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Leone de Castris 350 anni di storia custoditi in un libro: "una famiglia dedicata alla vitivinicoltura"

"Questa è la biografia di un gentiluomo autentico che ho avuto il piacere di frequentare. La circumnavigazione intorno alla vita di Salvatore Leone de Castris, della sua famiglia, una delle Casate più antiche di questa terra, e dell’Azienda vitivinicola fondata nel XVII secolo, ha costituito il soddisfacimento di mille domande, di mille curiosità, che negli anni della nostra amicizia, non avevo mai avuto l’occasione (o l’ardire) di manifestargli".


È la sintesi descrittiva che propone Adolfo Maffei a proposito del suo libro: “Salvatore Leone de Castris. Il padre Piero e il figlio Piernicola, una famiglia dedicata alla vitivinicoltura”. Storia che si legge tutta di un fiato, capace di “fagocitare” i lettori più esigenti, perché racconta valori universalmente condivisi. È un libro che parla dell’attaccamento alle proprie radici, di sfide, di amore, di dolore, di coesione, di passaggio generazionale, di sacrifici e di successi. Il tutto, attraverso una sequenza agile di capitoli che condensa la storia della nobile famiglia Leone de Castris. Dopo la prefazione si passa ai capitoli: Dalla Spagna al Salento; La Rivoluzione di Pierino; Interni di un’antica famiglia salentina; Salvatore detto Totò; Piernicola, quarta generazione; Camera di Commercio: la terza famiglia; Il Five Roses e i suoi fratelli; Parla Alessandra; Testimonianze; Aforismi e Versione in lingua inglese.

Leone de Castris, il cui primo nucleo aziendale risale al 1665, è un cognome che allude a un intricato e blasonato albero genealogico di matrice ispanica in cui, nel 1925, si incrociano i Leone (Piero Leone Plantera, detto anche Pierino) con i de Castris (Marialuisa de Castris, detta Lisetta). A Piero, che diresse l’azienda dal 1925 al 1968, viene riconosciuta la capacità di essere stato uno dei primi veri imprenditori vitivinicoli pugliesi, quindi non solo un latifondista. Decise di condurre direttamente l'attività, seguendo i lavori delle sue campagne in tutte le sue fasi, controllando ogni segmento del ciclo produttivo. Per la mentalità feudale si trattò di una rivoluzione. Suo il grande merito di essere stato il primo in Puglia, nel 1925, ad unire alla trasformazione delle uve anche l'imbottigliamento. Ebbe la fortunata intuizione di creare il primo rosato italiano nel 1943, data di nascita dell’intramontabile Five Roses. Fu sempre affiancato da Donna Lisetta, che purtroppo lo lasciò prematuramente a causa di un brutto male.

Grazie al figlio Salvatore, che gli successe nella direzione dal 1969 al 1996, si ebbe una diffusione a livello internazionale, sia dei vini Leone de Castris che di quelli salentini in genere. Salvatore, detto Totò, avviò la meccanizzazione del processo produttivo, ideò un moderno laboratorio chimico aziendale, affiancato da una sala degustazione, vera novità in quel periodo. Totò fu presidente per molto tempo della Camera di Commercio di Lecce, diede impulso al settore viticolo e turistico, e fu anche l’unico presidente meridionale dell'Unione Italiana Vini. Nel 1954, con il padre Piero, creò il Rosso Salice, grazie al quale nacque la DOC Salice Salentino nel 1971. In omaggio a Lisetta fece costruire l'hotel-ristorante, attualmente ristrutturato, ampliato e di prossima riapertura chiamato Villa Donna Lisa, quando a livello nazionale, legata ad un’azienda vinicola, esisteva solo la struttura ricettiva dei Lungarotti. A Salvatore Leone de Castris fu conferita l’onorificenza di Cavaliere del Lavoro.
Nel 2008 fu inaugurato all’interno dell’azienda il Museo del Vino che racconta la storia della famiglia e meta di numerosi visitatori ogni anno.

Lo spirito di dedizione al lavoro e la voglia di innovare che caratterizzano la famiglia Leone de Castris vengono custoditi e tramandati da Piernicola. Figlio di Totò e nipote di Piero. Piernicola è dal 1997 il condottiero di un “impero” plurisecolare che trova ragione di essere nel legame con il territorio e nella produzione di vini di ottima qualità.

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