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La filosofia nasce dentro un bicchiere di vino

Nell'antico Egitto il vino aveva un ruolo centrale perché rendeva possibile il rapporto con gli dei, utilizzato nei riti sacri.
Un ruolo di connessione che ci fa scoprire che noi stessi non siamo semplicemente umani, ma che si agita in noi qualcosa di divino, il vino rende percepibile questa nostra doppia natura.
Il dio Dioniso, appare come un dio che crea scompiglio pur avendo un aspetto innocente di fanciullo dai riccioli biondi (ma in alcune pitture vascolari è inquietante anche d'aspetto, è contraddittorio anche in questo), e la natura ambigua del dio è ben descritta da Euripide nelle Baccanti. Il tragico rappresenta le donne sulle colline intente a celebrare riti orgiastici basati sul vino, e il loro obiettivo è "fare a pezzi l'uomo", il maschio detentore del potere, che stabilisce la legge, è la metafora del logos cioè della conoscenza, che propriamente è distinzione e separazione delle cose perdendo l'aspetto totale, credendo che esista solo la parte e che ci sia una definizione univoca (principio di non contraddizione).
Il vino aiuta ad intendere concretamente e non astrattamente la filosofia, ciò a partire da Dioniso e grazie alla sua figura. È il dio della vite, dunque è immediata la connessione con la vita: la vita è movimento e l'immobilità è metafora della morte. Dioniso è divinità doppia, effeminato ma tremendo, che dà la vita e può condurre alla morte come il vino. Nel Simposio di Platone i personaggi riuniti ad un banchetto trattano di Eros, l'amore che anch'esso è movimento che tende alla quiete e porterà i due amanti alla morte. Socrate beve molto vino ma rimane lucido, alla fine entra in scena Alcibiade ubriaco che cerca di provocare Socrate; costui è l'unico sobrio dopo la serata passata a discorrere dell'amore. Alcibiade indossa una maschera paradossale, perché ciò che sta dicendo è vero, soltanto egli indossa la maschera dell'ubriachezza che non nasconde ma porta alla luce. C'è una verità in noi che può manifestarsi quando ci mascheriamo, quando ci sentiamo liberi, quando esce di noi quella parte divina che ci è connaturata ma che si esprime solo grazie al vino. Socrate dice che la distinzione che utilizza Alcibiade per dire la verità non è in realtà distinzione, egli non esce dalla razionalità ma tocca il fondo della razionalità; Queste riflessioni platoniche anticipano quelle freudiane sulla manifestazione dell'inconscio attraverso i sogni. Il vino insegna che quello della conoscenza di noi stessi è un percorso infinito, che non arriverà mai ad una meta: l'esperienza del limite deve essere ogni volta vissuta,come un bicchiere di vino. La ricerca è continua come quella della filosofia, ci fa capire che non sappiamo nulla. Cosa avremmo trovato scoprendo la verità ultima, il fondamento di tutte le conoscenze?. Baudelaire dà un'anima al vino, lo fa parlare come fosse un essere vivente: come potrebbe non esserlo proprio il vino che dà la vita? Assume un'anima e dà un senso a tutto il nostro dispendio di energie, placando gli affanni.

Fonte:www.atuttascuola.it




Ultima modifica ilMartedì, 04 Settembre 2012 08:14

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