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Storia della viticoltura toscana

Storia della viticoltura della ToscanaLa viticoltura in Toscana era già conosciuta prima dell’arrivo degli Etruschi. Siamo nel VII secolo a.C.. Poco dopo questa regione, grazie all’influenza della civiltà Greca, trova già un’ autosufficienza economica ed avvia un fiorente commercio di esportazioni.

Tuttavia in questo periodo non spiccano nomi di grandi vini.
Dopo la decadenza dell’ Impero  abbiamo una fase di decadenza della viticoltura che  si riprenderà solamente grazie agli ordini monastici nell’ Alto Medioevo.  Nel  1100 la vite prende piede e raggiunge anche il centro di Firenze. Basti pensare che dove oggi troviamo la famosa chiesa Maria Novella va vi era la presenza di vigneti.
Anche la presenza delle grandi famiglie nobili, quali Antinori e Frescobaldi, è strettamente correlata alla produzione di vino in Toscana.
Nel 1400 si parla già di alcuni vitigni che ancora oggi rappresentano  nel miglior modo la viticoltura italiana: Montepulciano, i Trebbiani, le Malvasie, gli Aleatici, i Sangiovesi. Proprio in questi anni appare il primo riferimento al Chianti in una lettera inviata dal proprietario di Vignamaggio ad  un mercante senese.
Nel VI secolo si arriva a parlare, nelle liste dei vini di Paolo III Fernese, del Greco, della Vernacce di S. Giminiano, dei Moscatelli di Porto Ercole e di Montepulciano. Siamo nell’epoca in cui la viticoltura raggiunge dei livelli molto alti.
Nel 1700 abbiamo le prime denominazioni di origine che sanciscono la qualità e l’esistenza di alcuni vini quali: Chianti, Pomino, Carmignano e Valdarno di Sopra. Sempre in questo periodo viene pubblicato il primo trattato sull’enologia toscana.