intorno a 30 mg/kg. Proprio questo valore è stato individuato dal legislatore come limite per l'extra vergine nostrano. In caso di accertamento del superamento di tale soglia per gli “extravergini che sono etichettati con la dicitura «Italia» o «italiano», o che comunque evocano un'origine italiana” è previsto “l'avvio automatico di un piano straordinario di sorveglianza dell'impresa”. L'azienda verrà sottoposta a verifiche e controlli accurati attraverso strumenti ispettivi ed analitici volti a esaminare i processi produttivi, il rispetto dell'Haccp e ogni altro elemento utile alla sicurezza alimentare. Il costo di tali controlli sarà a carico dell'azienda.

Dopo le inchieste giornalistiche, polemiche e gli scandali sul mondo oleario italiano che si sono susseguiti negli ultimi mesi, l'Italia non ha intenzione di abdicare al suo ruolo di regina della qualità, anche in previsione delle prossime battaglie. Nella primavera prossima è prevista una riunione del Codex Alimentarius, massima autorità nella regolamentazione alimentare internazionale, che dovrebbe ridefinire parametri e limiti per gli oli d'oliva.

Fonte: ilfattoalimentare.it
Ultima modifica ilMartedì, 02 Ottobre 2012 06:20

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