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Concimazione

La tecnica della concimazione riveste un ruolo fondamentale sugli aspetti quantitativi e qualitativi delle produzioni vitivinicole.

Gli obiettivi della viticoltura moderna sono marcatamente improntati sulla qualità, sulla tutela dell'ambiente e sul contenimento dei costi colturali. Alla luce di queste nuove esperienze l'agricoltore deve razionalizzare al massimo gli interventi di fertilizzazione ed essere più attento all'impatto che la concimazione può arrecare all'agrosistema viticolo.

La concimazione della vite in molte aziende è intesa ancora come uno strumento per raggiungere elevate rese produttive; pertanto, vengono somministrati ogni anno lauti apporti di fertilizzanti senza alcuna valutazione relative all'analisi del suolo e delle reali esigenze degli impianti.

È auspicabile, quindi, da parte dei viticoltori un cambiamento di mentalità nei riguardi della concimazione minerale. Essa non deve considerarsi una "forzatura", ma una adeguata restituzione degli elementi nutritivi asportati dalla coltura, considerando ovviamente le dotazioni iniziali di fertilità del terreno. Operando secondo quest'ottica si riesce ad ottenere un equilibrio vegetoproduttivo con costi di fertilizzazione accettabili.

La razionalizzazione maggiore dovrebbe riguardare la concimazione azotata particolarmente responsabile della qualità delle uve e del vino nonché dell'impatto ambientale.

L'effetto negativo dell'azoto si evidenzia proprio in una eccessiva vigoria delle piante ed in un decadimento qualitativo, inteso come elevata presenza nel mosto di acidi (specialmente l'acido malico) e di composti azotati e povertà di zuccheri, antociani e tannini. Inoltre, l'aumento del tenore in azoto nella pianta, in seguito ad una concimazione azotata superiore agli effettivi fabbisogni, si traduce in una maggiore vulnerabilità alle avversità crittogamiche (soprattutto marciumi acidi e botrite) ed agli insetti (tignoletta della vite).

Un'altra considerazione, a proposito della nutrizione della vite, riguarda l'influenza di diversi fattori: clima, terreno, tecniche colturali, potatura e portinnesto.

Nel processo di razionalizzazione della concimazione della vite questi fattori vanno tenuti in debito conto; essi non solo giocano un ruolo importante nella nutrizione delle piante, ma incidono fortemente anche sulla qualità delle uve.

Concimazione all'impianto

Prima dell'impianto è fondamentale effettuare l'analisi del terreno per impostare razionalmente la concimazione di fondo. In genere, si somministrano gli elementi dotati di scarsa mobilità (fosforo, potassio, magnesio) e la sostanza organica.

L'apporto di sostanza organica solitamente si rende sempre necessario a causa della lavorazione del terreno. Ove non sia disponibile letame maturo, la scelta andrebbe indirizzata verso surrogati ad azione prettamente ammendante piuttosto che nutrizionale.

Il fosforo andrebbe somministrato solo nei terreni con dotazioni al di sotto di 30 p.p.m. (Passimilabile) tramite perfosfato minerale o triplo.Questo elemento è utile in quanto stimola l'attività radicale e riduce la crisi di trapianto (effetto "starter").

Il potassio va somministrato solo se si evidenzia una carenza di questa sostanza.

Il magnesio, infine, andrebbe integrato mediante solfato di magnesio qualora dalle analisi del terreno si rilevasse una bassa dotazione o vi fosse un rapporto K/Mg "scambiabili" non equilibrato (superiore a 1/2).

Concimazione d'allevamento

Le barbatelle, una volta impiantate, hanno bisogno di vegetare nel miglior modo possibile per giungere al più presto nella fase produttiva. Pertanto, nei primi due anni, il giovane impianto necessita esclusivamente di apporti azotati. In ogni modo le somministrazioni di azoto non devono essere eccessive ed i concimi vanno localizzati nella fascia di terreno lungo il filare. Orientativamente si consiglia di non superare le 40 u.f./ha/anno.

Concimazione di copertura

Per impostare razionalmente la concimazione di copertura della vite è consigliabile considerare congiuntamente le informazioni derivanti dalle analisi del terreno , dalle analisi fogliari e da un esame visivo dello stato vegeto-produttivo dell’impianto (lunghezza dei germogli, numero delle femminelle, dimensione dei grappoli, maturazione del legno, ecc.).

L’azoto è l’elemento che va somministrato con maggiore accortezza in quanto altamente responsabile della qualità delle produzioni viti-vinicole e dell’impatto ambientale. I fabbisogni azotati andrebbero soddisfatti, preferibilmente, integrando la concimazione organica con quella minerale. Si ricorda che il sovescio (o concimazione verde) di leguminose può fornire buoni apporti di azoto organico ed anche di altri elementi nutritivi.

La concimazione azotata minerale va eseguita in primavera e non oltre la fase di allegagione con apporto unico o frazionato, a seconda delle unità fertilizzanti da destinare al
vigneto e dei tipi di terreno.

Somministrazione azotate tardive (estive) hanno ripercussioni negative sulla qualità delle uve e favoriscono nel contempo lo sviluppo di marciumi acidi, muffa grigia e tignoletta.

Nel caso di terreni con buone dotazioni in fosforo e potassio è consigliabile orientarsi verso i tradizionali concimi semplici (es. nitrato ammonico, solfato ammonico, urea) ottenendo così anche un contenimento dei costi.

La concimazione fosfatica va eseguita generalmente in autunno o durante l’inverno, in occasione della lavorazione più profonda utilizzando il perfosfato minerale o triplo. È da tenere presente che il fosforo è un elemento che viene "consumato" dalla vite in basse quantità e quindi il suo apporto non si rende necessario ogni anno. Questo elemento, nei vigneti in buone condizioni vegeto-produttive, si può reintegrare ciclicamente (ogni 3-4 anni).

La concimazione potassica va effettuata solo quando vi è una effettiva carenza di tale sostanze.

Il magnesio deve essere somministrato ove vi sia una effettiva carenza che solitamente coincide con un l'eccessiva presenza di potassio, suo antagonista a livello dell’assorbimento radicale. Il sintomo principale della carenza di magnesio è il disseccamento del rachide. Per prevenire questa fisiopatia è consigliabile, sempre previo accertamento analitico, incorporare nel terreno periodicamente del solfato di magnesio. Nel caso in cui già si ha esperienza di sintomi da carenza, alle somministrazioni di magnesio al terreno vanno integrati 2-3 apporti per via fogliare in prossimità della fase di invaiatura.