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Le mille sfumature della Capitanata: dalla tavola ai cantori

Vino, fave e cantori. Un pranzo autoctono all’insegna dell’allegria e della tradizione. Iniziamo dal vino,  con una sommelier e imprenditrice agricola di Lucera (Fg), Marika Maggi, Donna del Vino, che insieme al carismatico marito, Sergio Lucio Grasso, porta avanti una piccola e conosciuta azienda agricola di 14 ettari: La Marchesa.



La produzione annovera grano, olio, mandorle e uve autoctone, da queste ultime vengono prodotte annualmente circa 60.000 bottiglie, che danno vita a 6 etichette; spicca su tutte quella del vino rosato da Nero di Troia in purezza: Il Melograno.

“Anche se la Daunia stenta a decollare si sta facendo un bel lavoro. Ci vuole del tempo, ma siamo fiduciosi. Noi siamo  partiti 10 anni, nel 2007”, racconta Marika, con fierezza e dolcezza davanti a una tavola splendidamente imbandita in cantina, dove si respira passione, umiltà e dedizione. Il marito con dialettica esuberante e coinvolgente spiega i fondamenti della loro filosofia produttiva, parla con passione del suo approccio simbiotico con la campagna, basato sul fatto esperienziale, a contatto diretto con la terra. “Annoto tutto quotidianamente sul mio quaderno di campagna, è il mio vademecum. Così ho sottomano ogni  dettaglio. È un modo esperienziale diretto per seguire la produzione sin dalla fase iniziale”

I vini autoctoni di Cantina La Marchesa sono 6. Li abbiamo fortunatamente assaggiati tutti ed ecco gli appunti di degustazione.

Quadrello Igt Daunia
Ottenuto da uve Bombino bianco in purezza. Grazie alla pressatura soffice e alla fermentazione alcolica in acciaio inox a temperatura controllata conserva integri i profumi varietali. Calice giallo paglierino splendente.  Profumi netti e intensi. Sfumature fruttate di pera e drupe croccanti, con note citrine e una cornice di fiori bianchi.  Fresco e sapido in bocca, con bella persistenza.



Melograno 2016 Igt Daunia Rosato
Rosato color cerasuolo brillante. Ottenuto da uve Nero di Troia in purezza vinificate in bianco con fermentazione in acciaio. Al naso esprime un allegro mosaico di frutti rossi, fragola, marasca, ciliegia, lampone, in coda note floreali. Al palato è ben strutturato, sapido e persistente. Grazie alla sua armonia offre svariate possibilità di abbinamento, dalla verdura alla carne, dai formaggi al pesce.



Il Nerone della Marchesa 2012  Igt Daunia Nero di Troia
Uva di Troia 100%. Vino prodotto in quantità limitata a seconda dell’annata. Sosta in barrique per 12 mesi e lungo affinamento in bottiglia. È un rosso rubino di carattere e consistente. Il bouquet è suadente, spiccano i frutti di bosco, la ciliegia, l’amarena  in confettura con tocchi speziati di vaniglia, pepe nero, cacao e caffè. Tannini gradevoli, sorso strutturato e persistente.



Cacc’e Mmitte di Lucera Doc 2013
Denominazione legata al recupero della tradizione. L’espressione dialettale “cacc’e mmitte”,  che significa “leva e metti”, si ricollega con l’antica usanza di mettere e togliere il mosto dai palmenti. Nella versione moderna di Cantina La Marchesa questo vino è ottenuto da un  uvaggio: Nero di Troia 60%, Montepulciano 30%, Bombino 10% .  Maturazione in tonneau per 6 mesi con successivo affinamento in  bottiglia per circa 8 mesi. Colore rosso rubino con riflessi purpurei. Sentori di frutti rossi, prugna, ciliegia e frutti minuti come  ribes, mora, lampone. Tocco balsamico accompagnato da note di macchia mediterranea. È fresco e austeramente tannico.



Il Capriccio della Marchesa 2015 Igt Daunia
La passione di Marika per l’arte è stata trasferita alla bottiglia; da cui la scelta di concepire per questa linea  un’etichetta dipinta con il vino. È un Fiano in purezza da uve leggermente surmature. Maturazione in barrique con  bâtonnage. Piacevolezza su tutti i fronti. Colore giallo paglierino con riflessi dorati. Al naso si sprigionano sentori dolci di albicocca, mimosa, ginestra, agrumi e miele. In bocca è di carattere. Sapido, intenso, fresco, citrino e persistente.



Vini autoctoni di questo tipo esaltano tutto il loro potenziale con abbinamenti autoctoni. Pensiamo ad esempio a un Presidio Slow Food: le Fave di Carpino.



I terreni calcarei e argillosi della zona, nel Parco nazionale del Gargano,  sono perfetti per la loro faticosa produzione. La semina delle fave avviene tra ottobre e novembre, non si concima  e non si tratta. Tutto viene fatto a mano. Tra giugno e luglio si falciano le piante e si legano in covoni, si lasciano seccare sul campo. Nel frattempo si predispone un’area circolare (arij) bagnando il terreno, ricoprendolo di paglia e pressandolo. Lo scopo è quello di creare uno strato duro e compatto su cui poter lavorare. Nel mese di luglio, quando i covoni  sono secchi, si sistemano sull’arij (dopo aver eliminato la paglia) e con tradizionali forche di legno, si separano le fave dalla paglia. Per eliminare anche le particelle più minute, si sollevano con pale di legno e si gettano in aria approfittando della brezza.

I produttori dediti alla coltivazione delle fave sono veramente pochi e si contano letteralmente sulle dita di una mano, infatti sono 5. L'Essenza del Gargano di Domenico Di Mauro produce le fave in modo tradizionale e ci racconta le qualità di questo prodotto. “La procedura per ottenere le fave è lunga, perciò siamo in pochi a produrre. Facciamo una cernita accurata prima dell’imbustamento.  Le fave sono  ricche di sostanze nutrienti e possono essere mangiate anche con le bucce. La cottura consigliata è quella tradizionale nel contenitore di terracotta”. Questo prodotto pregiato costa circa 7,00 euro al chilo.

A rallegrare questo quadro, e restando in zona, durante un ideale pranzo conviviale autoctono ben possiamo inserire i Cantori di Carpino, gli interpreti della musica popolare del Gargano che raccolgono l’eredità musicale del longevo e recentemente scomparso Antonio Piccininno. Il gruppo coltiva la tradizione artistica popolare e continua a diffondere questo patrimonio fuori dai confini nazionali. Musicisti del calibro di Eugenio Bennato e Teresa De Sio hanno reso più volte omaggio a questa forma d’arte. Oggi giovani talentuosi come Michele Russi sono depositari di una ricchezza destinata a non tramontare mai.
Ultima modifica ilMercoledì, 15 Marzo 2017 10:48

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