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Italia - Le DOCG

Aglianico

Sembra che il vitigno sia stato portato in Italia dai Greci. Inizialmente chiamato Hellenica poi Hellanica ed infine, nel XV secolo, durante la dominazione aragonese nel regno di Napoli, Aglianico. Le sue origini sono antichissime tanto da essere considerato il vitigno utilizzato per produrre  il vino Gauranum, tipo di Falerno, all’inizio dell’Impero Romano.

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Albana

Probabilmente di origine romana. Il suo nome deriva dall’ottima qualità del vino ottenuto da uve bianche (albane).  Meno attendibile l’ipotesi di derivare dai colli Albani vicino Roma.  L’area d’origine è la Romagna.

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Ancellotta

Di origine molto incerta è considerato un vitigno originario dalla provincia di Reggio Emilia. Il nome “Ancellotta” sembra che derivi dalla famiglia modenese dei Lancellotti che avrebbe coltivato questo vitigno dal XIV al XV secolo.

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Ansonica o Insolia

Il nome di questo vitigno sembra derivare da Ansoria, termine di origine francese (sorie), legato alla presenza normanna in Sicilia.
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Barbera

Vitis vinifera Montisferratensis, racemis oblongis congestis, acinis ovoidalibus nigris, succo denso purpureo, vino generoso duraturo. Vulgo, Uva Barbera.
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Bombino bianco

Questo vitigno comprende anche una varietà nera con quasi gli stessi nomi dell'altra; si chiamano: Cola tamburo nero (Ruoti, dove è poco coltivato). – Bombino nero, Buonvino nero (provincia di Campobasso). Vista la limitata diffusione della varietà nera, non ho fatto un confronto con la varietà bianca che invece è molto diffusa.

Scheda tratta da Pierre Viala, Victor Vermorel, Ampélographie (1901-1910).

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Bonarda piemontese

Questo vitigno, se dovesse chiamarsi Bonarda, potrebbe distinguersi col nome di Bonarda Novarese, ma pare gli sia più appropriato il nome di uva rara che gli vien dato nelle colline del Vogherese e di Stradella ove è eziandio molto coltivato.

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Catalanesca

E’ un vitigno a bacca bianca. Importato dalla Catalogna da Alfonso I° d’Aragona nel XV secolo, impiantato e coltivato soprattutto a Somma Vesuviana, Sant’Anastasia , Ottaviano e negli altri comuni vesuviani.

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Corvina

È il classico vitigno autoctono della Valpolicella e Bardolino. Non si conoscono le sue origini, che sono comunque antiche: le prime notizie sulla sua coltivazione in Valpolicella risalgono al 1824 ad opera del Pollini. Successivamente viene descritta dal Sormani Moretti (1904), dal Cosmo (1939) e dal Marzotto (1925). Varietà iscritta al Catalogo Nazionale delle Varietà di vite cod . n. 70.
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Erbaluce

Le prime notizie del vitigno Erbaluce risalgono al 1606. Esso è stato menzionato per la prima volta in un libro di Giovanni Battista Croce, gioielliere presso il Duca Carlo Emanuele I. Il primo nome è anche quello del vitigno e sembra venga da Albalux, datogli dai Romani quando videro crescere da queste parti le prime uve derivanti da piantine importate, pare da vigneti campani.

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Freisa

Si tratta di uno dei vitigni più importanti del Piemonte. Probabilmente anche uno dei più antichi che è stato per lungo tempo molto diffuso anche in altre zone del nord Italia. Vi sono diverse testimonianze che riconducono alla Freisa. Nel 1517 nelle Tariffe doganali di Pancalieri sono registrate le carrate di fresearum. Poco dopo nel 1692 in alcuni appunti scritti da Cotti si parla di Frisa piantata a Neive e alla fine del 700 il Conte Nuvolone ne parla sul "calendario Georgiano della Società Agraria di Torino" e considera questo vitigno tra le uve nere di prima qualità.

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Fumin

Il Fumin è un vitigno autoctono a bacca rossa della Valle d'Aosta.
Le prime notizie certe legate a questo vitgino risalgono al 1838. Fu Lorenzo Gatti a parlarne ampiamente nel su “Saggio sulle viti e sui vini della Valle d’Aosta".
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Garganega

La garganega è probabilmente originario dalla Grecia e trova l’epicentro della sua produzione nelle zone di Gambellara, in provincia di Vicenza e Soave in provincia di Verona entrambe aree di produzione della regione Veneto.
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Glera o Prosecco

Il Prosecco è un notissimo vitigno ad uva bianca, quasi il simbolo della moderna viticoltura veneta, forse già esistente in epoca romana e coltivato soprattutto nella nostra regione e nel Friuli-Venezia Giulia, più raramente in Lombardia. Benché associato indissolubilmente ai Colli Trevigiani, il Prosecco non vi è affatto originario e forse non vi arrivò prima del 1700 (Calò, Costacurta, 2004). Secondo Cosimo Villifranchi (1773), il vitigno provenne dal Triestino, forse prendendo il nome dal paese omonimo, ed era forse identificabile col Puxinum.
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Grillo

Di probabile origine pugliese, è stato importato in Sicilia dopo l’invasione filosserica. Molto diffuso nella provincia di Trapani fino a metà del 1900 (60%), oggi occupa solo il 3% della superficie vitata del trapanese.  Sembra che dal 1870 fosse già utilizzato per la produzione del vino Marsala.
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Inzolia

L’Inzolia è un vitigno a frutto bianco coltivato principalmente nella provincia di Palermo, ma presente anche in qualche località della provincia di Trapani, di Caltanissetta e di Agrigento.
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Lagarino bianco

Questo vitigno è presente in provincia di Trento da molto tempo, ma si registra una sua limitata diffusione. Le zone storiche dove si è maggiormente diffuso sono principalmente la val di Cembra e la Valsugana nei dintorni di Pergine. Negli areali di coltivazione viene chiamato anche con il sinonimo dialettale Chegarel.
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Merlot

Non vi sono notizie sull’origine del Merlot. Petit-Lafitte lo cita nel 1868 tra i vitigni bordolesi, considerandolo però tra quelli secondari. Pare che il Merlot esistesse nel Médoc prima dell’avvento dell’oidio, avvenuto intorno al 1850.
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Montepulciano

E' uno dei principali vitigni italiani, infatti è il quarto più coltivato in Italia, il Montepulciano è diffuso in Abruzzo (dove ricopre il 50% della superficie vitata), Marche, Molise e Puglia, ma anche in Umbria e  Lazio.


