Log in

Moscato di Alessandria

Il Moscato di Alessandria sembra essere stato introdotto in Francia verso la metà del XVII o l’inizio del XVIII secolo. C’è però qualcosa di certo, cioè che l’abate Rozier nel Dictionnaire d’agriculture (1793) ne dà una descrizione abbastanza completa e già allora era noto sotto più sinonimi.
La sua diffusione doveva quindi essere piuttosto vasta nella regione mediterranea. È sicuramente originario dell’Africa. Ne sono prova i due nomi con i quali è stato più anticamente conosciuto: Zibibbu (da Capo Zibibb) e Moscato di Alessandria.

Sinonimi

Inghilterra
White muscat of alexandria, tottenham park muscat, charlsworth tokay, acherfield’s early muscat, cabas a la reine, panse o passe muscat, muscat bowood, muscat escholata, tyninghame muscat, white romain.

Colonia del Capo
Haanepoot (colonia del capo).

Spagna
Moscatel romano, moscatel gordo blanco, moscatelon, muscatel flamenco (rojas clémente), moscatel gorron.

Francia
Passe longue musquée, panse musquée (h. marès), malaga (abate rozier), muscat d’espagne (h. marès), muscat romain, muscat de rome, muscat augibi, escholata superba, muscat de panse (garidel).

Italia
Moscatellone pure della sardegna (Sardegna).
Zibibbu, gerosolomitana bianca (Sicilia).

Zone di coltivazione

È ancora coltivato in ampi spazi nel Basso Egitto ed esistono documenti che attestano l’antichità della sua coltivazione. Anche la sua introduzione in Inghilterra risale a molto tempo fa e in effetti il Moscato di Alessandria è una delle più vecchie ed anche la migliore delle varietà di Moscato coltivate in quel Paese.

La sua considerevole espansione in molte località diverse è confermata dal grande numero di sinonimi con i quali è conosciuto. Nelle più importanti serre del Nord del Regno Unito è più comunemente denominato Charlesworth Tokay. Secondo A.F. Barron, il ceppo più grande e più antico di questa varietà fu piantato da Chapman ad Harewood House (Leeds), dove occupa una serra di 20 metri di lunghezza per sei metri di larghezza, producendo ogni anno 300 grappoli. Coltivato in campo, il Moscato di Alessandria si trova in Provenza con diversi sinonimi, nel Basso Egitto e in quasi tutti i Paesi dell’Europa meridionale. Tuttavia il luogo dove la sua coltivazione è senza dubbio più diffusa è il Capo di Buona Speranza. Qui, insieme alla sua varietà laciniata rosa, è esteso su migliaia di ettari (P. Mouillefert, Le Cap de Bonne-Esperance, 1892). Vi fu introdotto verso il 1650 e i più antichi impianti sono quelli di Booman, Misnard (Paarl) e Wet (Robertson).

Il Moscato di Alessandria si trova poi nelle serre del Belgio, del Nord e dell’Ovest della Francia, ma è nelle serre inglesi che la sua coltivazione è più importante. I Moscati Escholata e Bowood sono stati a lungo considerati come tipi differenti, ma la nostra diretta osservazione ha mostrato l’infondatezza di questa asserzione.

In Spagna è specialmente coltivato per l’esportazione ed è noto sui mercati di Parigi, Amburgo e New York con il nome di Malaga. Va comunque segnalato che tutte le uve di questa origine portano questa medesima denominazione, compresi il Moscatel Gorròn, l’Almerìa e l’Ohanex.

In Italia è una cultivar idonea alla coltivazione nella sola provincia di Trapani, è diffusa principalmente nell’isola di Pantelleria.

I principali vini di qualità prodotti con questo vitigno in Italia

DOC Pantelleria
DOC Erice

Resistenza alle malattie

Poco resistente alla peronospora e all’oidio, va soggetto alla colatura.

Esigenze colturali

Caratterizzato da un’alta fertilità delle gemme basali, è allevato tradizionalmente ad alberello “pantesco” con 3 branche portanti ciascuno 1-2 speroni, potati molto corti.

Attitudini di produzione ed enologiche

Nella colonia del Capo di Buona Speranza viene coltivato come uva da tavola ed è spedito principalmente a Kimberley e Johannesburg. I piroscafi che collegano il Capo con l’Europa ne fanno ampio consumo.
I più bei grappoli sono tuttavia venduti sotto forma di uva passa. A questo scopo, quando sono ben maturi, vengono tagliati, poi immersi in una lisciva di ceneri bollenti. Questi grappoli, messi poi sulla paglia, restano esposti all’aria finchè non appaiono sufficientemente disidratati.

Il Moscato di Alessandria, noto come Haanepoot, viene anche vinificato. Pierre Mouillefert scrive che “L’Haanepoot bianco dà dei vini secchi, tipo Xérès, che non mancano di finezza, con una produzione di 100-125 hl/ha. L’Haanepoot rosa dà degli ottimi vini dolci. Il cru più famoso è quello di Constantia, distretto creato nel 1699 da Van der Stel, uno dei primi governatori della colonia”.

Testo e immagine tratti da Ampelografia Universale Storica Illustrata: è vietata la copia anche parziale senza esplicita autorizzazione.

E. e R. Salomon (GM)

Ultima modifica ilGiovedì, 27 Settembre 2012 20:03
  • Germoglio: apice da molto aracnoideo a poco lanuginoso, di colore verde chiaro biancastro con qualche macchiolina bronzata ai margini.
  • Foglia: Ha foglie grandi e medio-grandi. Seno peziolare ad U. Lembo piatto, senza depressioni. La pagina superiore è di un bel verde scuro.
  • Grappolo: I grappoli sono grossi, poco alati, allungati, regolari, tronco-conici e cilindrici. Gli acini sono grandi, ellissoidali, di colore giallo-verdognolo, con pruina poco abbondante.
  • Acino: grande (5,50 g), forma da obovoide ad ellittico corto (D.L./D.T.= 1,20), con buccia mediamente pruinosa, di colore giallo verde dorato con sfumature ambrate soprattutto sulla parte esposta. Polpa a sapore moscato, vinaccioli presenti. La buccia è talvolta dorata. La polpa è croccante e con un fine sapore moscato.
  • Germogliamento: Media-Precoce
  • Fioritura: -
  • Invaiatura: -
  • Maturazione: Media-Precoce
  • Portamento: -
  • Vigoria: Media
  • Fertilità potenziale: -
  • Fertilità basale: -
  • Zuccheri: -
  • pH: -
  • Acidita: -
  • Antociani: -
  • Polifenoli: -
  • Buccia/Vinaccioli: -
  • Coordinates: 11.94764022118382,36.82404054343687,0
  • LatLng: 11.94764022118382,36.82404054343687,0
Altro in questa categoria: « Nero d'Avola Inzolia »