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Moscato di Alessandria

Il Moscato di Alessandria sembra essere stato introdotto in Francia verso la metà del XVII o l’inizio del XVIII secolo. C’è però qualcosa di certo, cioè che l’abate Rozier nel Dictionnaire d’agriculture (1793) ne dà una descrizione abbastanza completa e già allora era noto sotto più sinonimi.
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Muscat Rouge de Madère

Le origini di questo Moscato sono incerte, anche se è probabile che si tratti di una cultivar portoghese, considerando che secondo C. da Costa è diffuso soprattutto nel Duoro, nei dintorni di Lisbona e ad Azeitão.
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Nascetta

Chiamato localmente anche Anascetta o Nas-cetta (curiosamente pronunciata staccando la ”S” dalla “C” e con la “E” muta.)
La nascetta  è stata recentemente iscritta nel catalogo nazionale delle Varietà di Vite e raccomandata per la coltivazione in provincia di Cuneo, grazie agli studi condotti dal centro Miglioramento Genetico della Vite in collaborazione con altre istituzioni di ricerca Piemontese.
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Neretto

I vitigni denominati Neretto rappresentano in Piemonte forse uno dei casi più complessi di omonimia. Con il nome "Neretto", infatti, la letteratura del secolo scorso (o quella ancora più antica) indicava un ben nutrito gruppo di coltivazioni distinte per la loro provenienza che si affermarono nelle zone viticole piemontesi marginali, generalmente quella della fascia collinare prealpina.

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Nero d'Avola

Il Nero d'Avola, è un vitigno di uve rosse tra i più noti della produzione autoctona siciliana.
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Paolina

La comparsa della Paolina in provincia di Trento non è riportata chiaramente, sebbene si registri una sua diffusione da parecchio tempo soprattutto nella valle del Sarca e in Vallagarina.

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Pavana

Il nome di questo vitigno deriva da una storpiatura del termine “padovano”. Citata dall’Acerbi tra i vitigni coltivati nei “contorni di Trento” con il nome di Pavana analogamente agli ampelografi di area tedesca che ne ignorano il sinonimo Vicentina (Goethe, 1878), viene descritta per la prima volta da Molon (1906).
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Pavarella

Il nome deriva dall’aroma di Santoreggia (pianta aromatica che cresce spontanea nei campi usata per insaporire i cibi). Il sinonimo Angelica umbellifera dal profumo di pepe verde, conferma tale caratteristica speziata. Dal pepe verde può derivare l’etimo veneto “peverise-pevere”.
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Pelaverga o Cari

Da tempo immemorabile è presente nel Chierese e dopo un periodo in cui venne quasi dimenticato, tanto da non farlo inserire tra le varietà autorizzate o raccomandate per la coltivazione in provincia di Torino. Si tratta di un vitigno celebre il cui vino (il Pelaverga della Val Bronda) nel Rinascimento giungeva alla mensa papale,ed era molto apprezzato.
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Portoghese

Vitigno che forse ha origine portoghese. Conosciuto con il nome di Mureto, secondo Goethe (1878) esiste una tipologia cromatica blu-nera più diffusa ed una bianca più rara.
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Schiava

Il conte Odart pensa che questo vitigno sia originario della Sclavonia (oggi Slavonia) per via del suo nome “Sclavo”. Ma io tengo a precisare che in tutta l’Italia settentrionale si da il nome di Schiava a tutti i vitigni rustici, fertili, che danno uve ricche di mosto, da cui si ottengono vini correnti, poco colorati e leggeri.
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Tintilia

Fino a qualche decennio fa, sulla sua origine e caratterizzazione morfologica e genetica c'era solo incertezza e confusione: in un primo momento infatti, era stato considerato un equivalente generico dei vitigni BOVALE GRANDE e BOVALE SARDO, in base ad un accostamento fenotipico.  Alla luce invece di recenti studi effettuati sul DNA e in virtù delle fonti documentarie, si può oggi affermare che il Tintilia sia arrivato in Molise nella seconda metà del 700 sotto la dominazione spagnola dei Borboni. Deriva dunque il suo nome presumibilmente dall'etimo Tinto che in lingua iberica significa "rosso".

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Turca

La sinonimia più frequente di questo vitigno, sebbene errata,è quella di Turca come uva da tavola tardiva,coltivata nella provinci di Bari.
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Verdeca

Sull’origine della verdeca si sa poco o nulla. L’unica certezza riguarda la zona di coltivazione che si estende su diverse aree della Puglia da molto tempo. Si tratta del vitigno a bacca bianca più popolare dell’intera regione.
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Vermentino

L’origine di questo vitigno è tuttora sconosciuta, si pensa comunque sia originario dalla penisola iberica, dalla quale si sia successivamente diffuso dopo il 1300 sulle coste tirreniche settentrionali. Nel vermentino vengono identificati Favorita e Pigato, ma i pareri sono discordanti.
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